Difesa da registrare, poca fantasia, attacco spuntato: Juve, ecco cosa non funziona

A illudere una parte dei tifosi della Juventus c’è il ricordo della straordinaria rimonta di sei anni fa, quando i bianconeri toccarono il punto più basso della loro stagione, chiusa poi con lo scudetto, proprio contro il Sassuolo. Ricordi che lasciano il tempo che trovano visto che la Juve vista in questo primo scorcio di stagione è una lontanissima parente di quella passata, almeno quanto lo sono le antagoniste rispetto alle squadre incerte di sei anni fa. Settimo posto a -13 dalla vetta, decimo attacco della Serie A con 14 gol segnati, -5 dalla Juve di Pirlo dello scorso anno, -11 da quella di Sarri.

La difesa da registrare

La striscia di quattro vittorie consecutive per 1-0 con la porta inviolata aveva illuso Allegri e i tifosi: contro il Sassuolo, in occasione dei due gol subiti, la fase difensiva dei bianconeri è stata disastrosa. Il gol di Frattesi è stato un cocktail di responsabilità, partite dai centrocampisti, Locatelli su tutti, e proseguite con De Ligt e Alex Sandro. Il laterale brasiliano, entrato in campo al posto di De Sciglio (gli esami di oggi hanno evidenziato una lesione di basso grado per il terzino, ndr), è sprofondato in un vortice da cui fa fatica a rialzarsi: sconclusionato in attacco, pasticcione in difesa. “Un calciatore non diventa scarso all’improvviso” ha sempre specificato Allegri: recuperare Alex Sandro sarà prioritario, specialmente con De Sciglio indisponibile e la mancanza di alternative credibili sulla sinistra. Problemi anche in uscita per i bianconeri: Bonucci non ha più la continuità di rendimento a cui aveva abituato, Chiellini paga l’incedere del tempo (“il mio addio al calcio si sta avvicinando sempre di più” ha spiegato oggi il capitano) e De Ligt non riesce a mettere in mostra tutte le sue doti in una difesa troppo bassa per le sue caratteristiche. Desolante invece la situazione di Rugani, sceso in campo negli ultimi 3′ della sfida di Malmö prima di finire nel dimenticatoio, con Allegri che in caso di difesa a tre preferisce puntare su Danilo che sull’ex Empoli.

Senza filtro e senza fantasia

Mettere sul banco degli imputati i centrocampisti della Juventus è ormai una costante. Anche contro il Sassuolo la mediana di Allegri ha deluso collettivamente e individualmente. Rabiot è stato sostituito per disperazione dall’allenatore, dopo un primo tempo in cui è sembrato un ectoplasma, mentre McKennie ha dimostrato di avere una capacità di inserimento degna di un giocatore di football americano: purtroppo per il centrocampista anche i piedi spesso ricordano un “tight end” più che un calciatore. Nel naufragio è stato coinvolto anche Locatelli, che conta i giorni che lo separano dal varo della coppia con Arthur e oggi si deve accontentare di McKennie e Rabiot quando Bentancur è a riposo. Il risultato è la mancanza di filtro che pagano pesantemente anche i difensori, ma soprattutto l’incapacità di cambiare la partita con le giocate dei centrocampisti: il gol di McKennie è arrivato di testa grazie a una pennellata di Dybala e una mezza dormita di Ferrari, sovrastato dall’americano nonostante i centimetri di vantaggio.

Attacco spuntato

Le prestazioni della difesa nelle partite precedenti hanno in parte mascherato la scarsa prolificità dell’attacco bianconero. Il filone speculativo inaugurato contro il Chelsea, quando tutti guardarono al tridente senza punti di riferimento varato da Allegri, vista anche l’assenza di Morata e Dybala, facendo passare in secondo piano la difesa a cinque, non può essere un atteggiamento vincente alla lunga. Essere “una squadra da 1-0”, come detto con orgoglio da Szczesny, si scontra con l’atteggiamento delle avversarie che rispetto al passato, quando i bianconeri cannibalizzavano le partite, temono meno la Juventus. Non solo, visto che è crollata anche la qualità, pur restando quella bianconera una delle rose più ricca di talento della Serie A. In attacco Morata ha confermato ancora una volta di essere l’attaccante ideale senza concorrenza interna: l’ascesa di Kaio Jorge e le voci su Vlahovic, oltre a qualche problema fisico, hanno bloccato lo spagnolo. Con il Sassuolo si è messo in evidenza per le volte in cui è finito in fuorigioco: il solo Dybala non è bastato per superare la difesa neroverde, vista anche la prova incolore di Chiesa.

Fonte Repubblica.it

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