Coutinho, Griezmann e Dembélé: il Barcellona e un incubo da 435 milioni

Coutinho, Griezmann e Dembélé: il Barcellona e un incubo da 435 milioni

Sebbene in quel momento fosse uno dei tre calciatori più forti al mondo, nessuno avrebbe mai potuto immaginare che l’addio di Neymar, nell’estate del 2017, avrebbe segnato l’inizio della fine del ciclo dorato del Barça. Alla beffa sportiva, provocata dall’incapacità dell’allora dirigenza culé di parlare al cuore dei propri calciatori, si è, infatti, aggiunto un enorme danno economico. I tifosi del Barcellona hanno almeno 435 milioni di ragioni per avercela con Josep Maria Bartomeu. Già, perché mentre il Manchester City ne spende 75 per Erling Haaland e il Real Madrid sfilerà Kylian Mbappé al Psg a parametro zero, il club blaugrana si ritrova senza un euro in tasca e, ben presto, senza nessuno dei tre calciatori sui quali il peggior presidente della storia culé credeva di poter costruire le basi del futuro – che è oramai presente – della società catalana: Philippe Coutinho, Antoine Griezmann e Ousmane Dembélé. Un tridente da incubo per le gradinate del Camp Nou. Un buco da 435 milioni per le sue casse.

L’unico dubbio, molto piccolo, riguarda Dembélé che, dopo essere costato 135 milioni potrebbe – e dovrebbe – andar via gratis a fine stagione. E dire che Xavi Hernández gli ha fatto capire chiaramente di considerarlo una delle pedine principali del proprio scacchiere: “Se seguito come si deve può diventare il più forte al mondo nella sua posizione”. Il Mosquito, tuttavia, sembra aver delegato al proprio agente, Moussa Sissoko, non solo la gestione della propria carriera, ma anche quella delle proprie emozioni. E così, mentre fa capire che resterebbe volentieri al Camp Nou, insiste sul fatto che “del mio futuro se ne occupa il mio rappresentante”. E, probabilmente, fa bene. Anche perché, la verità è che, negli ultimi cinque anni, non ha di certo dimostrato di non avere bisogno di una balia. Oltre che per il suo status di “mister -135 milioni”, nel caso in cui andrà via, Ouz verrà, infatti, ricordato dai tifosi blaugrana anche per la sua predilezione per i fast food, per le nottate passate a giocare ai videogame e per i numerosi ritardi. In un’occasione i dirigenti catalani si sono pure preoccupati per lui perché aveva spento un telefono che, per regolamento interno, sarebbe dovuto rimanere sempre acceso e per questo motivo mandarono un impiegato del club a casa sua per buttare giù la porta, verificare le sue condizioni e portarlo di peso sul campo d’allenamento.

Furono proprio i 105 milioni (ai quali bisognerà aggiungerne nel tempo altri 30 di variabili) versati nelle casse del Borussia Dortmund per Dembélé la reazione d’istinto di Bartomeu al ratto di Neymar, portato al Parco dei Principi da un Paris Saint Germain che non si era fatto problemi a versare sul conto corrente culé i 222 milioni previsti dalla clausola del fuoriclasse brasiliano. Soltanto poche ore prima il presidente e tutti i suoi uomini avevano assicurato che “Ney resterà qui al 200%”. Finiva così la tormentata estate 2017 dei tifosi blaugrana che, però, non potevano davvero immaginare che il peggio dovesse ancora arrivare. Cinque mesi più tardi, infatti, la sciagurata cupola catalana forzò la mano strappando, dopo un tesissimo braccio di ferro, Coutinho al Liverpool: “Rimani qui e finiranno per farti una statua; vattene e sarai uno dei tanti”, l’ultimo disperato tentativo di Jurgen Klopp di far cambiare idea al proprio pupillo. E non c’è che dire, il trequartista carioca avrebbe fatto bene a seguire il consiglio dell’allenatore tedesco. E sarebbe andata molto meglio anche al Barcellona che, dopo aver investito su di lui 155 milioni (120+35), si è dovuto accontentare, pochi giorni fa, dell’offerta al ribasso dell’Aston Villa di Steven Gerrard che, dalla sua, non ne ha voluto sapere di spendere per lui i 40 milioni previsti dal diritto di riscatto, mettendone sul piatto soltanto la metà. E che l’ingaggio di Cou sia la peggior operazione della storia del Barça – perché, quantomeno, Dembélé e Griezmann qualche sprazzo della loro classe l’hanno regalato anche al popolo culé – lo dimostra il fatto che la mancia strappata ai Villans è stata celebrata dai tifosi e dalla dirigenza blaugrana come un titolo. Quello che il club inglese forse non sa è che Joan Laporta, pur di liberarsi del suo ingaggio, glielo avrebbe regalato: “È un calciatore che ha bisogno di sentirsi amato”, ha mandato a dire Gerrard a Xavi.

Tuttavia, sebbene avesse di fatto ipotecato il proprio club, Bartomeu non era ancora contento. Prova ne siano i 135 milioni (120+15) regalati, nell’estate del 2019, all’Atlético Madrid per Antoine Griezmann. Per dirla tutta, l’imprenditore catalano, in piena trance consumistica, avrebbe voluto chiudere l’operazione già un anno prima se non fosse stato per il “no” del piccolo principe francese che, in un video prodotto dalla Kosmos di Gerard Piqué (sì, surrealismo allo stato puro), lo aveva umiliato, urbi et orbi, mostrandogli il due di picche: “Me quedo”, resto. L’essere permaloso non è, però, uno dei tanti difetti di Bartomeu che, dodici mesi più tardi, si presentò di nuovo sotto la sua finestra riuscendo, questa volta, a strappargli il “sì”, per la gioia del club colchonero che con i soldi incassati per Griezmann ingaggiò un giovanissimo Joao Félix per poi riprendersi, due anni più tardi (ossia la scorsa estate), anche l’attaccante francese. Gratis, naturalmente: “Desiderando di tornare a casa…”, il suo amaro addio ai colori blaugrana. L’accordo tra le due società prevede il prestito per due anni e, nel caso in cui dovesse giocare almeno la metà delle partite, un obbligo di riscatto fissato a quota 40 milioni. L’Atlético, però, ha già mandato a dire a Laporta che se non accetterà di ridiscutere i termini e le condizioni dell’accordo, Griezmann al 50% dei minuti non ci arriverà nemmeno contando le partite che guarderà dalla panchina. Insomma, nel migliore dei casi, il Barça si dovrà accontentare di nuovo e fare buon viso a cattivo gioco per evitare di appesantire una massa salariale già in rosso (-144 milioni) e rallentare ulteriormente una ricostruzione che si annuncia tutt’altro che semplice e, quello che è peggio, per nulla scontata.

Fonte Repubblica.it

Subscribe
Notificami
guest
1 Commento
Oldest
Newest Most Voted
Inline Feedbacks
View all comments
castigamatti
Ospite
castigamatti
1 mese fa

ma coutinho non é un supercampione?
non é un top player da non sostituire mai?
non é un giocatore megagalattico che risolve da solo le partite come messi e mbappé?
ma quando é stato ceduto dall’inter e tutti i giornalucoli di stampa fiat e tv berlusconiana hanno criticato e lapidato i nerazzurri…
HA FORSE VINTO 3 PALLONI D’ORO?
é diventato la stella del calcio almeno europeo?
o é rimasto un buon, ottimo giocatore come tanti altri?