Champions, Unai Emery: “Cerco il puro Futbol, dopo la Juventus il Villarreal può battere anche il Liverpool”

Champions, Unai Emery: "Cerco il puro Futbol, dopo la Juventus il Villarreal può battere anche il Liverpool"

VILA-REAL – Per i tifosi del Villarreal, quello di ieri non era un giorno di festa. Tutt’altro. E già, perché il 25 aprile del 2006 il sogno di disputare la prima finale di Champions League della propria storia andò a sbattere su Jens Lehman. L’allora portiere dell’Arsenal parò, infatti, il calcio di rigore che Juan Román Riquelme non avrebbe mai voluto lanciare. A sedici anni dalla delusione più cocente, il Submarino amarillo ci riproverà a partire da domani sera. Questa volta, di fronte, ci sarà il Liverpool di Jurgen Klopp che, dalla sua, dovrà fare i conti con il ‘Maestro’ basco, Unai Emery, e la sua spasmodica ossessione per i dettagli che nel calcio, anzi nel “fútbol”, fanno la differenza: “L’intervista la possiamo fare all’ora che preferite – ci avevano rassicurato i colleghi dell’ufficio stampa ‘groguet’ – . A mezzogiorno, all’una o alle tre. Quando volete, tanto il mister è sempre al centro sportivo”.

“Buenas tardes”.

Buon pomeriggio a lei, tutto pronto?

“Non è la prima semifinale europea che prepariamo e, per questa ragione, lo stiamo facendo con la massima naturalezza possibile. È vero che rispetto alle semifinali di Europa League, la sfida con il Liverpool rappresenta un passo in avanti, ma l’obiettivo è quello di sempre: potenziare le nostre qualità e rispettare il rivale. Abbiamo una voglia enorme di giocare e vivere questo momento”.

Dopo aver eliminato il Bayern ha sorpreso tutti sottolineando che se siete arrivati fino a questo punto è perché alle vostre spalle “c’è un progetto solido e non per essere paragonati a Asterix e Obelix”. In tal caso a lei toccherebbe il ruolo di Panoramix. Qual è il segreto della sua pozione magica?

“La mia priorità è il lavoro, provare a aiutare i miei calciatori facendo ricorso alle esperienze vissute, a quello che ho imparato, ma anche all’entusiasmo con cui guardo al presente”.

Non sarete i galli di Goscinny e Uderzo, ma Vila-real è senza dubbio un villaggio che aspira a conquistare l’impero.

“PIù vai avanti e più la montagna da scalare è alta. Tuttavia, se siamo arrivati sin qui è perché lo abbiamo meritato e perché, come abbiamo dimostrato contro Juventus e Bayern, abbiamo le capacità per superare anche le squadre favorite alla vittoria finale”.

Hondarribia, il suo “villaggio” natale al confine con la Gallia, pardón Francia, è ancora il suo rifugio quando è alla ricerca di un po’ di tranquillità?

“Assolutamente sì, è il luogo dove ritrovo la mia normalità grazie alla mia famiglia, ai miei amici, al mare, alla montagna e alle riflessioni con la Virgen de Guadalupe”.

Dal villaggio alla provincia, al mondo. Tra il suo debutto in panchina a Lorca e l’arrivo al Villarreal ha girato l’Europa: Valencia, Mosca, Siviglia, Parigi e Londra. Durante il suo peregrinare ha dato più di quello che ha ricevuto o viceversa?

“Senza ombra di dubbio ho ricevuto più di quello che ho dato. È un privilegio essere stato l’allenatore di questi grandi club che mi hanno dato l’opportunità di competere in Europa e allenare i loro grandi calciatori. Dalla mia, ci ho messo tutta la mia dedizione”.

Klopp l’ha elogiata dicendo che “è incredibile quello che sta facendo”. La sensazione, però, è che lei ci creda sin dall’inizio.

“L’entusiasmo non è mai mancato. Sì, è vero sogniamo ma, per essere realizzati, i sogni devono essere accompagnati dallo sforzo necessario e questo ce lo portiamo dietro sin dall’inizio della stagione. E, per essere sincero fino in fondo, una semifinale si gioca per dare un ulteriore passo in avanti, a prescindere dal livello dell’avversario”.

Juve, Bayern e ora Liverpool. Il livello di difficoltà continua a aumentare e, come se non bastasse, cambia completamente lo stile di gioco del rivale.

“La sfida è proprio quella di riuscire a adattarsi, prima, sui punti forti dell’avversario e, poi, su quale potrà essere la nostra capacità di risposta, preparando ogni volta una strategia diversa. E per il Liverpool ne abbiamo pronta un’altra”.

Questa volta, però, l’andata è in trasferta.

“Cambia sia per noi che per loro che in precedenza hanno giocato la prima fuori. Quello che non cambia è che la gara d’andata continua a essere molto importante perché condiziona il modo in cui affronterai il ritorno”.

Per completare le 12 fatiche, bisognerà uscire vivi da Anfield e trionfare al Madrigal. Il piano generale è già pronto o meglio rimanere sul “partido a partido”?

“Inizialmente abbiamo riflettuto sul fatto che si tratta di una sfida su 180 minuti o anche di più se finiremo ai supplementari. Subito dopo, invece, ci siamo concentrati sui nostri obiettivi in vista del primo atto. Il fatto che il gol in trasferta non sia più importante come prima ci spinge a credere che l’idea giusta sia quella di andare a Anfield e giocare per vincere e per impedire al Liverpool di mettere in mostra la sua miglior versione, tanto a livello individuale che collettivo”.

Il suo libro “Mentalidad ganadora: el método Emery”, è introvabile. Per battere i reds sarà più importante la mentalità o il metodo?

“Entrambe le cose. Senza metodo non troverai mai la mentalità per poter metterlo in pratica e senza mentalità puoi anche avere un metodo che, però, in un momento di difficoltà qualsiasi potrebbe crollare. E momenti difficili ce ne saranno, glielo assicuro”.

Dopo aver vinto quattro Europa League, le dà fastidio o la motiva che continuino ad associarla a una sconfitta, la remuntada (6-1) incassata dal suo Psg al Camp Nou?

“La utilizzo, l’ho utilizzata e continuerò a utilizzarla come un’esperienza qualsiasi che mi ha aiutato a essere migliore. Poco m’importa come l’utilizzano gli altri”.

Ha ancora voglia di provare il grande salto o, voltandosi indietro, ha capito che, forse, la sua missione nel calcio non sia quella di vincere sulla panchina di un top team, bensì di sorprendere e ribaltare i pronostici?

“Ho 50 anni, una discreta traiettoria alle spalle, ho affrontato tanti momenti difficili e altrettanti facili e ritengo che ogni volta che do un passo è per essere un allenatore migliore. E, sotto questo aspetto, sia il mio entusiasmo che la mia vocazione sono ancora vivissimi”.

Non ha mai allenato in Italia.

“Nel momento in cui dovessi fermarmi a pensare a quale potrebbe essere il mio passo successivo sarei un allenatore peggiore. Non sarebbe un comportamento responsabile nei confronti dell’impegno che ho preso con il Villarreal. Mi piace godermi i bei momenti e la quotidianità del lavoro. Per quanto riguarda il futuro, “lo que serà, serà”, sono aperto a qualsiasi ipotesi perché il “fútbol” continua a farmi sentire vivo”.

Nelle scorse settimane ha tenuto banco il dibattito ‘Guardiolismo vs Cholismo’. Il “fútbol” di Emery dove si sente più a suo agio?

“Sinceramente è un dibattito che né seguo né comprendo. Quello che mi importa è fare in modo che la mia squadra possa essere in grado di trasmettere qualcosa alla gente. Il mio è “fútbol” e basta, o meglio “puro fútbol”. È questa l’unica etichetta che riconosco”

Fonte Repubblica.it

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