Da Le Coq Sportif a Puma, fino ad Adidas: la storia delle maglie della Nazionale

Da Le Coq Sportif a Puma, fino ad Adidas: la storia delle maglie della Nazionale

Quarantacinque anni dopo l’ultima volta, Adidas torna a confezionare la maglia azzurra. La Nazionale, da gennaio 2023, vestirà il logo con le tre strisce per 35 milioni di euro l’anno per quattro anni. Lo stesso sponsor tecnico di Argentina, Belgio, Germania e Spagna. Che in Serie A oggi cuce divise per Juventus e Cagliari dopo venticinque anni di Milan. Per il presidente della Figc, Gabriele Gravina, si tratta di “una tappa fondamentale nel percorso di crescita commerciale e rafforza lo sviluppo del brand, sia in Italia che all’estero”.

Quello della multinazionale con sede in Baviera è un ritorno: nel 1974 fu il primo marchio a trovare un accordo con l’Italia e accompagnò gli azzurri nel Mondiale di quell’anno e in Argentina nel ’78. All’epoca, le tre rette caratteristiche del logo non comparvero in realtà sulle maglie ma solo sulle tute da riposo del 1978. Di ritorno dal Sudamerica, la fine della storia. Quasi mezzo secolo dopo, il nuovo accordo con vista Euro2024. Se la squadra di Mancini andrà in Qatar a dicembre, infatti, sarà l’ultima vetrina azzurra di Puma. Lo sponsor tecnico che per più tempo degli altri, diciannove anni, è stato stampato sul petto dei calciatori italiani.

Puma è stato anche qualcosa di più: sotto la presidenza di Carlo Tavecchio contribuì a portare Antonio Conte in Nazionale pagando tre dei 4,5 milioni netti dello stipendio preteso dall’allenatore campione d’Italia con la Juventus. Permettendo alla Figc di non sforare il milione e mezzo percepito dal predecessore Cesare Prandelli. L’unico ct riuscito a far brillare Mario Balotelli in azzurro, uomo-immagine del marchio, all’Europeo del 2010 perso in finale contro la Spagna. Puma che ha navigato tra i trionfi di Berlino 2006 e di Wembley 2020 e le disfatte mondiali del 2010 e 2014. Privata dell’onore di disegnare una nuova divisa per la mancata qualificazione al Mondiale del 2018 in Russia.

Tra il primo regno Adidas e Puma si sono alternate meteore e maglie entrate a far parte dell’immaginario collettivo. In mezzo alle apparizioni di Baila e NR, i cinque anni di Le Coq Sportif: un arco di tempo sufficiente alla casa di moda francese per restare per sempre nella storia azzurra grazie al Mondiale vinto nell’82. I dieci anni di Diadora resteranno legati invece alle Notti Magiche di Italia ’90 e al rigore calciato alto da Baggio a Pasadena quattro anni dopo. Nel 1995 l’Italia si accorda con Nike, con cui vive la delusione di Francia ’98. Sconfitta per mano dei francesi che due anni dopo, all’Europeo, subisce anche l’Italia vestita da Kappa. Azienda italiana che vivrà da protagonista anche lo sciagurato Mondiale del 2002 in Corea del Sud e Giappone, con il pasticcio dell’arbitro Moreno. Un anno dopo, l’accordo fra Figc e Puma.

Fonte Repubblica.it

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