Dove sta ZaZa. I talenti indefiniti nel derby di Roma

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Quello di Roma è il derby ZaZa: Zaniolo/ Zaccagni. È una rivalità nuova, eppure antichissima. Si somigliano, ma si combattono, a tutti i livelli: finezze calcistiche e grossolane volgarità. Le opposte tifoserie li agitano come mascotte feroci, un ossimoro che rende l’idea di quanto vengano strumentalizzati e di come lascino che avvenga. E pensare che avrebbero molto in comune (a parte la storia con la stessa ragazza). Sono due talenti e hanno un futuro steso davanti come un tappeto rosso. Talora inciampano per problemi caratteriali, visibili anche sul campo. Li perseguita una indefinitezza del genere che disorienta allenatori e commentatori. “Sì, ma tu che animale sei?”. Un trequartista? Una seconda punta? Un’ala? Non basta avere confidenza con il pallone, le sue traiettorie, i compagni. Bisogna rientrare in uno schema e nessuno dei due è un 7 verticale o un 10 orizzontale. Inevitabile che enigmisti con tutte le risposte in testa come sono Mourinho e Sarri li abbiano guardati con iniziale sospetto, non avendo una casella in cui metterli. Poi si sono dovuti sforzare, questo va a merito dei ragazzi. In un mondo ideale potrebbero perfino giocare insieme, attaccanti in un 4-3-3 in cui non arano le fasce, ma restringono a fisarmonica il terreno di gioco convergendo e scambiandosi. “E quindi? Doppio trequartista? 4-3-2-1?”. Ma lasciarli giocare, no? Fantascienza. Avrebbe potuto provarci Mancini in nazionale, ma ha giustamente preferito dare un segnale di moralità: farsi attirare in certe bassezze non è da rappresentanti del Paese.

Zaniolo e Zaccagni: a dividerli, imperando, è Roma

Li separa Roma, che vive di contrapposizioni tra simili dal tempo della fondazione. Dividendo impera. I laziali hanno cercato per decenni un anti-Totti e l’hanno finalmente trovato: Ilary. Era davvero della Lazio? Che importa? Ciclicamente si riapre il dibattito: per chi tifava Sergio Leone? Se alla fine si scoprisse che era proprio laziale i romanisti la chiuderebbero dicendo che “noi abbiamo Morricone che gliele suonava”. L’ultima disputa è sulla Conference League, che valeva oro per chi l’ha vinta e niente per chi stava alla tv. Ovvio che adesso la rivaluti. Gli altri: “La coppa di Zaccagni è di Zaniolo”. Non c’è via d’uscita. A volte vien da pensare che il sol modo di risollevare Roma dallo sprofondo sia una scissione: creare due città gemelle (tipo Pesaro-Urbino) che gareggino nell’eliminazione dei rifiuti, nel rifacimento delle strade, nel recupero della dignità. Poi viene il sospetto che si farebbero una guerra (in)civile. Sarebbe bello se ZaZa prima della partita si stringessero la mano. Sarebbe.

Fonte Repubblica.it

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