Dodici titolari e due moduli, Allegri ha trovato la sua Juve

MALMÖ – A Udine, prima di campionato, Ronaldo ancora c’era ma anche no. E in ogni caso quella è stata una Juve irripetibile. Con l’Empoli, alla seconda, Cristiano tolse le tende praticamente alla vigilia, Morata aveva la salute singhiozzante e Locatelli era appena arrivato: quella era una Juve provvisoria. A Napoli, alla terza, non c’era neanche un sudamericano, oltre a Chiesa: è stata una Juve raffazzonata. A Malmö, invece, Allegri ha finalmente cominciato a presentare la Juve che aveva in mente da luglio, senza ghirigori e senza esperimenti, riprendendo il filo del lavoro impostato nella prima settimane di ritiro. Si può dire che in Svezia siano state messe le basi di un’ipotetica squadra titolare, perché gli undici migliori erano tutti lì con l’eccezione di Chiesa, che quando guarirà (dovrebbe capitare già domenica contro il Milan) un posto il squadra lo avrà sempre.

La Juve tipo

E allora si riparte da quel modulo a metà tra il 4-4-2 e il 3-5-2 su cui Pirlo ha lavorato per un anno intero ma che era stato Allegri a introdurre qualche anno prima, usando Barzagli come coltellino svizzero, cioè un po’ terzino destro e un po’ “braccetto” nel tridente difensivo, praticamente la funzione che adesso ha Danilo (e che potrebbe avere Alex Sandro, se come terzino destro venisse schierato Cuadrado). La conformazione tattica è essenziale: quando la Juve attacca, Cuadrado e Alex Sandro si alzano e si allargano, Rabiot da esterno sinistro diventa mezzala e Locatelli retrocede a vertice basso del centrocampo, un passo dietro a Bentancur e al francese, mentre dietro Bonucci fa il libero con Danilo e De Ligt (non a caso schierato questa volta alla sinistra dell’azzurro) ai lati. Quando invece si difende, la Juve si dispone con un 4-4-2 classico: Danilo fa il terzino destro puro, Bonucci si allinea a De Ligt, Cuadrado e Rabiot diventano esterni di un centrocampo imperniato su mediani che giocano alle stessa altezza.

Bernardeschi e Chiellini le prime alternative

Questa è una delle due Juve che aveva ipotizzato Allegri a inizio stagione, in alternativa al 4-3-3 di cui diremo dopo. I titolari sono quasi scontati, anche se Bernardeschi può insidiare il posto di Rabiot (del quale Allegri dice le stesse cose già dette da Sarri e Pirlo: “Nemmeno lui sa quanto grandi siano le sue potenzialità”). E naturalmente c’è Chiellini, pronto a giocare le partite che contano: col Milan dovrebbe toccare a lui.

La variante 4-3-3 con Chiesa

L’altra Juve è invece orientata sul 4-3-3, perché Allegri vede Chiesa come attaccante quasi puro e gli piace pensarlo in un tridente senza fissa dimora con Dybala e Morata, nel quale i tre si scambiano sovente le posizioni. Consegnando maggiore libertà di movimento alle punte, il resto della squadra deve essere più bloccato, per cui diventa difficile ricorrere ai moduli scomponibili e la difesa resterà sempre a 4 in entrambe le fasi di gioco, così come il centrocampo a tre. Per una soluzione più offensiva, il terzino destro può farlo Cuadrado. In una più cauta, tocca a Danilo. Allegri sceglierà di volta in volta. “Molto dipende dagli avversari, e comunque dobbiamo ancora imparare a conoscerci, come io ho bisogno di tempo per conoscere meglio le caratteristiche dei giocatori. Qui in Svezia, Bentancur, Locatelli e Rabiot era la prima volta che giocavano insieme, non è che possa succedere tutto subito”. Ma quello che conta è che finalmente si sono capiti i concetti di gioco su cui la Juve intende insistere, al di là di certe rifiniture tattiche: l’idea è di palleggiare rapidamente a centrocampo prima di cercare la verticalizzazione improvvisa su tre assi, vale a dire o sugli esterni, o su Morata che parte in profondità o su Dybala che si abbassa per ricevere la palla. Quando ci sarà Chiesa, quale che sia il modulo, il concetto verrà ulteriormente ribadito.

L’abbondanza a destra

Sarà fondamentale il lavoro che Allegri farà su Chiesa. Lo considera integrabile nel 4-4-2 modulabile? Può essere l’alter ego di Cuadrado a destra, mentre è più difficile che lo sia di Rabiot (o di Bernardeschi) a sinistra perché non ha le caratteristiche per trasformarsi in mezzala. Più facile che faccia l’attaccante, con uno tra Dybala e Morata. La cosa curiosa è che due dei giocatori di maggior rendimento della squadra, Cuadrado e Chiesa, rischiano di andare in competizione per un posto. E se la concorrenza la si risolvesse arretrando Cuadrado, a farne le spese sarebbe l’affidabilissimo Danilo, uno cui Allegri preferisce non rinunciare, visto che è il giocatore con l’intelligenza calcistica più sottile tra quelli che ha a disposizione. Ma per Max l’abbondanza non è mai stata un problema. Anzi, scegliere è la cosa del suo lavoro che più si diverte a fare. E la Juve migliore, con dodici titolari e due moduli tra i quali alternarsi, l’ha praticamente scelta.

Fonte Repubblica.it

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