Dybala chiede spazio nella Juventus operaia

LONDRA – La Juve con Dybala è più bella, quella senza Dybala più impietosa: ora tocca ad Allegri trovare la sintesi in questa sorta di derby interno tra giochisti e risultatisti e fare in modo che il talento puro non diventi un paradossale ostacolo all’efficienza bruta. Il corso degli eventi racconta infatti che le più efficaci partite stagionali sono state giocate in assenza dell’argentino (derby, Chelsea, Roma, Lazio), che però ha sfavillato nei rari momenti di gioco spettacolare che la squadra ha offerto (i primi tempi contro Udinese, Sampdoria e Milan, il finale contro l’Inter o l’intera gara di ritorno contro lo Zenit in Champions), accendendoli con le sue giocate, le quali tuttavia solamente contro i russi hanno portato alla vittoria. Dybala è stato il migliore in campo contro Sassuolo e Verona, mentre però la squadra gli si scollava attorno. Ha invece visto da fuori le feroci prestazioni di attesa e ripartenza, di contenimento e ribaltamento con cui i compagni hanno ottenuto le vittorie finora più importanti.

L’impazienza della Joya e la prudenza di Allegri

Martedì contro il Chelsea, Dybala tornerà a disposizione di Allegri ma molto probabilmente ricomincerà dalla panchina, come già gli era successo dopo l’infortunio precedente: rientrò part time contro l’Inter, benché lui si ritenesse pronto per giocare dall’inizio (e anche per essere convocato per la trasferta di San Pietroburgo, cosa che non avvenne). Ora la scansione degli eventi è la medesima: detto che questa volta  il guaio muscolare (polpaccio) dell’argentino è di lieve entità, tant’è che gli esami strumentali non hanno rilevato alcuna lesione, Allegri continua ad andarci con i piedi di piombo mentre il giocatore morde il freno. La Joya avrebbe voluto esserci, almeno tra le riserve, già a Roma, ma è stato lasciato a casa. A Stamford Bridge si sentirebbe nelle condizioni di partire dall’inizio, ma ben difficilmente accadrà, anche perché soltanto oggi riprenderà a lavorare a pieno regime. Con l’argentino e i suoi muscoli fragili, allenatore e staff medico preferiscono procedere con estrema cautela, senza assumersi (né fargli correre) alcun rischio, tanto più in un momento in cui gli infortuni muscolari (De Sciglio, Bernardeschi, Chiellini, Ramsey e in ultimo Danilo) già stanno picchiando duro sulla squadra.

O Dybala o il contropiede: è questo il dilemma?

È chiaro che questa prudenza dipende anche dal fatto che la Juve senza Dybala ha una sua precisa funzionalità: magari è riduttivo sostenere che si stiano specializzando in difesa e contropiede, ma è un fatto che i bianconeri si trovino particolarmente a loro agio quando possono serrare le linee, non forzare i tempi di gioco e sguinzagliare attaccanti micidiali negli spazi come Chiesa, Morata, Kulusevski, Kean. Dybala il contropiede può lanciarlo (e certe volte lo ha lanciato benissimo) ma difficilmente condurlo e dunque ad Allegri spetta il compito, non semplicissimo, di conciliare le due nature, quella che potremmo definire “giochista” del numero 10 e quella che bada all’essenzialità degli altri. Possono avere aiutato le circostanze che sabato hanno indotto l’allenatore a trasformare il 4-4-2 (modulabile in 3-5-2) di partenza in 4-3-3 dopo l’infortunio di Danilo, ma il tridente dei contropiedisti ha funzionato, magari non in fase finalizzativa però quantomeno per gli allarmi che ha fatto suonare nella difesa laziale, consentendo così agli altri sette di dedicarsi per lo più alle operazioni di contenimento.

Allegri: “L’importante è che Dybala stia bene”

La domanda è: Dybala può compromettere il delicato equilibrio che Allegri sta ricercando? L’allenatore al momento elude la questione: «Quando tornerà a disposizione, vedremo. E poi abbiamo tante partite e c’è spazio per tutti. Paulo spesso gioca sul centro-destra, difficilmente si sposta da lì a sinistra. Può anche stare nei tre davanti, ma in quel caso ci vuole un mediano che gli dia un po’ più di copertura. Però è un giocatore che ha tecnica e forza nelle gambe, quindi non è assolutamente un problema. L’importante è che ritorni e che stia bene».

L’allenatore cerca la sintesi

È la sintesi, la soluzione. Quando c’è Dybala, la sensazione è che la squadra si affidi fin troppo a lui, come già faceva con Ronaldo, delegando ogni responsabilità al suo talento e finendo per abbassare le soglie di attenzione, concentrazione, cattiveria e feroce determinazione con cui i bianconeri hanno vinto sabato con la Lazio e all’andata con il Chelsea nella partita che, dal punto di vista dell’efficacia, ha rasentato la perfezione, visto che impedirono alla squadra campione d’Europa in carica, e prima in classifica in Premier League, di tirare in porta. L’attacco era in emergenza: giocarono Bernardeschi e Chiesa. Dybala non c’era. Ma è solo dimostrando l’utilità della sua presenza, e non della sua assenza, che la Juve può davvero fare un altro passo (o passettino, come dice Allegri) in avanti.

Fonte Repubblica.it

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