“Compio due anni”: Mihajlovic porta tutto il Bologna a cena per festeggiare l’anniversario del trapianto

“Ragazzi, ho appena compiuto due anni, giovedì festeggiamo tutti insieme”. Gli allenatori passano, i giocatori anche ma il rapporto fra Sinisa e il Bologna, fra Sinisa e la città, avrà sempre qualcosa di speciale, di diverso. Il 29 ottobre del 2019 Mihajlovic, dopo cicli durissimi di chemioterapia, si sottoponeva al trapianto di midollo osseo. Per questo, diceva l’altro giorno ai suoi, ha compiuto due anni. Per questo, come racconta nella sua autobiografia, s’è convinto d’essere nato due volte. La prima il 20 febbraio del ‘ 69 a Vukovar, la seconda qui a Bologna. La città del destino, dove all’improvviso, dopo pianti, sofferenze, limitazioni e sacrifici che non potevano non cambiarlo, è tornato a vivere.

Così giovedì sera ha invitato tutto il Bologna in una cascina sui colli. La squadra, i magazzinieri, le signore della lavanderia, i massaggiatori, naturalmente i dirigenti, fino a Fenucci. Il 2-0 al Cagliari, col miglior piazzamento di questi ultimi anni a questo punto della stagione, consente a tutti di festeggiare in serenità, perché è vero che ci sono traguardi e traguardi, ma in un club agonistico si finisce per dipendere sempre dai risultati del campo.

Vale anche stavolta, sebbene il contesto sia completamente diverso, intimamente unico. Ed è impossibile ripensare al giorno in cui Sinisa annunciò d’essersi ammalato (“Vincerò anche stavolta, con la mia tattica”), alla processione dei tifosi a San Luca, alla sua ieratica presenza in panchina a Verona, al debutto. “L’avevo promesso ai ragazzi”.

Pesava 13 kg in meno. Impossibile dimenticare il pullman della squadra che di ritorno dal successo a Brescia si fermò al Sant’Orsola a salutarlo sotto la sua finestra. Per loro e per se stesso, per non sentirsi battuto, allenò dall’ospedale, quando non si reggeva in piedi eppure non si perdeva una seduta via pc, trovando la forza per strigliate inimmaginabili.

“Prima della malattia ero meno paziente” , diceva l’altra sera. Proprio così, c’è un prima e c’è un dopo. E in mezzo c’è Bologna, il dramma della leucemia, l’ansia delle cure, il rapporto con la famiglia, i medici, la squadra, l’universo di Sinisa che seppe stringerglisi attorno. Fino, appunto, al trapianto, alla rinascita e ad una nuova consapevolezza. “Non si vive in assenza di difficoltà, ma affrontandole, per superarle”.

E pazienza se poi l’estate scorsa, in cerca di ambizioni che qui non riusciva a vedere, ha tentato di andarsene, pazienza se il suo rapporto con alcuni giocatori s’era incrinato. Ha sempre saputo che Bologna era speciale, che nessun club avrebbe tenuto un allenatore in ospedale affidandosi ad uno staff dove il vice, Miroslav Taniga, non parlava che il serbo. Ed è difficile credere al caso: da quando allena, e cominciò proprio qui nel 2008, non è mai rimasto così tanti anni nella stesso posto.

La routine ingoia le nostre vite, ma ci sono momenti destinati a rimanere per sempre. Per questo Sinisa, nonno da pochi giorni a 52 primavere, non vede l’ora di festeggiare questi suoi primi due anni. Nascere vecchi, o quasi, è il nuovo e inedito privilegio che gli è stato concesso.

Fonte Repubblica.it

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