Coppa Italia: i diritti di Inzaghi e le necessità di Allegri

La seconda coppa stagionale ribadisce la bontà della stagione interista, partita con poderosi tagli all’organico e arrivata con risultati concreti, una porta sullo scudetto non ancora sprangata e persino un piccolo rimpianto europeo. La soluzione ai supplementari (come già in Supercoppa) e la quantità di episodi al limite che ha fatto addirittura saltare in aria le panchine, induce comunque ad andarci piano con i giudizi universali. In attesa di vedere se il Milan concederà un’estrema occasione oppure taglierà il traguardo a braccia alzate, l’Inter solleva una coppa Italia che toglie ogni dubbio residuo – certo non nostro – sul diritto di Simone Inzaghi a proseguire l’avventura nerazzurra. Se possibile senza la temuta cessione “pesante” e con un organico arricchito, perché la leadership sulle partite abituale nella fase ascendente della stagione si è ridotta a primavera, quando il contributo delle seconde linee diventa più prezioso.

Da parte sua, dando per scontata la necessità di rinnovare il contratto di Ivan Perisic – migliore in campo per distacco ieri sera e, in genere, per tutta la stagione interista, ma amarognolo nelle interviste del dopo-gara – occorre che Inzaghi inserisca a pieno titolo fra i titolari un crack come Gosens. A costo di cambiargli ruolo: non esiste che un simile rinforzo, in carenza poi di rimpiazzi adeguati, ammuffisca in panchina. 

La Juventus conclude dunque la stagione senza trofei e senza vittorie negli scontri diretti. In un ecosistema visceralmente legato ai risultati questo bilancio è negativo, e non basta la qualificazione in Champions per attenuare la delusione. Premesso questo, la scelta societaria di richiamare lo scorso anno Allegri dotandolo di un contratto quadriennale chiude qualsiasi discorso sul futuro, che riguarderà ancora l’allenatore dei cinque scudetti e delle due finali di Champions. Siamo quello che abbiamo fatto, sempre e comunque, e i risultati del suo primo ciclo juventino confermano Allegri al di là di qualsiasi mal di pancia: Agnelli ha sbagliato a zigzagare nelle ultime stagioni, bruciando Sarri e Pirlo dopo un anno solo.

Ora che ha ritrovato una direzione in cui crede, è giusto proseguire tenendo però presente che Allegri, come tutti i tecnici che aborrono chi propone “il mio calcio”, ha bisogno di giocatori. Specie se consideriamo che due fra i migliori di ieri, il vecchio Chiellini e l’ispirato Dybala, non faranno parte del prossimo ciclo. Ieri sera l’ingresso di Morata, insieme forzato (dall’infortunio di Danilo) e scelto (poteva entrare un difensore), ha cambiato il match, allentando la morsa su Vlahovic e disegnando una Juve di personalità. Il serbo ha un bisogno evidente di sostegno, e visto che anche lui – come Allegri – è l’uomo del domani, la soluzione devono trovarla assieme.

Coppa Italia: i diritti di Inzaghi e le necessità di AllegriFonte Repubblica.it

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castigamatti
Ospite
castigamatti
12 giorni fa

allegri: 9 milioni all’anno per andare rabbioso a menare un dirigente dell’inter.
stile juventus.
quando perdono, perdono pure la dignitá.

castigamatti
Ospite
castigamatti
12 giorni fa

l’allenatore della juve ha dichiarato pubblicamente che qualcuno gli ha dato una pedata.
da cui la sua violenta razione…
non é possibile.
con uno stipendio di 9 milioni all’anno per 4 anni… CHI POTREBBE DARE UNA PEDATA AD UNO CHE NON STA VINCENDO NIENTE?

castigamatti
Ospite
castigamatti
12 giorni fa

l’allenatore della juve ha dichiarato pubblicamente che qualcuno gli ha dato una pedata.
da cui la sua violenta razione…
ad uno che non ha vinto niente, ci saranno milioni di gobbi che vorrebbero dargli una pedata…ma non possono.