Da Gytkjaer a Doig, il vento del Nord sulla serie A

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La serie A si è fatta le meches bionde, nei ritiri compaiono le prime aringhe e tra poco sentiremo qualche calciatore spiegarci che il segreto di tutto è “Hygge” (si pronuncia “Hugga”), una filosofia di vita che poggia le sue basi sul calore della condivisione e sull’intimità che stabiliamo col mondo. Ma che sta succedendo? I nostri club, in coro: ce lo chiede l’Europa. Del Nord, quella che sulla cartina geografica sta lassù, spettinata dai bordi, alla periferia del calcio che conta. E’ da lì – Danimarca, Norvegia, Scozia, Svezia – che arrivano i nuovi nostri del campionato.

Da Gytkjaer a Doig

Il danese Christian Gytkjaer, vecchia volpe di 32 anni, centravanti del Monza, protagonista della promozione, autore del gol che due settimane fa ha regalato la prima storica vittoria ai brianzoli in Serie A contro la Juventus. Muscoli da gladiatore, sorrisi placidi di chi appende le palline di Natale scaldando l’anima al bagliore delle candele. Avanti: il norvegese Kristian Thorstvedt, 22 anni, centrocampista del Sassuolo, figlio d’arte, suo padre Erik – ex Tottenham tra gli anni 80 e 90 – è considerato il miglior portiere norvegese di sempre: domenica pomeriggio ha segnato il gol più bello nella sfida contro la Salernitana, una sventola di sinistro in corsa. Josh Doig, 20 anni, scozzese di Edimburgo, terzino vecchio stampo, corsa e cross come da catalogo, ieri sera ha timbrato un gol che scansati: di sinistro, al volo, percentuale di difficoltà altissima.

Josh Doig esulta dopo il gol all'Udinese
Josh Doig esulta dopo il gol all’Udinese (ansa)

Le scommesse

C’è del calcio in Danimarca perché – se Simon Kjaer e Joakim Maehle – sono ormai punti fermi di Milan e Atalanta, il nome nuovo quello di Rasmus Højlund, 19 anni, biondo come da catalogo, vero 9 come se ne fabbricavano quando la costruzione dal basso riguardava solo i cantieri edili, un simil-Haaland che l’Atalanta ha pescato dallo Sturm Graz. Il suo gemello diverso – di nazionalità norvegese – è Erik Botheim, attaccante (22 anni) della Salernitana: lui di Haaland è proprio amico. Insieme hanno girato un video-rap (meglio quando giocano, suvvia). A Bologna molte speranze sono riposte su Lewis Ferguson, 23 anni, mediano centrale cresciuto nei Glasgow Rangers. A proposito, mai così tanti scozzesi in A come quest’anno: con Ferguson e Doig, ci sono anche Jack Hendry (difensore della Cremonese) e Liam Henderson (centrocampista dell’Empoli).

Liam Henderson (Empoli)
Liam Henderson (Empoli) (ansa)

La storia si ripete

La domanda è: perché soffia forte il vento del Nord sul nostro campionato? La prima risposta ci riporta alla crisi dei nostri club, all’impossibilità di gareggiare con la Premier o la Bundesliga per gli acquisti da copertina, alla necessità di provare a sondare mercati alternativi, dove davvero può capitare di pescare una gemma. In verità il vento (anche quello del Nord) fa il suo giro e la Storia si ripete. Negli anni 50 l’Italia fu – letteralmente – invasa da una gioventù che arrivava dalla Svezia e dalla Danimarca. Con la Seconda Guerra Mondiale finita si riaprirono le frontiere. E i nostri dirigenti andarono a far la spesa da quelle parti, perché lì la guerra aveva risparmiato un’intera generazione.

Il Gre-No-Li del Milan

A differenza dei loro coetanei, i ragazzi del Nord avevano avuto modo di giocare/crescere/migliorarsi con più continuità. Il celebre Grè-No-Li del Milan – composto dagli svedesi Gren, Nordahl e Liedholm – prese forma nel 1949, l’anno dopo all’Inter ecco Lennart “Nacka” Skoglund, l’artista che – come ha raccontato Gianni Mura – era capace di infilare con un colpo di tacco una monetina nel taschino della giacca. John Hansen e Karl Aage Praest fecero la fortuna della Juventus (2 scudetti insieme all’alba degli Anni 50) e anche la provincia si adeguò: a Bergamo qualche anziano ricorda ancora i gol di Jorgen Sørensen. E poi ci sono le leggende. Come Arne Selmosson, biondo e di gentile aspetto, sbarcato nel 1954 a Udine e poi capace di vestire le maglie di Lazio e Roma, con marcature bipartisan nel derby. Il suo soprannome – “Raggio di Luna” – ispirò la premiata ditta Garinei & Giovannini per il musical “La padrona di Raggio di Luna”, la storia di un calciatore lasciato in eredità dal marito alla vedova. Storia vera, certo, ma Selmosson non c’entra nulla: a lasciare un calciatore in eredità alla moglie (l’attrice Olga Villi) fu lo stravagante ma geniale (inventò il calciomercato) principe Raimondo Lanza di Trabia, presidente del Palermo. Il pacco dono in questione era l’argentino Enrique Martegani e no, a lui le aringhe affumicate non piacevano e la “Hygge” non sapeva cosa fosse.

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