Compagni studiati in tv, velocità, forza e tecnica: nella Roma Abraham fa già la differenza

Roma – Allenamenti coi compagni non ne aveva fatti: “Solo davanti al video”, ha raccontato sorridendo Mourinho. Lo ha voluti lui, fortemente, a ogni costo, Tammy Abraham. Per questo, quando parla dell’esordio del gigante inglese sembra un papà che racconta le imprese del primogenito. Certo ha ragione. Perché non era affatto scontato che nei suoi primi 90 minuti con la Roma, Abraham si prendesse immediatamente la scena. Facendo esattamente ciò per cui è stato preso: la differenza. Una differenza fisica e tecnica: velocità, potenza, assist, movimenti impeccabili. Procurando l’espulsione di Dragowski con uno scatto da Jacobs, ispirando Mkhitaryan, infilando la difesa viola per far segnare Veretout, testando la tenuta della traversa con una testata da ciclope.  

Chi è Tammy Abraham

Come ricordava la presenza in tribuna di mamma e papà, Tammy è un ragazzo di 23 anni appena che nell’ultima settimana è passato dalla squadra in cui è cresciuto al primo trasferimento all’estero, lasciando per la prima volta il Regno Unito e imbarcandosi in un’avventura in un universo completamente nuovo. In pochissime ore ha firmato il contratto con la Roma, è tornato a Londra per ottenere il visto e poi di nuovo a Roma, costretto ad allearsi senza i compagni e ad aspettare l’autorizzazione al regime casa-lavoro per interrompere la quarantena. Studia l’Italiano provando a tradurre sul telefonino frasi semplici “buongiorno – good morning”, “io sto bene – I’m fine”, ma ancora non capisce moltissimo di quanto gli accade intorno. Le lezioni di Mourinho le vede al maxi schermo montato sul campo di allenamento. Ma ha già chiarissimo come comportarsi in partita. Dove ha dimostrato immediatamente quali siano le qualità che hanno spinto Mourinho a fissarlo non come nome preferito per l’attacco, ma come unico nome in grado di fargli digerire l’addio di Edin Dzeko. Il tecnico l’ha definito un acquisto di “reazione”, perché assicurandosi Abraham, nella sua testa, la Roma ha trasformato un problema – la scelta di Dzeko di andare via – in una soluzione utile a migliorare la squadra.  

Oltre all’impatto sportivo, a colpire è stata la voglia esplosiva che sembrava dominarlo. Dopo che il guardalinee aveva annullato il gol di Mkhitaryan, l’unico a protestare era stato lui: una corsa dicendo “no!” col dito, convinto che la posizione fosse buona. Pensiero confermato dalla tecnologia. E poi quando il Var ha convalidato anche il secondo gol – sempre su suo assist – è stato il primo a esultare verso la curva, come se quella rete l’avesse segnata lui. Ecco, il gol è l’unica cosa mancata alla sua partita per renderla perfetta. Ma ogni buon prestigiatore sa che, per stupire il pubblico, è bene tenersi un buon trucco per lo spettacolo successivo.  

Fonte Repubblica.it

Condividi
Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
0
Would love your thoughts, please comment.x
()
x
Available for Amazon Prime