Budapest, la partita di Orbán per avere la nostra Supercoppa

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Budapest, la partita di Orbán per avere la nostra Supercoppa

MILANO – A Felcsút, dove è cresciuto, oggi sorge uno stadio da oltre 4 mila posti, la Pancho Aréna. Curioso, visto che a Felcsút, 45 chilometri da Budapest, non vivono più di 2 mila ungheresi. Ma così ha voluto Viktor Orbán, il primo ministro che per lo sport e per il calcio in particolare ha una passione sfrenata. Domani forse sarà in tribuna per il match contro l’Italia che può consegnare all’Ungheria un risultato storico: le finali di Nations League. Lui, ex calciatore professionista come testimoniano foto ingiallite, sa che non c’è veicolo migliore per dare una mano di vernice a un’immagine compromessa. Si chiama sportwashing: il Qatar, che ospiterà i Mondiali a novembre, e l’Arabia Saudita che li vuole organizzare tra 4 anni insieme a Egitto e Grecia ne sono due riuscitissimi esempi. Non gli unici.

Da anni, Orbán ha fatto della politica di finanziamenti allo sport uno dei suoi cavalli di battaglia. Un programma che dal 2011 al 2021 ha messo a disposizione delle associazioni sportive 385 miliardi di fiorini: circa 948 milioni di euro, sotto forma di sgravi fiscali per costruire stadi, sviluppare calciatori e far crescere il movimento. A spese dei contribuenti. Budapest ha ospitato gli europei e i mondiali di nuoto (2020 e 2022) e organizzerà i mondiali di atletica adagosto 2023.

Tra gli stadi nati in questo periodo, anche la Pancho Aréna di Felcsút, su terreni alle spalle della casa di Orbán. In quell’impianto, il primo ministro porta i suoi ospiti sul tetto attraverso una botola, intrattenendoli con racconti sul calcio, la sua passione sportiva. Che gli è valsa rapporti privilegiati con i vertici del calcio mondiale, tessuti direttamente e tramite il suo braccio destro in materia di sport, il miliardario Sándor Csányi, presidente della federcalcio ungherese e vicepresidente sia della Fifa che della Uefa: un caso unico. L’occasione d’oro per l’Ungheria però si è manifestata nel 2020: il mondo era sotto lo schiaffo del Covid, e per non giocare la Supercoppa Europea in uno stadio vuoto Aleksandr Ceferin, capo della Uefa, aveva bussato a casa Orbán. Unico disposto ad aprire lo stadio. La partita fra Bayern e Siviglia si giocò a Budapest davanti a 20 mila spettatori, nonostante i contagi fossero tornati a salire pericolosamente e il resto d’Europa non immaginasse nemmeno di riaprire le porte al pubblico. Garantendo incassi e saziando sponsor e tv. Un anno dopo, quando Ceferin si era trovato di fronte al rischio di una finale dell’Europeo 2021 con Wembley semi deserto per le limitazioni Covid, aveva potuto pressare il premier britannico Boris Johnson sventolando il fantasma di un piano B: traslocare la finale alla Puskas Aréna, dove per tutto il torneo mascherine e capienza ridotta non s’erano mai viste. Funzionò, garantendo alla Uefa spettatori e ricavi.

Ora l’Ungheria è pronta a rilanciare. Strizzando l’occhio all’Italia. Da qualche settimana sui computer dei dirigenti della Lega Serie A circola una proposta: giocare la Supercoppa Italiana a Budapest. Per farlo, l’Ungheria di Orbán ha messo sul piatto 8 milioni a stagione. Una soluzione che non dispiace alle squadre – complica l’organizzazione meno di un match in Medio Oriente – e ai tifosi. Una parte politica in Italia – compreso il presidente della Lega Serie A, Casini – è fortemente contraria. Ma le elezioni possono cambiare lo scenario.

Un esempio? L’Ungheria ha ospitato mesi fa la partenza del Giro d’Italia, già in calendario per il 2020 e slittata per il Covid, facendo passare i ciclisti sotto casa Orbán, nella sua città natale, Székesfehérvár. La trattativa fu chiusa con il governo giallo- verde e Orbán regalò una bici elettrica a Salvini. Presto, potrebbe ritrovare interlocutori privilegiati.

Fonte Repubblica.it

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