Cristiano Ronaldo: viaggio indietro nel tempo, prossima fermata Lisbona. Lo Sporting lo aspetta

Cristiano Ronaldo: viaggio indietro nel tempo, prossima fermata Lisbona. Lo Sporting lo aspetta

Con la più spettacolare delle sue rovesciate, Cristiano Ronaldo prova a calciare indietro il tempo. Sta per tornare a casa, cioè allo Sporting Lisbona dove tutto cominciò quando CR7 era un bambino di 12 anni che in lacrime chiamava sempre la mamma, peraltro supertifosa dei biancoverdi. La prima parte del grande ritorno, ormai un avvitamento romantico e non sempre felice, si è svolta l’anno scorso, quando Ronaldo ha lasciato la Juventus per tornare al vecchio Manchester United: ha segnato 24 gol in 38 partite, ma non è bastato per riaccedere la fiamma della passione con i Red Devils. Ora il salto è ancora più profondo e quasi freudiano, le radici sono nell’infanzia, nei genitori, nella terra, anche se il campione incarna semmai un viaggio a Itaca: Cristiano tornando.

I dati di realtà dicono che Ronaldo ha compiuto 37 anni a febbraio e che non ha quasi più mercato, ma anche che lo Sporting giocherà in Champions, dove CR7 potrà tentare di aggiungere pesi e misure ai suoi incommensurabili primati. Non ci saranno problemi di formazione: a Lisbona lui è un dio e giocherà sempre, verso quel Mondiale che gli sta nel cuore. Lo United non lo vuole ma non lo regala, lo ha pagato 15 milioni alla Juve e non accetta minusvalenze. Chi dovrà lavorare di forbice è invece il fuoriclasse: addio ai 27 milioni netti di stipendio, che saranno dimezzati per un accordo di una sola stagione con la copertura decisiva degli sponsor. Poi si vedrà.

Questa è una storia sul tempo che passa e sulle sfide estreme prima che sia passato del tutto. Affascinante come Lisbona, luogo romantico e un po’ triste, pieno della bellezza dei chiaroscuri. Cristiano ci andò per la prima volta nel ’97, arrivava da Madeira, lo prendevano tutti in giro per l’accento isolano, era mingherlino, incline al pianto. Al provino, il suo fraterno amico Albert Fantrau evitò di segnare il gol decisivo e passò la palla a Cristiano: tieni, sei tu il fenomeno e meriti lo Sporting più di me. Il gesto che fece iniziare tutto e che Ronaldo non ha mai dimenticato, tanto da pagare da allora una specie di vitalizio al generoso Albert. Sulla scheda compilata quel giorno, gli scout dello Sporting scrissero di Cristiano: “Giocatore con un talento eccezionale e tecnicamente molto sviluppato”. Lo pagarono l’equivalente di 12 mila euro.

Sentimenti a parte, la rovesciata di Ronaldo chiude in un certo senso la grande stagione di Cristiano e Messi. La sindrome di Itaca, da non escludere prima o poi nemmeno per il magico Lionel (Laporta lo ha detto, per il Barcellona il discorso non è chiuso), è una costante di questo mercato: dopo Lukaku e Pogba, ecco uno dei più grandi campioni della storia del calcio andare alla ricerca delle antiche tracce, quelle orme impresse nel profondo di ognuno quando eravamo piccoli. Ronaldo ricorda tutto: la camerata all’Accademia, le stanze vicino ai tre campi da gioco, le telefonate a casa con mamma che gli ordinava di smetterla di lagnarsi e insistere, i 5 euro per ogni partita da raccattapalle e i 2 mila al mese del primo stipendio da professionista, quell’ablazione col laser in un cuore che correva troppo e che infine imparò il ritmo giusto. C’è tutto questo, nella suggestione dello Sporting Lisbona, e molto di più. 

Ora si tratta di convincere il Manchester United: il nuovo allenatore dei rossi, Erik ten Hag, non sa che farsene di un monumento così ingombrante. Il procuratore di Ronaldo, il celebre e potentissimo Jorge Mendes, ha provato in ogni modo a mantenere il suo fenomeno alla solita quota di volo, contattando club importanti che hanno risposto “no, grazie”: Psg, Chelsea, Bayern Monaco e Barcellona, con la coda urticante dell’Atletico Madrid che ha visto la rivolta dei tifosi e degli abbonanti: mai Ronaldo qui, simbolo del Real. Allo striscione eloquente, “CR7 non sei il benvenuto”, lui ha risposto su Instagram con una squadra di faccine che ridono, ma dentro gli si è incendiato l’orgoglio. Inaudito che nessuna grande d’Europa lo voglia. Per questo, Odisseo è tornato a Itaca ma senza le sirene, nessuna voce lo ha tentato se non quella del cuore, o forse del tempo quasi scaduto.

Fonte Repubblica.it

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