Coppa Italia, Perisic gioia e gelo: “Non si fa attendere uno come me”

Coppa Italia, Perisic gioia e gelo: "Non si fa attendere uno come me"

ROMA. La sorte in questa stagione aveva voluto che Perisic segnasse reti amare nelle partite più importanti. Quella in avvio contro il Milan, poi ribaltata dalla doppietta di Giroud nel derby del 5 febbraio. Quella che ha aperto la partita di Bologna, vinta dai rossoblù sempre con due gol. Questa volta no. La doppietta del fortissimo esterno di Spalato, la sua prima in stagione, hanno ribaltato una finale e hanno portato un trofeo all’Inter. Il 2° di Inzaghi, il 3° in nerazzurro per Ivan, che giura: “Ci ho creduto sempre, anche sotto 2-1, abbiamo perso la testa solo 10, 15 minuti”. 

I due gol del croato che hanno steso la Juve sono arrivati nel modo più inatteso. Il primo su rigore, visto che i primi il lista per calciare erano usciti: Lautaro e Çalhanoglu. Il secondo con un gran sinistro, piede con cui lui, di fatto ambidestro, di solito preferisce crossare. Il conto stagionale di Perisic, che insieme al connazionale Brozovic in questo finale di stagione sta trascinando i nerazzurri, si aggiorna: 9 gol e 8 assist in tutte le competizioni. Una performance in linea con il secondo anno con Spalletti, nel 2018/19, quando però Perisic giocava esterno d’attacco nel 4-2-3-1, non a tutta fascia nel dispendiosissimo 3-5-2 di Inzaghi. 

In campo contro la Juve ci si aspettava il solito duello di corsa e di nervi con Cuadrado, invece della formazione iniziale messa in campo da Allegri gli è toccato fronteggiare Danilo. E lo ha annullato. Anche quando i cambi del tecnico livornese, ispirati dalla prudenza ma nei fatti vicini all’auto sabotaggio, gli hanno finalmente messo di fronte il colombiano, ha avuto la meglio. E alla fine è stato eletto migliore in campo. Una prova di resistenza e personalità, com’è nel suo carattere. Quel che ci si chiedeva alla Pinetina, appena quattro mesi fa, è come il 33enne avrebbe reagito all’arrivo a Milano di Robin Gosens, compagno forte, più giovane e come lui animato da una carica agonistica fuori dal comune. Ivan ha risposto “nel migliore dei modi”, come direbbe Inzaghi. Dall’arrivo del numero 18 tedesco, che avrebbe potuto scalzarlo nelle gerarchie, il 14 ha blindato la propria titolarità con prestazioni in crescendo. Nelle ultime sei partite di campionato, a partire da Inter-Verona, ha sempre segnato o ha servito assist ai compagni. E si è collocato oltre ogni ragionevole dubbio nella lista degli insostituibili. Di sicuro per quel che resta della stagione in corso, per la prossima si vedrà. Anche se il croato non ha fretta di voltare pagina: “Se la squadra è forte così è più facile essere leader, quando vinci non senti la stanchezza: ora abbiamo ancora due finali, dobbiamo vincere e crederci, tutto è possibile nel calcio”. 

Da Perisic, nelle due partite ancora da giocare in campionato ci si aspetta possa fare la differenza. Perché sotto pressione si esalta. Perché con la maglia del Bayern Monaco ha vinto una Champions League, e con quella della Croazia ha giocato una finale mondiale. E perché ormai fa parte di quell’aristocrazia interista che comprende Skriniar, Barella, Brozovic, Çalhanoglu e Lautaro. Come i compagni anche lui potrebbe avere tentazioni lontano dalla Pinetina, anche perché il suo contratto è in scadenza il prossimo 30 giugno. 

Dopo l’ultima contro la Sampdoria a San Siro, comunque sarà andato il campionato, il club, il giocatore e i suoi procuratori dovranno discutere di rinnovo. Solo pochi mesi fa la partenza del croato sembrava più che probabile, ma lo scenario è mutato. Inzaghi lo vuole con sé a tutti i costi e ha già detto che nel caso potrebbe farlo giocare anche a destra. Sul tavolo c’è il prolungamento di contratto di un anno, con un’opzione su un eventuale secondo, a una cifra compresa fra i quattro e i cinque milioni netti a stagione. Cifre alte in assoluto. Da capire se saranno sufficienti a convincerlo, visto che lui sembra ancora scettico: “Con i giocatori importanti non si aspetta l’ultimo momento. Dovete sapere anche questo”. Parole che spaventano, ma non tolgono il sapore di una vittoria così. 
 

Fonte Repubblica.it

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castigamatti
Ospite
castigamatti
5 giorni fa

i tiri di barella e perisic sono due cose meraviglie del calcio.
quando a fare dei gol co´si era del piero, i gobbi dicevano che erano opere d’arte del pinturicchio.
chissá cosa diranno di questi due gol… quando avranno finito di rosicarsi il fegato