Dal rinnovo automatico al palco al Camp Nou e al volo privato per l’Argentina: le richieste incredibili di Messi per rimanere al Barcellona

Dal rinnovo automatico al palco al Camp Nou e al volo privato per l'Argentina: le richieste incredibili di Messi per rimanere al Barcellona

Dal rinnovo automatico al palco al Camp Nou e al volo privato per l'Argentina: le richieste incredibili di Messi per rimanere al Barcellona

BARCELLONA. Degli undici comandamenti di Lionel Messi, Josep Maria Bartomeu non ne voleva sapere soltanto di uno: ridurre la clausola di rescissione da 700 milioni a diecimila euro. Mentre il Barcellona si dissanguava, il peggior presidente della storia blaugrana si preoccupava soltanto della propria immagine. Ribobiniamo. Il quotidiano spagnolo El Mundo è entrato in possesso di un intero fascicolo di messaggi di posta elettronica acquisiti dalle autorità giudiziarie nell’ambito dell’affaire Barçagate – la presunta campagna di diffamazione orchestrata dalla cupola blaugrana contro alcuni dei propri calciatori con l’obiettivo di difendere l’onorabilità del presidente Bartomeu – e, ieri mattina, ha pubblicato la prima puntata della nuova telenovela made in Spain. E se nei prossimi giorni i protagonisti saranno Gerard Piqué e Neymar junior, l’apripista non poteva che essere il miglior calciatore del XXI secolo: “Le incredibili pretese di Messi”. Al centro del primo leak pubblicato dal giornale madrileno c’è tutto quello che è successo nei mesi precedenti al famoso burofax attraverso il quale la Pulga comunicava al Barça che sarebbe andato via. Come noto, la testardaggine di Bartomeu ebbe la meglio sulle ragioni del fuoriclasse argentino, ma questa è un’altra storia.

Sinora, l’unica versione a disposizione dell’opinione pubblica, sulle ragioni che portarono Messi a una decisione così drastica, era quella dello stesso crack rosarino: “Ho solo chiesto che mi assicurassero un progetto sportivo vincente”. A quanto pare, però, non è esattamente così. Dalle email pubblicate da El Mundo è evidente, infatti, che le pretese dell’attuale calciatore del Paris Saint-Germain andassero ben oltre una rassicurazione tecnico-tattica. A rompere il ghiaccio, dopo mesi di gelo, fu Bartomeu che il 4 maggio 2020, in piena pandemia, propose a Jorge Messi di “accordare un rinnovo annuale con una nota a margine nella quale verrà specificato come il contratto si rinnoverà automaticamente nelle stagioni successive a meno che Leo non decida in maniera diversa prima del 30 aprile”. Una proposta che l’allora presidente blaugrana definì “perfetta per tutti”. Dopo aver preso in considerazione l’offerta, la risposta ufficiale fu affidata a Alfonso Nebot, capo del family office della famiglia Messi esortato dal padre-agente del calciatore a non fare prigionieri: “Che possano sentire il peso della spada sulla loro testa”. Una frase che avrebbe tranquillamente potuto pronunciare Tywin Lannister e che spinse Nebot a formulare un vero decalogo di richieste, più una bonus track che nulla aveva a che vedere con Leo, ossia che il Barça si compromettesse a “pagare i propri debiti con Rodrigo Messi”, ex agente di Ansu Fati ed evidentemente il peggior negoziatore della famiglia Lannister.

E così, nel bel mezzo della crisi economica provocata dal Covid, per rimanere sul trono di spade blaugrana, Messi esigeva: 1) un contratto fino al 2023 con la possibilità per il calciatore di rinnovarlo in maniera unilaterale; 2) uno stipendio fisso. La riduzione del 20% relativa alla stagione ’20-’21 sarebbe stata recuperata nella campagna ’21-’22 (10%) e in quella ’22-’23 (10%) con un 3% di interessi; 3) il pagamento dei bonus arretrati e con gli interessi; 4) un palco al Camp Nou per la famiglia Messi e per quella di Luis Suárez; 5) un volo privato per tornare in Argentina a Natale; 6) il pagamento delle quantità posticipate, più interessi, in caso di rescissione del contratto; 7) un bonus di 10 milioni alla firma del nuovo contratto; 8) un aumento dello stipendio in caso di eventuale aumento delle tasse; 9) la riduzione della clausola di rescissione da 700 milioni a diecimila euro; 10) il rinnovo del contratto di Pepe Costa (il factotum di Leo).

Come dicevamo, Bartomeu sarebbe stato d’accordo ad accettare tutti i punti tranne quello specificato al numero nove. Per sua stessa ammissione, infatti, la sua più grande ossessione era quella di non passare alla storia come “il presidente che ha venduto Messi” e, sotto questo aspetto, accettare una riduzione del genere della clausola di rescissione avrebbe fatto chiaramente da capire quali fossero i rapporti di forza tra le due parti. Prima di divertirsi a giudicare Messi è comunque bene ricordare che le mail in questione sono private e non denunciano una condotta illegale. Allo stesso modo, la scorsa estate, Kylian Mbappé ha intascato 150 milioni di bonus fedeltà dal Psg e Erling Haaland 30 per scegliere il City e nessuno di loro ha vinto sette Palloni d’Oro. Quello che è certo è che dal “no” di Bartomeu all’invio del famoso burofax passarono solo due mesi e che nessuno avrebbe potuto immaginare un epilogo sorprendente come quello andato in scena dodici mesi più tardi. E già, perché, dopo essere stato obbligato a rimanere al Camp Nou da un presidente “nemico”, a indicare la porta d’uscita a un Messi in lacrime fu l’amico Joan Laporta. Questione di karma? Può darsi.

Fonte Repubblica.it

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