Brozovic e Lukaku, quando i problemi diventano un’opportunità: ora la palla passa a Inzaghi

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MILANO – Ci sono problemi che diventano opportunità e soluzioni che aprono nuovi fronti: se a un certo momento l’assenza di Brozovic sembrava per l’Inter un guaio irrimediabile, adesso il ritorno del croato non è più un’urgenza ma uno sviluppo da studiare. Qualcosa di simile può valere per Lukaku, però con una differenza di fondo: in queste ultime due settimane il centrocampo di Inzaghi ha trovato come per incanto alchimia, sincronia ed equilibrio, mentre in attacco resiste la sensazione che qualcosa manchi e che Dzeko (per non dire di Correa) sia un’eccellente alternativa temporanea ma non possa più essere una soluzione definitiva.

Undici volte senza Lukaku: a Firenze il rientro?

Lukaku dovrebbe tornare a disposizione sabato a Firenze. È fermo dalla fine di agosto, ha saltato undici partite e nelle tre che aveva giocato non aveva brillato, così come era stato opaco e faticoso il suo pre-campionato. L’Inter stava cambiando per lui, per riadattare il gioco alle sue caratteristiche e rispolverare certi meccanismi introdotti da Conte, l’allenatore che più ha valorizzato (per meglio dire: sfruttato, esaltandone le caratteristiche) il centravantone belga: con Inzaghi, e con Dzeko al posto di Lukaku, il modo di attaccare dell’Inter era cambiato molto, perché dove Romelu era ora boa (palla a lui che la difendeva spalle alla porta, aspettava che la squadra salisse e la distribuiva ai compagni che arrivavano, a cominciare da Lautaro) ora ariete, quando veniva lanciato verso i suoi sfondamenti di potenza e velocità, Edin è invece perno, fulcro, meccanismo di un gioco che gli ruota attorno e che cuce, avendo caratteristiche completamente diverse dal collega.

La difficile transizione da Lukaku a Dzeko (e viceversa)

L’evoluzione dall’uno all’altro era in transizione quando Lukaku s’è fatto male e le tre partite con lui (vittoria in extremis a Lecce, larga con lo Spezia e sconfitta rovinosa in casa della Lazio) non erano certo state esaltanti. Le ultime con Dzeko invece sì: a tratti è parso di vedere la migliore Inter della passata stagione, specialmente dopo che Lautaro s’è lasciato alle spalle il mesetto d’astinenza, mai in nessun modo compensata dalla vena sempre rinsecchita di Correa. Riabituarsi a Lukaku sarà un problema? Probabilmente no, sia perché l’Inter è meno calibrata su Dzeko di quanto lo fosse un tempo (anche perché il bosniaco comincia a sentire l’inevitabile peso degli anni) sia perché in queste ultime gare i nerazzurri hanno sviluppato un gioco piuttosto verticale e immediato che dovrebbe funzionare anche con il belga.

Quando Brozovic era insostituibile

Diverso è invece il discorso che riguarda il centrocampo, dove la mancanza di Brozovic sembra quasi passata nel dimenticatoio mentre nella stagione scorsa determinò di fatto l’esito del campionato: in assenza del suo regista croato, l’Inter perse in casa con il Sassuolo a febbraio (Marcelo era squalificato) e pareggiò per due volte in sei giorni a marzo contro Torino, quando l’1-1 venne immeritatamente acciuffato da Sanchez al 93′, e poi in casa con la Fiorentina. Fu il periodo più complicato della stagione nerazzurra, quello in cui il Milan prese il largo, e il rapporto di causa/effetto tra l’indisponibilità di Brozovic e i risultati negativi fu evidente. Inzaghi non trovò una soluzione precisa. Alternò in regia Gagliardini, Calhanoglu e Barella senza ricavarne esiti convincenti e finendo nel mirino per la sua scarsa inclinazione alle mutazioni tattiche.

Due vice-registi dal mercato, ma a guidare è Calhanoglu

Sta di fatto che, inquadrata l’urgente necessità, in estate Marotta ha consegnato a Simone non uno ma due vice-Brozovic, figura che prima nella rosa non esisteva, prendendo il giovanissimo Asllani (che è forte davvero, ha solo bisogno di tempo) e il versatile Mkhitaryan, non certo un metronomo ma un eclettico capace di fare tutto e specialmente di consentire ai compagni di rendere al meglio. È un titolare aggiunto, un vero dodicesimo uomo: è la ragione meno evidente ma più corposa del recente risveglio interista.

Da Asllani al triangolo Barella-Calhanoglu-Mkhitaryan

Inzaghi ha inizialmente rimpiazzato Brozovic con il sostituto naturale, Asllani: il ragazzo è andato così così con la Roma e maluccio con il Sassuolo, quando è stato sostituito al 45′. Nel frattempo Simone aveva varato un piano diverso per la Champions, architettando contro il Barcellona il triangolo Barella-Calhanoglu-Mkhitaryan, che ha funzionato subito benissimo a San Siro e poi ancora meglio al Camp Nou. Il riferimento centrale è il turco, che però non arretra fino alla propria area per impostare l’azione ma mantiene una posizione avanzata, lasciando che i primi passi li muovano i difensori (anche Acerbi, oltre a Bastoni, si sta dimostrando un aiuto regista eccellente) oppure Dimarco o una delle due mezze ali, prevalentemente Mkhitaryan, che è un equilibratore straordinario di tempi e di spazi. Calhanoglu s’è calato benissimo nella parte, è stato anche molto robusto nel tackle e ha trovato il modo sia di andare al tiro (gol al Barcellona) sia di illuminare con i suoi assist improvvisi (al Camp Nou e domenica con la Salernitana). Il gioco dell’Inter è così risultato meno prevedibile. Magari meno fluido, perché l’ordine che mette Brozovic è inimitabile, ma più imprevedibile. Gli avversari avevano trovato il modo di limitare lo sviluppo dell’azione interista marcando a uomo Brozovic, impedendogli di ricevere palla con comodità e lui alla marcatura faticava a sottrarsi, ma con il triangolo sardo-turco-armeno la trappola non funziona più.

I vantaggi della regia collettiva

Quindi dal guaio siamo passati al paradosso: il ritorno di Brozovic, che comunque non avverrà prima di novembre, può rappresentare un problema per Inzaghi, può essere l’alterazione di un equilibrio finalmente e faticosamente raggiunto? Simone ci ride su: “Con tutte le partite che abbiamo, più giocatori ho e meglio è. Mi serve Brozovic, mi serve Gagliardini, mi servono tutti e in queste ultime settimane avevo solo quattro centrocampisti a disposizione”. Il punto sarà calare il croato nella nuova dimensione. Esclusi stravolgimenti del modulo (il 3-5-2 è inalienabile e non è nelle cose passare per esempio al doppio mediano), il compito dell’allenatore sarà ricalibrare i compiti di Brozovic alla luce degli sviluppi delle ultime settimane. In pratica, il croato dovrà adattarsi alla regia collettiva che ha fatto fare un salto di qualità al gioco dell’Inter, che ne guadagnerà in freschezza perché il turn over sarà più ampio e restituirà maggiore brillantezza ai giocatori: Mkhitaryan, in particolare, ha denotato qualche difficoltà a reggere alla distanza. C’era un problema, dunque, e adesso c’è un’opportunità: tocca a Inzaghi sfruttarla al meglio.

Fonte Repubblica.it

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