Champions, Pioli: “Se il Salisburgo si aspetta il Milan di Torino rimarrà deluso”

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MILANO – Ogni grande ciclo della storia del Milan nel dopoguerra viene identificato col nome di un allenatore: Viani, Rocco, Liedholm, Sacchi, Capello, Ancelotti. A Milanello Stefano Pioli passa tutti i giorni accanto alla statua di Nereo Rocco, l’uomo della prima Coppa Campioni, levata al cielo di Wembley cinquantanove anni fa da Cesare Maldini. E adesso è una probabilità non remota che proprio lui, Pioli il simbolo della gavetta interminabile cooptato da Paolo Maldini figlio di Cesare, possa iscriversi al nobile elenco. La probabilità sta scritta nel contratto appena rinnovato fino al giugno 2025: sei stagioni, con un mandato fortissimo messo nero su bianco dalla società, costituiscono un tempo congruo per uscire dalla lista dei tecnici consumati in fretta dal calcio usa e getta di oggi. Lui non fa finta di non saperlo: “Mi sono regalato questo sogno e voglio continuare a viverlo. Spero che il nostro percorso insieme, mio e del Milan, sia solo all’inizio. Vogliamo rendere il club sempre più grande, con obiettivi sempre più ambiziosi. Io qui mi sento apprezzato e stimato: per un allenatore è fondamentale”. 

Solo che questo è anche un calcio sempre più internazionale, nel quale la Champions segna la frontiera tra banalità e normalità e alzare la Coppa dei campioni oppure no rappresenta il limite tra la consuetudine e l’eccezionalità. Se il Milan passasse finalmente la fase a gironi, cosa che non riesce più a fare da nove anni, sette dei quali li ha trascorsi in esilio dalla Champions, non ci sarebbe nulla di eccezionale, però è anche di normalità che sente il bisogno. 

Pioli stesso lo spiega, mentre riconduce la partita col Salisburgo entro i confini di un obiettivo talmente abbordabile  – per la qualificazione agli ottavi di finale basta un punto – che non è proprio il caso di considerarlo un’impresa, né tanto meno di snaturare la tattica offensivista, costruita col lavoro di tre stagioni e consolidata anche come marchio della squadra: “Allontanarsi dalla strada che abbiamo imboccato sarebbe un errore. Attaccheremo, come abbiamo sempre fatto. E Leao, che è un grandissimo giocatore, sarà di nuovo al massimo della condizione. Se gli avversari pensano di rivedere il Milan di Torino, rimarranno delusi”. Sintetizza il concetto Tonali, il trascinatore: “Siccome è una partita da vincere, dobbiamo entrare in campo senza pensare che possiamo anche pareggiare”.

Ecco l’effetto Pioli, l’antidoto contro tutte le forme di insicurezza. Quando lui si avvicinò ò5 al Milan poco più di tre anni fa, con passo felpato, senza proclami e in mezzo alla diffidenza, nessuno poteva immaginare che sarebbe stato investito del ruolo di grande restauratore: della gloria che fu e che si pensava impossibile da ritrovare. Invece adesso è qui, a un punto dal riportare la squadra tra le prime sedici d’Europa. E poi chissà il resto della risalita, passando accanto alla statua di Nereo Rocco.

Fonte Repubblica.it

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