Calcio, la riforma Gravina: la Serie A resta a 20 squadre

ROMA – Una riforma soft. Almeno per Serie A e B, perché l’obiettivo non è stravolgere il sistema, ma garantire la sopravvivenza dei club minori. Questo è l’ambizioso piano del presidente della Federcalcio, Gabriele Gravina. Ridistribuire le risorse, aumentare le categorie per garantire un cuscinetto a chi scende e una categoria intermedia (anzi, due) a chi sale dal dilettantismo al professionismo. Cercando di garantirsi l’appoggio anche delle big. Come? Ridistribuendo il peso elettorale. 

Serie A a 18 squadre, le Leghe dicono no

Il 30 agosto Gravina ha messo nero su bianco la bozza di una riforma: non è la prima, potrebbe non essere l’ultima da qui a novembre, quando nelle idee del presidente andrà calendarizzata un’assemblea straordinaria del calcio italiano pper riformare il sistema. La sua idea? Posto che il progetto di ridurre il numero dei club di Serie A e B da 20 a 18 nei prossimi 3 anni resta, ma è ostacolato dalle stesse Leghe interessate (con meno partite temono di incassare meno dalle tv e non vogliono piegarsi alla logica per cui con più gare Uefa a rimetterci debbano essere i campionati), la vera sfida è un’altra: ammortizzare le retrocessioni dalla B alla C e dalla C alla D per evitare che retrocessione diventi un sinonimo di fallimento. E poi inserire il semi professionismo. 

Due categorie semi professionistiche, lasce la C élite

Nel progetto, che avrebbe applicazione dal 2023/24 le categorie, dalle 4 attuali (Serie A, B, C, e D) diventerebbero 6: per Serie A e B non cambierebbe nulla. La Serie A a 20 squadre avrebbe sempre 3 retrocessioni, la B sempre a 20 ne avrebbe 4. Dopo la B inizierebbero le novità: subito una Serie C élite da 20 squadre: le migliori 16 della Serie C 2022/23, dopo le 4 che andranno in B. La categoria verrebbe introdotta dal 2023/24 con 20 squadre. In Serie C resterebbero 40 club in due gironi da 20. Appena sotto, altra novità: nascerebbe la Serie D élite con 54 club, promossi dalla Serie D nel 2022/23, e strutturata su 3 gironi da 18 squadre. In tutto 54 club, a cui seguirebbe la Serie D con 144 società divise in 8 gironi da 18. Nel programma, resterebbero 3 serie professionisti che: A, B e C élite. A cui seguirebbero due serie cuscinetto, di semi professionismo, la C e la D élite.

Elezioni, Gravina vuole ridurre il peso dei Dilettanti

Gravina, senza entrare nei dettagli, ha prospettato questo scenario al direttivo della Lega dilettanti, lunedì. Ha spiegato che la riforma garantirà più soldi e ha chiesto il sostegno dei comitati regionali. Promettendo, con una mossa ardita, di garantire loro le risorse per saldare i debiti nei confronti della “madre” Lega Dilettanti. Per molti un tentativo di ingraziarsi i comitati regionali in vista della riforma, per altri una mossa che garantirà indipendenza ai dilettanti. Certo Gravina ha messo sul piatto anche l’intenzione di riformare il peso elettorale delle Leghe. La riforma infatti sarà anche la base per ridistribuire il peso dei voti per l’elezione del presidente e quindi in Consiglio federale: ai dilettanti spetta il 34%, così come alle 3 leghe professionistiche sommate. Una percentuale ritenuta troppo alta: Gravina proverà a ridurla al 30, ridistribuendo 2 punti alla Serie A e 2 alla B. Che, poi, riceverebbero altre quote anche dalla Serie C (oggi al 17%). L’idea è che la Serie A abbia almeno il 15% dei voti. La base per garantirsi un vertice forte, non solo economicamente.

Fonte Repubblica.it

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