Conte sceglie il Tottenham. La promessa è Vlahovic

La seconda potrebbe essere davvero la volta buona. Certo però è singolare: dopo aver lasciato l’Inter campione d’Italia, Antonio Conte è pronto a ripartire da una squadra nona in Premier League e lontana 10 punti dal Chelsea capolista. Tentato da un proposito: portare un trofeo al Tottenham, missione impossibile anche per un certo José Mourinho.

Da Londra era quasi fuggito dopo le due stagioni proprio con i Blues, ieri mattina ci è tornato per incontrare il presidente del Tottenham Daniel Levy e un vecchio amico, l’ex juventino Fabio Paratici che dalla scorsa estate è il direttore generale del club. Un rapporto saldissimo dagli anni torinesi e che già a giugno avrebbe potuto rimetterli sulla stessa barca. Ma quando il club aveva provato ad ingaggiare il tecnico mettendo sul piatto una marea di soldi — 15 milioni netti a stagione più 2,5 di bonus — l’accordo s’era infranto su divergenze insormontabili.

Ieri mattina gli Spurs hanno esonerato l’allenatore Nuno Espirito Santo, condannato dal 3-0 subito sabato contro il Manchester United di Ronaldo: la quinta sconfitta in dieci gare di campionato, condite dal tristissimo record tutt’ora in corso di 2 ore e un quarto senza lo straccio di un tiro in porta. Numeri che hanno convinto il club a chiudere dopo soli 4 mesi e 17 partite l’avventura del tecnico portoghese. Ma Paratici e Levy, già nel vertice convocato d’urgenza domenica nel centro sportivo di Enfield, avevano deciso cosa fare: «Ci serve Conte», s’erano detti. Nella notte la chiamata, l’offerta da 9,4 milioni netti fino a giugno più altri 14 nella stagione 2022/23. La risposta dell’allenatore: parliamone. Un’apertura importante.

Ma cosa lo spinge verso un club impegnato in Conference League, in crisi dalla sorprendente finale di Champions del 2019 e arrivato al terzo esonero in due anni? Il periodo di vacanza iniziato con l’addio all’Inter è già durato troppo, per uno come lui: ha voglia di rientrare, si aspettava la chiamata di almeno una big europea, ma finora altri club non si sono fatti sentire. Non il Barcellona (che insegue Xavi) e nemmeno lo United, su cui si è speculato nei giorni scorsi, quando Solskjaer pareva a tanto così dall’esonero. E c’è altro: andando in Premier, Conte non perderà la buonuscita di 6,5 milioni versata dall’Inter, e che avrebbe dovuto in parte restituire se avesse firmato con un club italiano.

Prima di imbarcarsi, però, l’ex ct della Nazionale chiederà garanzie tecniche. La carta per affascinarlo può essere Vlahovic della Fiorentina, passione che condivide proprio con Paratici. In una squadra che deve risolvere la questione Kane — un solo gol in campionato dopo un’estate in cui ha fatto l’impossibile per andar via — una soluzione ideale. In più, il passaggio alla difesa a tre potrebbe rivitalizzare Romero, preso ad agosto dall’Atalanta per 55 milioni ma che in una linea a quattro non sembra funzionare. Senza contare che le condizioni finanziarie dell’Inter potrebbero favorire l’assalto ad altri gioielli nerazzurri, e anche se nessuno a Milano immagina nuovi sacrifici l’obiettivo di Conte sarebbe portare con sé a Londra De Vrij o Bastoni, per ridare stabilità a un reparto da 16 gol subiti.

L’appuntamento, fissato nel pomeriggio di ieri, a sera non aveva ancora prodotto la firma, ma voci interne raccontano come si lavorasse già alle modalità dell’annuncio. Insomma, la svolta è vicina, salvo nuovi colpi di scena. E la scelta segna anche la fine della sinergia tra il club londinese e Jorge Mendes, il super agente che in simbiosi con l’avvocato irlandese Matthew O’Donohoe aveva portato su quella panchina gli ultimi due tecnici degli Spurs.

Fonte Repubblica.it

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