Conte, Hakimi, Lukaku: quanta saudade in salsa Inter

Conte, Hakimi, Lukaku: quanta saudade in salsa Inter

MILANO – A Milano c’è un antico proverbio di orgoglio municipale: “Chi volta el cùu a Milan, il volta al pan”. Chi dà le spalle alla città saluta anche il pane, in traduzione. Nel caso di Antonio Conte, Achraf Hakimi e Romelu Lukaku, almeno dal punto di vista economico, non è successo. Anzi. Tanto l’allenatore salentino quanto i suoi due ex campioni lasciando l’Inter e la sua città sono andati a guadagnare molto di più altrove. Passando dal piano prettamente economico a quello della soddisfazione personale, però, la situazione un po’ cambia.

Il Conte frustrato

Conte, convinto di una chiamata del Real Madrid che non è arrivata, ha lasciato l’Inter e gli interisti denunciando l’inadeguatezza del progetto. Vale a dire: non era convinto di potere vincere ancora con una squadra che sul mercato sarebbe stata inevitabilmente privata di alcuni pezzi pregiati. Il tecnico ha ottenuto dal club nerazzurro una buonuscita di 7 milioni (abbastanza per pagarsi “el pan” e un sacco di altre cose) ma è stato poi sciacquato da una serie di docce fredde. I blancos hanno sì puntato su allenatori italiani, ma non su di lui. Dopo avere corteggiato Allegri, hanno arruolato Ancelotti. E dall’Inter si sono portati a casa il super-preparatore Antonio Pintus. Conte si è così accasato al Tottenham a stagione in corso. Dopo avere perso quattro delle ultime cinque partite, ha ammesso che la sua esperienza è “molto frustrante”. Quando gli si chiede dell’Inter, invece, ancora gli brillano gli occhi.

Hakimi e le scelte su Fifa

Il primo big ad avere salutato lo spogliatoio interista, fra i giocatori, è stato Achraf Hakimi, sacrificato dalla proprietà nel tentativo di fare quadrare i conti. Il trasferimento del fortissimo esterno marocchino al Psg ha portato nelle casse del club quasi 70 milioni, bonus compresi. A Parigi condivide campo e  spogliatoio con campioni come Mbappé, Neymar, Messi e Sergio Ramos. Eppure, la sua performance non è nemmeno paragonabile a quella del suo unico anno milanese. Nel 2020/21 fra Serie A e gare di coppa in 45 partite l’ex numero 2 interista aveva segnato 7 reti e fatto 11 assist in 45 partite. Nella stagione in corso a Parigi, in tutte le competizioni, di gol ne ha fatti 3 e solo 3 sono stati anche i passaggi decisivi per le reti dei compagni. Nel web circola il video in cui nel videogioco Fifa il marocchino sceglie come propria squadra l’Inter. Che sotto sotto Milano gli manchi?

Il dilemma di Romelu

Il terzo e più noto caso di conclamata nostalgia meneghina è quello di Romelu Lukaku. Il gigante belga la scorsa estate è tornato al  Chelsea attratto da un ingaggio monstre e – a suo dire – dal sogno di vestire di nuovo la maglia che aveva sognato da bambino. Nel calcio di Tuchel, però, le sue sgroppate palla al piede non sono decisive come lo erano nel gioco di Conte all’Inter. Dopo la seconda scintillante stagione milanese – 30 gol e 10 assist in 44 partite in tutte le competizioni – Lukaku sta vivendo un’annata negativa, in linea con le ultime al Manchester United. Con i Blues in 28 gare, fra Premier League e coppe, ha segnato 10 gol servendo due assist. Ma al di là dei numeri, non è mai stato al centro del progetto tecnico della squadra. Il picco più basso si è registrato nella sfida contro il Crystal Palace in cui ha toccato appena sette palloni. Che Milano gli manchi non è un segreto. Lui stesso ha chiesto scusa ai tifosi interisti per le modalità dell’addio, in una bella intervista rilasciata a fine 2021 al giornalista di Sky Matteo Barzaghi. A conferma che tutto il pane del mondo non basta a lenire la saudade di Milano, che non offrirà gli scenari di Rio De Janeiro ma che sa farsi rimpiangere, come da proverbio. 

Fonte Repubblica.it

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