Calvarese, un arbitro in tv: “La mia sfida, raccontare un rigore in dieci secondi”

Dal campo alla tv in una manciata di mesi. Gianpaolo Calvarese a luglio si preparava a iniziare la sua ultima stagione da direttore di gara, poche settimane dopo, ne inaugurerà un’altra: commentatore televisivo per Amazon Prime Video, che trasmetterà la Champions League.

Calvarese, ci racconta il passaggio dal campo alla tv? E’ il primo arbitro a farlo in piena “attività”, visto che avrebbe potuto arbitrare ancora.
“E’ molto stimolante, anche perché lascio la squadra degli arbitri ma entro a far parte di un’altra, quella di Prime Video, che è di altissimo livello. Marco Foroni mi ha chiamato per illustrarmi la loro idea e l’ho ritenuta non solo molto interessante e futuribile, ma anche formativa”.

E’ stata una scelta fatta pensando al futuro, visto che sarebbe stata la sua ultima stagione da arbitro, o semplicemente il richiamo della tv era a questo punto della sua vita più forte di quello del campo?
“Con grande franchezza, non ho dovuto scegliere. Quando Foroni mi ha contattato, avevo già fatto la mia scelta, quella di portare avanti e sviluppare la mia azienda di famiglia di integratori sportivi. Ha basi solide e ha un orientamento al green e alla sostenibilità ambientale: io sono ingegnere ambientale, mio padre ha sempre studiato il mondo delle api, che sono il core bussiness del nostro prodotto. Ho scelto col cuore, non solo con la testa, che è ancora quella di un arbitro”.

Si dice anche che possiate comprare la squadra del Teramo.
“Per me è l’unica squadra che ho sempre tifato, fin da piccolo. Quindi se chiedete a Gianpaolo quale sia il suo sogno da tifoso, rispondo che è vedere il Teramo nell’Olimpo del calcio italiano; nei miei sogni anche in Serie A”.

In tv invece come si vede? Solo un commentatore arbitrale o pensa di poter offrire opinioni anche sul calcio giocato?
“La materia arbitrale è complessa e sempre in divenire, proverò a spiegarla con imparzialità e a raccontare quello che succede tra arbitro e Var. Ma per arrivare ad altissimi livelli bisogna sempre studiare molto: se mi chiederanno contributi anche tecnico-tattici, credo di poter essere preparato. Molti non lo immaginano, ma bisogna preparare anche quegli aspetti nei minimi dettagli, per poter affrontare un derby, come ad esempio Lazio-Roma”.

Gli arbitri però sono spesso anche al centro delle accuse, a lei è capitato recentemente. Come le viveva?
“Non voglio essere diplomatico, ma penso davvero che il calcio sia di tutti. E i tifosi sono una componente fondamentale: vanno ascoltati, anche quando criticano in maniera dura. Purché siano critiche in buona fede e utili alla crescita, a migliorarsi. Se diventano strumentali, se ne può anche fare a meno”.

Qual è il segreto per schermarsi?
“La maniera migliore è prepararsi per sbagliare il meno possibile e non ripetere gli stessi errori. Tutti noi arbitri, ad un certo livello, siamo maniaci dei particolari che compongo una gara. Maniacali erano e sono anche i nostri maestri: devi esserlo. In campo ti giochi tutto su episodi “grigi”, difficili da dirimere in pochi istanti, e in quei secondi solo la preparazione ti può aiutare. A volte sbagli, è inevitabile, ma se sei preparato l’errore non ti condiziona.”.

Il cambio al vertice dell’Aia e del designatore ha influito sulla sua scelta di smettere?
“No, anzi, sia Nicola Rizzoli, l’ex designatore, che il nuovo, Gianluca Rocchi, sono eccezionali: sia da un punto di vista tecnico che umano”.

Le sarebbe piaciuto, in carriera, poter spiegare magari in tv un arbitraggio? Il Var è stato spiegato in modo abbastanza chiaro alle persone?
“Nel 2021 la comunicazione e le connessioni sono fondamentali, e mi ha reso molto felice il fatto che la nuova governance dell’Associazione italiana arbitri abbia aperto in questo senso. Ma anche il presidente federale Gravina, già lo scorso anno, con lungimiranza aveva assegnato a Rocchi, che poi adesso è diventato designatore, il compito di spiegare al meglio il Var nei ritiri delle squadre di serie A e B”.

Ma il Var ha semplificato il vostro lavoro?
“E’ un grandissimo aiuto e rappresenta una svolta epocale, ma come tutti i cambiamenti epocali, c’è bisogno di  tempo per far funzionare in maniera raffinata tutti gli ingranaggi”.

Pensi di poter contribuire a rasserenare il commento delle decisioni degli arbitri – e quindi anche degli errori – in tv?
“Voglio far capire una cosa: il mestiere dell’arbitro è decidere, chiunque è chiamato a prendere decisioni svolge un lavoro difficile, soprattutto in quelle situazione grigie in cui la soggettività ha un peso preponderante. Ed è inevitabile che una decisione soggettiva faccia discutere”.

Quanto deve studiare per riuscirci?
“Ho studiato sempre: come ingegnere e come arbitro. Ma in tv approccio in punta di piedi: in dieci secondi dovrò saper spiegare un episodio anche dubbio, un rigore, un gol annullato. E credetemi, è davvero complesso. Io, da arbitro, credo sia indispensabile affrontare anche il dettaglio di una mano aperta o chiusa, ma in tv non puoi essere fumoso, devi farti capire e, come in campo, essere imparziale, sempre”.

Fonte Repubblica.it

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