Cercasi Inter disperatamente. Lukaku non basta, la difesa è sparita

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Cercasi Inter disperatamente. Lukaku non basta, la difesa è sparita

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PESCARA — L’Inter è una squadra a metà strada, come se non sapesse dove andare ma nemmeno da dove viene. La pesantezza della sconfitta con il Villarreal (2-4) non precipita per caso addosso ai nerazzurri. È tutta l’estate che cercano qualcosa e non sanno bene cosa, si stanno trasformando (snaturando?) pensando che il bene di Lukaku sia il bene di tutti ma che intanto scricchiolano qua e là (soprattutto là, in difesa): saranno segnali di cedimento? Il Milan oggi come oggi è un’altra cosa, sembra quasi concettualmente l’opposto. Mancano scioltezza e naturalezza, come se la squadra facesse fatica ad abbandonare quell’idea di coralità perseguita – e quasi sempre raggiunta – l’anno scorso per passare a un gioco con l’indirizzo, via Lukaku numero 90. Poi lui ha segnato (era l’1-1, in quel momento) e meno male, ma più con una creazione dell’Inter di un anno fa, anche se il cross (Gosens) e il colpo di testa (Romelu) sono stati dei due titolari nuovi: è stata però l’unica azione impostata sulla stretto, basata sulla tecnica e la velocità del gioco a terra, sulla qualità creativa di Lautaro, molto meglio quando viene a fare il cucitore di reparto che non il tallonatore di palloni lunghi.

L’Inter sembra una squadra costruita su terreno franoso, non ha contrafforti. Non ha ancora niente di veramente solido cui poggiarsi, nemmeno la difesa, che qui è stata una disastro e altrove mai una garanzia, visto che i nerazzurri hanno preso gol in ogni amichevole: sembrava che fosse a causa dell’assenza di Skriniar, ieri per la prima volta titolare (e disastroso, soprattutto sull’1-3 di Pedraza), ma con lui le cose sono andate anche peggio, perché Bastoni continua a essere sfasato. Stavolta è almeno andato meglio De Vrij, che dice: “Non possiamo essere contenti della preparazione”.

È anche vero che di nove amichevoli fra formazioni italiane e spagnole, le nostre ne hanno vinta una soltanto (il Napoli contro il Girona): qualcosa vorrà pure dire. Ed è anche vero che c’è il forte sospetto che il Villarreal, che in attacco schierava due ragazzi rientrati dal prestito, sia meglio dell’Inter in senso assoluto, non solo tra le onde che vanno e che vengono del calcio d’agosto, ma è chiaro che se l’Inter ha vinto una sola amichevole su cinque (la prima, contro il Lugano) e ha già incassato dieci reti, il malfunzionamento generale è ben più di un sospetto. Il Villarreal ha segnato quattro volte e in quattro modi diversi: con un pezzo di bravura (che bello l’esterno sinistro di Pedraza), recuperando palla con il pressing e smarcando un incursore (Coquelin), con una percussione veloce (ancora Pedraza) e in contropiede (Jackson): significa che l’Inter non ha saputo opporsi a nulla e il lavoro difensivo è mancato a tutti i livelli, a cominciare dagli attaccanti che non si sono sacrificati mai. Infatti Inzaghi dice: “Dovevamo fare meglio in fase difensiva, a livello di squadra: c’è molto da lavorare”.

A centrocampo sono spiccati gli errori di Asllani (il più grave ha provocato il gol dell’1-2), ma il giovane albanese è stato l’unico a provare a dare sveltezza al pallone e ad alzare il tasso di difficoltà della giocata, perché per il resto l’Inter ha cercato con insistenza la sventagliata sugli esterni (è riuscita una volta), dove è sembrato ancora esile e fragile Gosens. Meglio è andato Dimarco, che tra l’altro ha ispirato il 2-3 di D’Ambrosio, ma sono minimi appigli su una parete d’incertezze. È come se l’Inter tenesse il fiato in attesa della fine della mercato, nella convinzione che finché è aperto può solo indebolirsi. Non è una squadra di sicura di sé, né che guarda in là.

Fonte Repubblica.it

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