Così Mourinho ha cambiato la Roma: a Leicester la prima vera versione Special

LEICESTER – È passato un anno esatto da quando Dan Friedkin, insieme a una delegazione di dirigenti, si presentò nell’appartamento londinese di José Mourinho. La Roma era impegnata, poche ore dopo, nella semifinale di Europa League a Manchester. Il 28 aprile di un anno fa, la Roma e José consumarono la prima notte del loro matrimonio. Il presidente, che fortemente l’aveva voluto, intuì che quella era stata la scelta giusta 24 ore dopo, quando il Manchester United fece brandelli delle ambizioni romaniste di vincere il trofeo. Un anno dopo, un’altra trasferta inglese, a Leicester, ha certificato la bontà di quella scelta.

Roma rinata dopo la figuraccia con la Juve 

Chi l’avrebbe mai detto, la notte del 9 gennaio? La data non dirà molto, ma è indelebile nella testa di Mourinho: la Roma che vinceva 3-1 in casa con la Juventus e in un amen lungo 7 minuti si faceva rimontare finendo per perdere una partita già vinta. Mourinho ne fece un manifesto: in quella sconfitta c’era tutto ciò che avrebbe dovuto combattere. Ha costruito riunioni tattiche e analisi, ha rimosso giocatori da quel momento diventati comparse come Shomurodov e Viña. E altri, scoperti e imposti sorprendendo chiunque, come Nicola Zalewski, l’eroe di Leicester insieme a Lorenzo Pellegrini. Da quella notte, la Roma ha praticamente cancellato la sconfitta dal proprio vocabolario: ne sono arrivate tre, di cui due con l’Inter e una, del tutto ininfluente, col Bodo/Glimt.  

La nuova epica: orgoglio, tifosi e il “pullman”

La maledizione inglese non è – ancora – esorcizzata. L’ultima vittoria in Inghilterra (per giunta inutile) resta quella del 2001 in casa del Liverpool. Ma nella notte di Leicester s’è consumata l’ultima trasformazione. La squadra isterica, capace di rimonte esaltanti e drammatiche cadute, sta evaporando. È la rivoluzione mourinhana: al King Power Stadium è emersa la prima, vera Roma versione Special: solida, cattiva, in grado non solo di lottare, ma di tenere la concentrazione altissima anche sotto assedio. Una capacità che aveva l’Inter di Mourinho, che aveva il suo Chelsea. E che José sta ricostruendo anche nella capitale. Il ritorno del “pullman davanti alla porta”. Sì, ma non solo: anche un atteggiamento di orgoglioso agonismo nella difficoltà. Convocando i tifosi come un esercito. La base su cui costruire la propria epica: “Non penso alla finale di Tirana, la nostra finale la giochiamo a Roma giovedì, con i nostri 300 mila tifosi”, ha urlato Mourinho. Un passo per volta.  

Così Mourinho ha cambiato la Roma: a Leicester la prima vera versione SpecialFonte Repubblica.it

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