Chelsea-Milan è Giroud contro Aubameyang: i grandi ex segnati dalla maledizione del 9

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LONDRA — La maledizione del numero 9, al Chelsea, è stata prima un sospetto, poi una superstizione sussurrata, infine una certezza urlata dai tifosi al venticello di Stamford Bridge. Perché su certe cose, almeno nel calcio, tutto il mondo è Paese, e pure se al netto degli hooligans questa sarebbe la squadra di uno tra i quartieri più snob di Londra, dove un affitto da meno di tremila sterline al mese è un’utopia da sgabuzzino, anche qui vige la regola del non è vero ma ci credo. Non ci crede tuttavia Pierre-Emerick Aubameyang, che indossa da settembre la famigerata maglia e che volentieri – anche se Olivier Giroud non ne vuole sentire parlare e malgrado i milioni di occhi puntati su Rafa Leao – accetta l’idea che Chelsea-Milan venga etichettata proprio come duello tra numeri 9: Aubameyang-Giroud, appunto.

Chelsea, il fallimento di Crespo, Morata, Higuain, Falcao

La semplificazione, in verità, non sembrava possibile, fino all’inizio di settembre, e la ragione non era solo tecnica o di mercato. Era proprio questione di scaramanzia. Prima di essere licenziato dal proprietario americano Todd Boehly, l’allenatore tedesco Thomas Tuchel aveva fatto in tempo a svelare il segreto che poi tanto segreto non era: nessun giocatore del Chelsea voleva il numero 9. Ma aveva anche fatto in tempo a caldeggiare e a ottenere l’ingaggio di un attaccante che della superstizione se n’è infischiato. Aubameyang, 33 anni, è arrivato a Londra dal Barcellona sul finire del mercato estivo e si è tranquillamente caricato sulle spalle, oltre al peso dell’attacco rivoluzionato (via Werner e Lukaku, degradati Pulisic e Ziyech, arruolato Sterling) di una squadra in crisi improvvisa, anche la maglia che i compagni rifiutavano perché portava male o comunque non portava bene: per referenze chiedere a Kezman, Crespo, Torres, Morata, Higuain, Falcao e al Lukaku secondo estratto, tornato all’Inter dopo una stagione abbastanza insipida a Stamford Bridge.

Aubameyang al Milan, niente spazio con Inzaghi e Kakà 

Invece Aubameyang, che negli ultimi mesi non è stato esattamente accompagnato dalla buona sorte e che in Catalogna aveva appena subito una rapina nella sua casa di Castelldefels con annessa mascella fratturata, non ci ha pensato troppo ad accettare la proposta del suo vecchio allenatore al Borussia Dortmund, salvo constatare subito che le loro strade si sarebbero irrimediabilmente divise dopo una sola partita insieme.  Il centravanti non ha fatto nemmeno in tempo a gustarsi l’incontro che il suo mentore era già stato cacciato. Poi, ovviamente, la vita è andata avanti e adesso, dopo il promettente gol segnato in Premier League al Crystal Palace, Aubameyang si ritrova con Sterling alla guida dell’attacco che dovrà fare gol alla sua prima, vera squadra da professionista: il Milan.

La carriera di Aubameyang

Al Milan il giovane Pierre, francese di Laval naturalizzato gabonese, lui nato in Francia da madre spagnola e padre del Gabon, giocò 26 partite nella Primavera di Filippo Galli, con Darmian e Ancelotti junior come compagni. Correvano gli anni 2007-2008, gli ultimi del grande ciclo ancelottiano, e a quel ragazzo dal dribbling facile e dalle referenze di famiglia – i fratelli maggiori Catilina e William, passati entrambi dalle giovanili rossonere – veniva già predetta un’ottima carriera. Ma era il Milan di Kakà, Pippo Inzaghi, Gilardino e Pato, il Milan che nel 2007 vinse la Champions ad Atene: impossibile trovare anche un piccolo spazio per il debutto, in mezzo a tutti quei campioni. Lui ne prese atto e dopo una serie di prestiti in Francia (Digione, Lille, Monaco, Saint-Etienne) nel 2012 si è rassegnato a proseguire lontano da Milanello la scalata. Che poi scalata è in effetti stata: dal 2013 al 2022, tra Borussia Dortmund e Arsenal, l’ex ragazzo di belle speranze è diventato un ottimo attaccante in Europa (39 gol tra Champions ed Europa League) e la bandiera del Gabon (30 gol). La parentesi al Barcellona è durata poco, dal gennaio all’agosto di questo 2022, eppure le statistiche (13 gol in 24 partite) non erano male.

Aubameyang, a Barcellona rapina in casa e mascella fratturata

Ma le esigenze economiche del Barça, dopo il costoso ingaggio di Lewandowski, hanno prevalso, per il disappunto di Xavi, che ha visto il suo prezioso attaccante tornare a Londra, sponda Chelsea, (12 milioni ha pagato Boehly per il cartellino), dove lo aspettava Tuchel per un ricongiungimento durato pochissimo. Aubameyang ci è rimasto male, ma non se n’è fatto un cruccio. Il nuovo allenatore Potter ha dichiarato subito che avrebbe puntato su di lui, fino a spiegare a poche ore dalla partita col Milan che la ragione non è soltanto tecnica: “Pierre è un punto di riferimento per la squadra, in campo e fuori. Lo dimostra la maniera in cui ha saputo reagire al trauma della rapina che ha subito a Barcellona”. Adesso il nuovo jolly del Chelsea, che potrebbe duettare con Mount o Havertz alle spalle di Sterling, sfida senza rancore il Milan, cui è rimasto sinceramente affezionato, come dimostra l’aneddoto rispolverato in questi giorni: “A Milanello mi sono divertito tanto e ho imparato tantissimo. Ricordo ancora la scena di Ancelotti che invitava Ronaldo il Fenomeno a dimagrire un po’ e lui che gli rispondeva se avrebbe preferito che segnasse o che corresse. Poi fece due gol”. I gol: l’ossessione di ogni attaccante. Con la maglia del Chelsea Giroud ne segnò 39. Ma portava il numero 18.

Chelsea-Milan è Giroud contro Aubameyang: i grandi ex segnati dalla maledizione del 9Fonte Repubblica.it

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