Ciro Ferrara: “Il derby di Torino più difficile per la Juventus bloccata dal terrore di fallire”

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TORINO — Ci portano un caffè e una spremuta nel lussuoso bar vicino al fiume, chiedono di pagare prima e sul volto di Ciro Ferrara s’allarga un sorriso: “Mi sa che hanno paura che scappiamo!”. Ciro è raggiante, le tensioni del calcio non lo riguardano più. “È rimasto solo l’amore”.

Invece, cosa rimane a questa Juventus?
“Tanti problemi. Il terrore di fallire, alcune scelte sbagliate, una condizione fisica un po’ così e una realtà che prima o poi tocca a tutti: i cicli finiscono. Più stavi in alto, più fai fatica a risalire”.

Il derby è sempre un momento indecifrabile. Mai quanto questa squadra, però.
Allegri dice che non è un ritiro punitivo ma tutti i ritiri lo sono, altrimenti che ci vai a fare? Se i giocatori hanno davvero chiesto di ridurlo di una notte, hanno sbagliato. Il Toro è sempre una grana. Per il campionato la vedo dura, ancora peggio in Champions, ovviamente, e penso che alla fine pagherà l’allenatore perché è l’unico che si può mandare via. A Max non lo auguro, è un amico, però se leggi la classifica e vedi dov’è la Juventus, dici: no! Pure lo stadio è mezzo vuoto”.

Andrea Agnelli ha spiegato che la Juve non esonera.
“Allora mi sa che sono stato l’ultimo, ed eravamo quinti e ancora nelle Coppe. Chi prese il mio posto arrivò settimo, e pure quello dell’anno dopo è arrivato settimo. Vabbuò”.

Il ciclo forse è finito. E la qualità?
“Un discorso più ampio che non riguarda solo i bianconeri. Oggi in Italia può venire Di Maria, non certo Haaland. Grande, Di Maria, ma anche lui in fase discendente. La Juve è una squadra bloccata, intimorita, con qualche giocatore non all’altezza. Ma Andrea è stato coraggioso a dire quelle cose, ha dato un’indicazione”.

Invece, Ciro, il suo Napoli…
“Che squadra bellissima! Nessuno può nominare quella cosa (si tocca il petto, n.d.r.) e non sarò certo io a farlo, però ho sensazioni positive. Si è alzato un vento nuovo. Nessuno avrebbe immaginato un avvio simile dopo le partenze di Koulibaly, Mertens, Insigne, Ospina e Fabian, invece il Napoli dimostra che le idee possono valere più degli investimenti e dei capitali. Quel georgiano incredibile non lo conosceva nessuno. Oggi il Napoli è semplicemente la migliore squadra d’Europa”.

Lei ne ha appena difeso la memoria, rispondendo a Cassano.
“Ci ho pensato molto, ma lui aveva offeso i miei compagni e Diego. Ho risposto solo per rispetto nei loro confronti”.

Quanto le manca Maradona?
“Tanto. Il 26 di questo mese parto per l’Argentina, vado da solo, andrò sulla sua tomba e… (piange) e scusate, scusami, sarà l’età, ma mi commuovo per niente, mi succede da quando è nato Leone, il mio nipotino”.

Il 30 ottobre sarà il compleanno di Diego.
“Parliamone al presente, giusto così. Andrò nei suoi luoghi, dov’è nato, dove ha giocato, gli porterò un fiore, gliel’avevo promesso. Lui era così fragile e così grande. Se c’era nu casino, ce lo trovavi sempre, ma possedeva il dono più prezioso: sapeva farsi amare. Quando mi vedeva anche tra cento persone, lui le spostava per venire ad abbracciarmi. Per noi napoletani è stato la rivoluzione, il coraggio. Nessuno si permetta di mettere in dubbio Diego che era dio, e giustamente ora sta lassù”.

Lei ha vinto il Mondiale 2006 come vice di Lippi, ha allenato la Under 21 e la Juventus forse troppo presto. Perché non ha continuato?
“Sono caduto da molto alto e mi sono fatto più male. L’esperienza alla Juve mi ha bruciato, e ancora oggi mi feriscono certi giudizi cattivi. Però non ero più io, tornavo a casa sempre arrabbiato, forse trasmettevo la mia tensione alla squadra. A un certo punto ho capito che quella fame non mi apparteneva e che non avrei ricominciato a qualunque costo”.

Così è diventato commentatore televisivo però garbato, non di quelli che le sparano enormi soltanto per farsi notare.
“La mia cifra è l’ironia, e ancora di più l’autoironia. Mi è sempre piaciuto prendermi in giro, me l’hanno insegnato il gruppo e lo spogliatoio. A volte una battuta può essere più utile di mille discussioni. Come quando Moggi venne al campo d’allenamento con Giraudo e Bettega, noi in quel momento non stavamo andando benissimo, così il direttore chiese al povero Gian Piero Ventrone cosa stesse accadendo. Gianpi rispose: “Stiamo mettendo la benzina nel motore”. Allora io mi alzai e dissi “Ehi, prof, non è che ci stai mettendo gasolio?” Poi, per carità, anche incazzarsi di brutto può servire”.

Oggi la Juve non lo fa abbastanza?
“Non lo so. Se nel calcio esistesse la bacchetta magica, la useremmo”.

C’è un difensore che le piace proprio, in questo momento?
“Kim sta giocando magnificamente”.

Lei ha fatto tivù anche in “Pechino Express”: non si è sentito fuori ruolo?
“No, e perché? È stata una bellissima esperienza condivisa con mio figlio, una cosa molto formativa. Io, l’avventura vera non l’avevo mai conosciuta e lì te la devi cavare senza nessun aiuto”.

Come Allegri oggi pomeriggio?
(grossa risata)

Tra poco arriva il secondo Mondiale che vedremo da casa.
“Mi dispiace tantissimo per Mancini. Prima, eroe all’Europeo e poi mandato a casa dalla Macedonia del Nord: è il calcio, dalle stelle alle stalle basta un attimo”.

A lei accadde mai?
“Una volta la Gazzetta mi diede 3 in pagella: avevo marcato Gullit, Oddio, marcato mica tanto”.

Fonte Repubblica.it

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