Conte, quanto è dura la vita al Tottenham: “Se siamo questi scordiamoci la Champions”

Conte, quanto è dura la vita al Tottenham: "Se siamo questi scordiamoci la Champions"

LONDRA – “La mentalità vincente non la puoi comprare. Per come stiamo giocando, è impossibile per il Tottenham andare in Champions League”. Cala il silenzio in sala stampa, seppur virtuale, alle parole di Antonio Conte dopo la terza sconfitta consecutiva in Premier League. Se la prima di queste contro il Chelsea era probabile vista la differenza tra le due squadre, la seconda di qualche giorno fa in casa contro il Southampton per 3-2 era arrivata dopo una buona partita e un suicidio calcistico degli Spurs negli ultimi dieci minuti, permettendo la rimonta della squadra di Hasenhüttl. Ma il crollo di ieri, sempre al Tottenham Hotspur Stadium, contro il seppur temibile Wolverhampton, è un segnale di grave allarme per il tecnico italiano e la sua squadra. Ed ora è crisi.

Dopo la partita, Conte ha persino dichiarato che “la squadra ha giocato bene e abbiamo avuto le nostre occasioni, nonostante i Wolves siano una delle migliori difese del campionato”. In realtà, il Tottenham è sembrato in grande difficoltà ieri, tanto che il suo “commander-in-chief” ha brutalmente sostituito Sessegnon con Kulusevski già al 27esimo del primo tempo. La squadra di casa ha tirato molto (17 volte) ma solo 7 volte verso la porta (come gli ospiti) e il portiere del Wolverhampton Sá non ha dovuto compiere parate memorabili. Ma soprattutto, gli Spurs non hanno reagito al tremendo uno-due iniziale di Dendocker e Jimenez. Due gol in cui il Tottenham è sembrato molto poco una squadra di Conte, con errori in fase in disimpegno e, sul primo gol, addirittura cinque attaccanti contro tre difensori degli Spurs dopo un calcio piazzato dei Wolves. Che hanno avuto tempo e modo di insaccare la porta di Lloris.

Eppure Conte aveva ottenuto nove risultati utili consecutivi appena arrivato, era risalito velocemente in classifica in Inghilterra e sembrava poter ripetere un exploit immediato come fece con il Chelsea qualche anno fa. Era solo un’illusione, perché questo Tottenham è un cantiere aperto, vedi le cessioni eccellenti nel mercato di gennaio di Dele Alli, Lo Celso e Ndombele che il tecnico italiano non apprezzava.

Ma i loro sostituiti, per esempio gli arrivi dalla Juventus, Rodrigo Bentancur e Dejan Kulusevski non hanno di certo lasciato il segno nelle prime due partite. Ieri l’uruguaiano è stato distratto e goffo all’inizio, non riuscendo a intervenire nei primi due gol, sebbene sia poi cresciuto “Box to box” nel corso della partita, ma in maniera confusa e di certo non incisiva. Kulusevski, che ieri è partito largo per poi fare la mezzapunta nel 4-2-3-1 del secondo tempo del Tottenham, ha ricordato quello della Juve: un giocatore dalle potenzialità enormi, ma spesso avulso dal gioco e molto poco concreto. Come quando ha avuto la palla dell’1-2 sprecata a lato.

È questo forse il dilemma principale del Tottenham. Anzi due. Il primo: quanto è davvero migliorata questa squadra nel mercato di gennaio? È ancora presto per dirlo: bisognerà vedere quanto e come Bentancur e Kulusevski si inseriranno prima negli schemi di Conte e poi nei ritmi forsennati della Premier League, che lo svedese ha già notato come differenza principale nella sua prima intervista in Inghilterra. Sinora i risultati non sono incoraggianti, ma l’allenatore italiano ha spesso riciclato e rigenerato in carriera giocatori considerati finiti o ininfluenti da molti. Il secondo dilemma è proprio quello di cui parlava Conte: ovvero la mentalità di questa squadra.

“La mentalità vincente non si può comprare”, è stata la sentenza ieri del 52enne tecnico italiano ai giornalisti presenti allo stadio, “ci vuole tempo. Alcuni giocatori la incorporano subito, altri ci mettono più tempo. Vediamo”. Per Conte, al Tottenham manca ancora quell'”istinto killer, per cui a ogni contrasto a ogni duello, pensi “mors tua vita mea””. “Guardate che la strada è molto, molto lunga”, ha poi continuato, “questa non è la squadra di Pochettino arrivata in finale di Champions League. È cambiato molto e tocca ricostruire, pezzo per pezzo, dalle fondamenta. Ci vuole pazienza e i tifosi devono esserci vicini. Le pressioni? Dobbiamo conviverci, tutti, a questi livelli. Altrimenti non saremmo qui”.

Dicevamo del cantiere aperto: Kane è rimasto a Londra ed è tornato quello di un tempo con Conte, così come Son. Per il resto, ci sono molti dubbi. A parte l’incognita Bentancur e Kulusevski, il centrocampo sembra ancora piuttosto debole, con Winks, Hojbjerg, Bergwijn e il bocciato Sessegnon che faticano a prendere in mano la squadra, tanto che nelle ultime settimane il tecnico si è spesso affidato al giovane Skipp, uno per caratteristiche simile a un Barella. Sulle fasce Emerson Royal e Reguillon sembrano buoni giocatori ma nulla più. E in difesa crescono i dubbi sul reale affidamento anche del nuovo costosissimo acquisto di Romero per 40 milioni (altro ex Juve scelto dal nuovo dg Paratici), che però secondo Conte “è ottimo per la Premier League”.

In realtà, nonostante il crollo di ieri, il Tottenham matematicamente ha tutto per poter acciuffare il quarto posto. È sì ottavo in classifica al momento con 36 punti, ma ha cinque punti e tre partite in meno del West Ham quarto, quattro punti e due partite in meno del Manchester United quinto, tre punti sotto un non irresistibile Arsenal (che però ha giocato 22 match come gli Spurs) e uno in meno dei Wolves settimi ma con un incontro in meno. Ma il Tottenham ha davvero la forza di tornare in alto?

“Non sono abituato a lottare per il quarto posto, per me è molto difficile”, ha commentato Conte a fine partita, “sono abituato a combattere per altri obiettivi. Ma non sono stupido, dobbiamo combattere e fare il nostro meglio fino alla fine”. Le parole e l’atteggiamento di ieri di Conte dopo la partita non sembravano pre-tattica o scaramanzia. Bensì la cruda sensazione che la sua squadra abbia finalmente evidenziato i suoi limiti strutturali. E che servirà quasi un miracolo per essere in Champions League l’anno prossimo.

Fonte Repubblica.it

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