Champions, perché Pioli può ancora sperare nel miracolo al Milan

PORTO – C’è un precedente tutt’altro che preistorico a incoraggiare il Milan nella sua speranza di accedere comunque agli ottavi di finale della Champions, nonostante la partenza a dir poco falsa, con le tre sconfitte nelle prime tre giornate. Nella stagione 2019-20 l’Atalanta, che avrebbe poi raggiunto la Final Eight di Lisbona cedendo solo in extremis al Psg di Neymar e Mbappé, dopo le sue prime tre partite si trovava nella stessa condizione di classifica del Milan attuale: con zero punti, per le batoste con Dinamo Zagabria, Shakhtar Donetsk e Manchester City, contro i 4 della coppia Shakhtar-Dinamo e i 9 del City. La classifica del girone B di oggi pare la fotocopia di quel girone C: Liverpool 9, Atletico Madrid e Porto 4, Milan 0. L’Atalanta chiuse al secondo posto, grazie al pari a San Siro col City e alle due vittorie con la Dinamo, ancora a Milano, e con lo Shakhtar in trasferta. Quella classifica finale – City 14, Atalanta 7, Shakhtar 6, Dinamo 5 – fu pure conseguenza del rallentamento delle due rivali ucraina e croata, che pareggiarono anche il secondo dei loro scontri diretti togliendosi punti decisivi a vicenda, mentre la capolista inglese – altra analogia geografica – si limitò a un unico pareggio ininfluente in casa con lo Shakhtar. Stavolta la concatenazione di risultati appare più complessa, però non è inverosimile.

Ibrahimovic contro il Porto 

L’imperativo di Pioli: vincere sempre

In teoria il Milan può già rimettersi in corsa il prossimo 3 novembre, battendo al Meazza il Porto, se il Liverpool sconfigge anche ad Anfield l’Atletico. E se poi il 24 novembre la squadra di Klopp usa lo stesso trattamento col Porto e il Milan riesce a vincere a Madrid (è quella la sfida cruciale), a Pioli può addirittura riuscire il doppio sorpasso: in quel caso il Milan diventerebbe addirittura padrone del proprio destino all’ultima giornata, nel duello casalingo del 7 dicembre col Liverpool, al quale arriverebbe in vantaggio su Porto e Atletico. In verità al momento sembra che il destino milanista in Champions sia decisamente nelle mani degli avversari e che l’obiettivo più abbordabile resti semmai l’ingresso in Europa League nel 2022. Ma il freddo esame delle tre partite perse induce comunque a un po’ di ottimismo per le tre che verranno.

La tesi di Ibra

Si è infatti trattato di sconfitte tutte dignitose, con parecchi alibi e con la capacità di cercare il pareggio fino all’ultimo. Col Liverpool, dopo l’imbarcata iniziale e la rimonta, è stato vistoso il tributo alle timidezze dell’esordio. Con l’Atletico, senza la discussa espulsione di Kessié dopo il netto dominio del primo terzo di partita, in parità numerica la sconfitta sarebbe stata un’eventualità improbabile. E col Porto sono state decisive le cinque assenze, oltre alla controversa decisione di Brych di sorvolare sulla spallata di Taremi a Bennacer nell’azione del gol: con Maignan, Hernandez, Kessié, Diaz e Rebic le risorse offensive e difensive sarebbero state parecchie di più. La sintesi più appropriata l’ha fatta Ibrahimovic: l’inesperienza complessiva di una squadra in cui pochi prima di quest’anno avevano giocato qualche partita in Champions – proprio Ibra e Giroud sono le due eccezioni – è la più evidente ragione degli errori nei momenti caldi della partita. Secondo Ibra, i giovani del Milan hanno già fatto tesoro degli sbagli. La speranza per nulla segreta è di emulare l’Atalanta, due anni dopo. Magari proprio recuperando subito quattro – soltanto Maignan sarà ancora fuori causa – tra gli indisponibili del Dragao.  

Fonte Repubblica.it

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