Dazn, la Commissione parlamentare: “Dovrà certificare i propri ascolti”

ROMA – Dazn dovrà attrezzarsi perché “le rilevazioni degli indici di ascolto si conformino a criteri di trasparenza, verificabilità e certificazione”. In sintesi: i dati di ascolto così come sono stati comunicati, non vanno bene. Al voto andrà solo mercoledì, ma da ieri ha preso forma la Risoluzione della Commissione Trasporti e Telecomunicazioni, presieduta da Raffaella Paita. Un testo che impegna il governo ad adottare iniziative, anche normative, per risolvere (anche) questa situazione, già all’attenzione dell’Agcom

“Dazn si conformi alla certificazione degli ascolti”

La questione è fondamentale: dalle rilevazioni degli ascolti del campionato, dipende sia la raccolta pubblicitaria, ma non solo: anche una quota pari all’8% della cifra da ridistribuire tra le società della Serie A come quota di diritti televisivi. Si tratta di oltre 90 milioni, abbastanza quindi. E dalle rilevazioni comunicate da Dazn, emerge un fatto: una certa disparità rispetto ai dati registrati da Auditel, ossia il certificatori degli ascolti televisivi.Dazn ha affidato l’elaborazione dei dati rilevati alla società Nielsen, ma la legge Melandri prescrive di ridistrubire quella cifra tra i club sulla base di numeri certificati da Auditel. “A garanzia del mercato, le rilevazioni degli indici di ascolto effettuate da Dazn e da tutti gli altri operatori analoghi si conformino a criteri di trasparenza, verificabilità e certificazione, anche tenendo conto di quanto previsto nell’atto di indirizzo dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni”, si legge nel testo della Commissione (che prima del voto potrebbe subire lievi modifiche). Sarà il Governo stesso a intervenire. La commissione chiede anche più poteri sanzionatori per l’autorità garante in materia, l’Agcom, per “evitare che l’eventuale sovraccarico delle reti possa bloccare o rallentare il traffico dei dati”. E non esclude di poter audire anche dei rappresentanti della stessa Dazn o magari di Nielsen, a breve termine. 

La “guerra” dei diritti d’archivio

Sullo sfondo della battaglia sugli ascolti, se ne combatte un’altra. Decisamente più centrale all’interno della Lega Serie A. E’ la battaglia sui diritti d’archivio dei club di Serie A. Ossia i diritti per la trasmissione delle immagini delle singole società dopo l’ottavo giorno, che vengono commercializzati individualmente da ogni club. Da inizio stagione, sia il Genoa che la Samp stanno negando i propri tesserati alle interviste pre e post partita con Dazn. “Una decisione societaria – ha spiegato il Genoa – ma ribadiamo come nelle gare precedenti che non si tratta di un silenzio stampa”. Una scelta non casuale e più forte del pressing della Lega di Serie A, che ha cercato di far rientrare la protesta. Soltanto 4 squadre in tutta la Serie A non hanno ricevuto offerte (o non ne hanno ricevute di adeguate) da parte di Dazn per i loro diritti d’archivio.  Si tratta delle due genovesi, Roma e Sassuolo.

Niente offerte a chi votò contro

Ma Sassuolo, Genoa e Samp sono anche le uniche tre squadre dell’attuale Serie A che non votarono a favore di Dazn nell’assegnazione dello scorso marzo dei diritti tv. Mentre la Roma, che si piegò solo in extremis e su indicazione della proprietà, aveva a lungo guidato il fronte dei contrari all’assegnazione alla tv del miliardario Len Blavatnik. Al contrario, chi aveva sostenuto l’offerta di Dazn ha da tempo ottenuto cifre in linea o superiori a quelle dell’ultimo triennio per la propria “library”. E in un anno fortemente segnato dal calo dei ricavi, anche un paio di milioni di differenza si fanno sentire. 

Fonte Repubblica.it

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