Chelsea, Potter più realista che mago: “Poche chiacchiere, battere il Milan. Leao? E’ pronto per la Premier”

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LONDRA – “Non ci sono tanti discorsi da fare, dobbiamo provare a prendere punti fondamentali. È sempre importante vincere le partite in casa e noi dobbiamo sfruttare la possibilità di giocare a Stamford Bridge. Certo, il Milan è una tra le migliori squadre della Champions, servirà l’aiuto dello stadio. Ci sarà una bella atmosfera, non vediamo l’ora di viverla”. Non è frequente sentire un manager, un allenatore inglese, che invita i tifosi a creare un ambiente infuocato, il famoso fattore campo. Ma Graham Potter non è tipo da calembour sull’omonimo Harry, il maghetto della saga di Joanne Rowling. È uno concreto e poco incline a usare le perifrasi, forse perché, a 47 anni, si trova per la prima volta alla guida di una squadra di vertice. Così, anche se si è appena seduto sulla panchina del Chelsea e questa sarà solo la sua terza partita, non finge  di non sapere che questo col Milan a Londra è l’appuntamento più importante di una campagna europea iniziata maluccio per il Chelsea.

Kanté leader designato

Sa anche benissimo, Potter, che alla fine le vittorie e le sconfitte le determinano sempre i calciatori, anche se lui qualche incantesimo l’ha pur fatto sulla panchina del Brighton, adesso consegnata all’italiano De Zerbi: “Voglio portare Kanté al suo massimo livello: nel calcio mondiale non esistono molti giocatori come lui”. Il manifesto programmatico è chiaro: contano innanzitutto i giocatori, anche perché nessuno poteva immaginare che la terza partita del girone di Champions fosse già quasi decisiva per il club più spendaccione del 2022, il Chelsea dell’americano Todd Boehly, che l’ha rilevato da Roman Abramovich, dopo i 19 anni di regno dell’oligarca russo, e non ha badato al portafoglio, dal quale erano già usciti 3 miliardi per rilevare la società: altri 271 milioni di sterline (313 milioni di euro) riversati sul mercato per raccogliere fin qui pochino, il quinto posto provvisorio in Premier League e l’ultimo nella classifica del gruppo E di Champions, guidato dal Milan. Per questo, anche se le duellanti sono separate soltanto da tre punti, a Stamford Bridge va in scena un piccolo thriller calcistico, invece di quella che in teoria doveva essere la sfida per il primato.

Le critiche a Boehly

La critica inglese, che su queste cose è spietata, ha individuato il colpevole della falsa partenza europea (sconfitta al debutto a Zagabria con la Dinamo,1-1 in casa col Salisburgo): il nuovo proprietario, appunto, al quale addebita la disinvolta gestione del mercato, con acquisti più costosi del loro reale valore e non sempre funzionali alle esigenze del campo. A Boehly, comproprietario anche dei Los Angeles Dodgers, storica squadra del baseball Usa, e in possesso di quote dei Los Angeles Lakers, nome illustre del basket Nba, viene rimproverato proprio un approccio da sport americano, poco adatto al calcio. Però su una cosa nessuno ha trovato da ridire: sulla scelta del successore del tedesco Tuchel licenziato senza tanti complimenti malgrado avesse vinto la Champions 2021 e ancora traumatizzato (“sono devastato”) da quella famosa telefonata mentre stava andando all’allenamento a Cobham e non pensava che lo 0-1 di Zagabria potesse costargli la panchina.

Profeta in patria

Potter ha alcune caratteristiche ideali per convogliare su di sé la benevolenza generale. Innanzitutto è inglese, il che, data la complessiva e perdurante colonizzazione straniera sulle panchine della Premier League, certamente non guasta. Poi è piuttosto duttile tatticamente, spaziando dalla difesa a 3 al 4-4-2 e al 4-3-3. Infine, rispetto al predecessore tacciato di rigidità nei rapporti con i giocatori, ostenta per ora empatia vistosa con tutti, dai membri dello staff inclusi quelli che già c’erano (il tattico dei calci piazzati Barry, ad esempio) ai calciatori stessi, anche se Koulibaly, ingaggiato dal Napoli a caro prezzo (milioni) e subito declassato a riserva, non sarà troppo d’accordo delle due panchine consecutive che gli ha finora riservato Potter. Il quale le ha così motivate: “Koulibaly si allena bene, viene da una squadra in cui era molto tranquillo per la fiducia che lo circondava, ma le cose in Premier League sono diverse”.

“Leao è un giocatore da Premier League”

Potter non vuole parlare di mercato, cioè di Nkunku, l’attaccante del Lipsia già ingaggiato da Bohely per la prossima stagione (forse insieme al difensore croato Gvardiol, altro pilastro del Lipsia, però un’eccezione la fa ed è piuttosto indicativa: per Leao, obiettivo non nascosto del Chelsea: “Giocatore incredibile, una sorpresa. Sono rimasto molto impressionato da lui, sta facendo la differenza nel Milan. Lui è un top player: non so che cosa succederà in futuro, ma è uno degli avversari più forti, questo è certo. Ha grande  talento e può sicuramente giocare  anche in Premier League”. Cioè anche nel Chelsea: se sia un sottile tentativo di destabilizzazione prima della partita oppure la conferma di un interesse mai nascosto, lo diranno i fatti. Intanto il realista Graham sa benissimo che verrà giudicato in base ai risultati e che alla partenza un po’ lenta (1-1 col Salisburgo, 2-1 in rimonta sul Crystal Palace con gol in extremis di Gallagher dopo il pari di Aubameyang) va fatta seguire l’indispensabile accelerazione. I manager, da queste parti, hanno la data di scadenza, e quanti ne sono passati di illustri, da Ancelotti a Mourinho a Tuchel stesso. Abramovich, in 19 anni, ne ha cambiati 16 e Boehly per ora ha superato la media. Tocca dunque al Potter che non si sente mago aprire un ciclo e farlo durare il più a lungo possibile.

La nostalgia di Koulibaly

Chi a 31 anni vuole vivere al massimo la sua occasione al Chelsea è Kalidou Koulibaly, dal 2014 all’estate scorsa colonna del Napoli e adesso vicino all’esordio col nuovo allenatore. Lui già pregusta il duello con Giroud, una vecchia conoscenza, sia sua sia del Chelsea, dove il centravanti del Milan ha giocato dal 2018 al 2021, vincendo anche la Champions: “Olivier ha segnato tanti gol nella sua carriera, ha appena vinto lo scudetto e gioca in una squadra che fa tanti gol. Sarà una partita dura per noi difensori, ma la dobbiamo assolutamente vincere, non vedo alternative per noi. Ci sono tante partite e qui c’è tanta concorrenza, è normale che io debba essere al massimo per giocare”. Per lui Londra è stata un cambio di vita, che non rinnega affatto, anche se confessa la nostalgia per Napoli: “Mi manca Napoli, ma è questa è stata una scelta mia, Londra l’ho voluta io, sapevo già che ci sarebbe stata tanta concorrenza. Sono felice di essere qui. Spero che i napoletani facciano il tifo per noi e spero che il Napoli vinca lo scudetto, ma non sono pentito della scelta che ho fatto”.

Fonte Repubblica.it

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