Chiesa, Kulusevski e Kean bersaglio dell'”autocritica” di Allegri

TORINO – La gira e la rigira, ma poi Allegri non riesce a modellare la Juve a sua immagine e somiglianza: vorrebbe una squadra di forte personalità, capace di comandare le partite (che nel suo gergo significa stabilirne il ritmo, controllare le situazione, orientare i flussi di gioco: niente a che vedere con il possesso palla), di congelare i risultati, di minimizzare i rischi e massimizzare le opportunità, di leggere le situazioni. E invece continua a trovarsi per le mani una formazione emotivamente fragile e soprattutto mai pienamente in controllo. «I ragazzi devono capire che quando si gioca nella Juve il pallone ha un peso diverso, pesa di più. Serve più responsabilità, più cattiveria. Non è possibile prendere gol come lo abbiamo preso con il Milan».

“Ho di nuovo sbagliato i cambi”: Allegri contro Chiesa, Kulusevski e Kean

Le accuse sono dure, ma a ben vedere lo sono anche quelle che si celano nell’autocritica pubblica che ha fatto: «La colpa è mia che ho di nuovo sbagliato i cambi», una frase a doppio taglio che diventa piuttosto una durissima critica a chi entra a partita in corso, in particolare a Chiesa, Kulusevski e Kean. Se Allegri dice «di nuovo», significa che lui si considera recidivo esattamente come lo sono i subentranti: Chiesa e Kulusevski erano stati impiegati a partita in corso anche a Udine, peggiorando la situazione (da 1-2 a 2-2), mentre Kean era già stato un disastro a Napoli, dove era stato responsabile del gol del sorpasso partenopeo. Quindi c’è perlomeno un concorso di colpa: sbaglia Allegri a metterli, sbagliano loro per come entrano. L’allenatore ha evaso una domanda diretta (I panchinari si calano nella parte con scarsa concentrazione?), ma è chiaro che sia insoddisfatto principalmente di quei tre. Chiesa e Kulusevski li ha finora impiegati da titolari una volta soltanto e li giudica ancora acerbi, incluso l’azzurro neocampione d’Europa.

Dopo le sostituzioni la Juve si fa rimontare

Ma è chiaro che Allegri ce l’ha anche con se stesso: a Udine disse che il suo debutto con le cinque sostituzioni lo aveva un po’ confuso («Devo ristudiarmi bene i cambi, potrei averne fatto dei danni») ma in assoluto dalla panchina non mai avuto un impulso positivo, nemmeno di freschezza. È una delle ragioni per cui la Juventus è già stata rimontata tre volte su quattro, dopo aver abbondantemente messo mano alla formazione di partenza: quando è ora delle riserve, l’avversario prende il sopravvento anche se i bianconeri continuano ad avere una panchina extralusso. Con il Milan sono entrati giocatori per un valore di 139 milioni (60 Chiesa, 44 Kulusevski, 35 Kean), mentre sono rimasti inutilizzati gli 85 di De Ligt o i 30 di McKennie. «Dovevo fare cambi più difensivi» ha ammesso Allegri, che probabilmente rimpiange di non aver fatto ricorso a De Sciglio per rimpiazzare Cuadrado o a De Ligt per blindarsi con una difesa a cinque. Però tutto questo è strano: Max era straordinario nel capire al volo gli andamenti delle partite e la capacità di incidere a gara in corso era una delle sue doti più spiccate. Che durante i due anni sabbatici abbia perso il tocco? «Ho ancora bisogno di tempo, devo conoscere meglio i giocatori».

Lo scarso feeling con i giovani

L’allenatore deve in ogni caso essere veramente molto deluso dai giovani, se con il Milan ha schierato una formazione che sfiorava i trent’anni di età media (29,9), esattamente cinque in più rispetto al Milan (24,9), concentrando poi le sue critiche sullo scorcio di match in cui si è  abbassata. Ma deve nutrire i assoluto poca fiducia della Juve, se era convinto che una sconfitta contro il Milan avrebbe tagliato fuori i bianconeri dalla scorsa scudetto: «Avevo detto che questa partita sarebbe stata più importante per loro perché battendoci avrebbero potuto schiacciarci. Ci avrebbero dato il colpo del ko». Allegri quindi temeva di dover alzare bandiera bianca già alla quarta giornata: ha senz’altro vissuto momenti migliori, e soprattutto li ha fatti vivere alle sue squadre.

Fonte Repubblica.it

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