Cuper, che errore: fa un cambio di troppo e la RD Congo rischia l’addio allo spareggio mondiale

Era troppo l’entusiasmo per un traguardo alla portata, ancora da conquistare ma respirato dopo una attesa lunga 47 anni. E nello Stade des Martyrs di Kinshasa non se ne è accorto nessuno… Minuto 90, Repubblica Democratica del Congo in vantaggio sul Benin per 2-0. Significa che i Leopardi vincono il girone e potranno giocarsi la qualificazione mondiale al playoff africano. Minuto 90 Malango Ngita lascia il posto a Kayamba. Classica sostituzione conservativa, tutto sommato inutile alla luce del doppio vantaggio. E’ la quarta (certo, ne sono ammesse cinque), solo che avviene al quarto slot e qui – essendone concessi solo tre – la situazione si complica. Il Benin farà ricorso, probabilmente lo vincerà, e per la RD Congo il sogno mondiale verrà ancora rimandato.

In quel minuto 90 nessuno nello staff congolese ha sospettato il pasticciaccio, compreso – ed è quello che stupisce di più – un vecchio lupo di mare come Hector Cuper. Maledetti sessanta secondi: l’hombre vertical è passato in un battito di ciglia da eroe a sciagura nazionale, il contratto blindato praticamente ridotto a carta straccia. Se il ricorso del Benin verrà accettato, la interessante carriera africana (ha portato l’Egitto alla fase finale in Russia) dell’uomo che all’Inter ricordano come quello del famigerato ‘5 maggio’ ed a Valencia come quello delle finali di Champions perse (due in fila, ma intanto ci era arrivato), sarà praticamente terminata.

Quello che invece continuerà, sarà il rapporto controverso della RD Congo con i mondiali, sempre sospeso tra aspettative e delusioni. Una lunga storia che parte dal 1974, quando il paese si chiamava Zaire ed al potere c’era Mobutu Sese Seko, non proprio un modello di democrazia: al comando con metodi ‘suoi’  per 32 anni, dal 1965 al 1997. Il calcio andava piuttosto forte a metà degli anni Settanta, anche per merito di Blagoja Vidini, un macedone che nel 1960 era in porta nella prima finale degli Europei, quella di Parigi persa dalla Jugoslavia contro l’Unione Sovietica. Da portiere a ct, dieci anni dopo aveva portato il Marocco a disputare, prima africana, la fase finale dei mondiali in Messico. Non andarono male i marocchini, spaventando persino la Germania Ovest dell’ItaliaGermaniaquattroatre nel girone di qualificazione.

Lo Zaire puntò su Vidini e i risultati non mancarono: trionfo nella Coppa d’Africa del 1974 e qualificazione, prima formazione dell’Africa Nera, al mondiale tedesco. Ma come Cuper, anche Vidini ci mise poco a passare dalla gloria alla polvere. Non al minuto 90, ma in 90 minuti. Dopo un dignitoso 2-0 subito dalla Scozia, quelli contro la Jugoslavia: 9-0, una umiliazione terrificante fatta di errori grossolani e portieri bambini e spauriti buttati nella mischia per ordini superiori. 

Vidini che perde in quel modo contro i suo connazionali, i sospetti di combine, le minacce ai giocatori. Mancava una gara con il Brasile, e gli uomini di Mobutu intimarono ai Leopards di non ‘deludere’ ancora, concedendo il massimo scarto di 3-0 agli allora campioni del mondo in carica. Fu la gara di Illunga Mwepu, un ragazzo che fece sorridere tutti quando – mentre Rivelino si apprestava a calciare una punizione con il suo sinistro meraviglioso – uscì dalla barriera scagliando via la palla con disperazione. Ilarità generale che poi fu soffocata dalla verità: si seppe infatti che quel gesto privo di logica lo aveva fatto preso dal terrore, per sé e per la sua famiglia. Il Brasile vinse solo 3-0, lui e i compagni si salvarono, ma degli onori di pochi mesi prima non ci fu più traccia. Nell’oblio, mentre Mobutu si consolava finanziando quello che pochi mesi dopo sarebbe diventato un evento planetario mai più dimenticato, il ‘Rumble in the Jungle’ tra Muhammad Ali e George Foreman. Ora ci risiamo, anche se i toni per fortuna sono meno drammatici: cambiano i tempi, le persone, i nomi degli stati. Ma, RD Congo o Zaire, la maledizione dei mondiali resta.

Fonte Repubblica.it

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