Champions, Inter-Real Madrid 0-1: Rodrygo beffa i nerazzurri all’89

MILANO – La sconfitta in extremis, circonfusa da un alone di lieve ingiustizia, è stata una beffa ma non una lezione. L’Inter non avrebbe meritato di perdere, e proprio all’ultimo, con il Real, forse avrebbe anzi meritato di batterlo, ma rimuginare rimpianti è il primo passo per mettere da parte tre anni di umiliazioni europee, tre Champions da intrusi: arrivare a giocarsela alla pari con il Real era il primo traguardo che l’Inter aveva il dovere di raggiungere e l’ha raggiunto, portando in dote la sfrontatezza che la Champions pretende, quella sfacciataggine che ha scalzato la spaurita timidezza che aveva condotto a tre eliminazioni consecutive alla prima fase. Stavolta andrà diversamente. 

<<La cronaca della gara>>

Inter non inferiore al Real…

L’Inter non è stata inferiore in niente, pur se superiore in troppo poco, al Real che un anno fa la maltrattò in Spagna come in Lombardia, e a livello teorico quest’Inter è più debole di quella, mentre questo Real è un filo meglio. E poi il Madrid porta sempre con sé l’impronta genetica della grande squadra, anche in annate di passaggio come questa: ha quel patrimonio ancestrale con cui bisogna sempre fare i conti e che l’ha tenuto in piedi quando l’Inter gli si è abbattuta contro a ondate, soprattutto nel primo tempo, svolazzando calcio profondo e diretto con padronanza assoluta del corpo e delle idee. Ci sono stati momenti in cui l’usura del Real sembrava sul punto di far cedere ogni tessuto, perché Darmian lo stiracchiava da una parte e Perisic dall’altra, perché Brozovic dava un ritmo un po’ più rock del flamenco e Lautaro e Dzeko si intendevano con un’occhiata, mentre l’intera squadra nerazzurra saliva a occupare il territorio lasciando solo De Vrij a protezione della propria metà campo.

…ma manca la concretezza

Però è proprio in quei momenti che i limiti concettuali sono emersi: l’Inter ha prodotto molto ma concretizzato poco, ha avuto almeno sei occasioni interessanti ma troppe ne ha fallite per mancanza di senso pratico in area (o per mancanza di Lukaku, che è la stessa cosa). È come se i nerazzurri fossero condannati a giocare bene – o addirittura benissimo, a questi livelli – per la mancanza di elementi risolutori, di soluzioni improvvisate. Dzeko nella ripresa è sparito, Lautaro si è mosso molto e bene ma in area è stato tenero, come quando ha tirato di testa addosso a Courtois al 19’. 

Benzema e Modric, i sarti del Real

Il Real ha tenuto botta con l’esperienza, con la smagatezza. Benzema e Modric (uscito con tutto San Siro in piedi ad applaudirlo) hanno cucito la squadra, l’hanno tenuta assieme, hanno aiutato i ragazzi (quel Vinicius, un magnifico talento a intermittenza) a superare i lunghi momenti di difficoltà e così nella ripresa la partita è diventata quella che voleva Ancelotti, cioè un serie di eventi da tenere sotto controllo. Inzaghi non ha avuto dai cambi l’impulso della freschezza (ma perché ha tolto Perisic, che era tra i più brillanti?) e a un certo punto, più o meno dopo che al 9’ st Dzeko e Skriniar non sono riusciti a risolvere una laocoontica mischia nell’area di Courtois, il gioco è passato nella disponibilità del Real, che pure non ha fatto passare chissà quali paure ad Handanovic, per altro protetto benissimo da un difesa impeccabile fino agli sgoccioli, quando un lancio di Valverde ha pescato in area Camavinga, la cui sponda ha liberato al tiro (sporco) Rodrygo, già decisivo un anno fa nel 3-2 a Madrid nel finale: è con le sue lussuose riserve bambine (39 anni in due, ma 76 milioni spesi per comperarle) che Madrid si è mantenuta su piedistallo che l’Inter guarda ancora dal basso, anche se da più vicino. 

INTER-REAL MADRID 0-1 (0-0)
Inter (3-5-2): Handanovic, Skriniar, de Vrij, Bastoni; Darmian (10′ st Dumfries), Barella (39′ st Vecino), Brozovic, Calhanoglu (20′ st Vidal), Perisic (10′ st Di Marco); Dzeko, Lautaro (20′ st Correa) (21 Cordaz, 97 Radu, 5 Gagliardini, 7 Sanchez, 11 Kolarov, 13 Ranocchia, 33 D’Ambrosio). All.: Inzaghi.
Real Madrid (4-3-3): Courtois, Carvajal, Militao, Nacho, Alaba; Valverde,  Casemiro, Modric (35′ st Camavinga); Vazquez (20′ st Rodrygo), Benzema, Vinicius Jr (‘ Asensio) (13 Lunin, 40 Fuidias, 5 Vallejo, 7 Hazard, 16 Jovic, 22 Isco, 24 Mariano, 27 Blanco, 35 Gutierrez). All.: Ancelotti.
Arbitro: Siebert
Reti: nel st 44′ Rodrygo
Recupero: 1′ e 2′
Angoli: 5 a 4 per il Real Madrid
Ammoniti: Lautaro e Alaba per gioco falloso, Espulsi: nessuno
Spettatori: 37.082

Fonte Repubblica.it

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