Boninsegna ricorda Gerd Müller: “Nel calcio di oggi segnerebbe 40 gol a stagione”

Roberto Boninsegna nella Partita del Secolo ne segnò uno. Gerd Müller invece due che però non servirono a nulla, se non ad alimentare la leggenda. Ma quella di Italia-Germania 4-3 fu la notte in cui anche l’Italia colse per intero la grandezza di “Der Bomber”, il più micidiale attaccante d’area da rigore nella storia del calcio. Boninsegna visse da testimone privilegiato, perché ne fu protagonista, quell’epoca meravigliosa “e quella semifinale eccezionale”. Così meravigliosa che il grande Bonimba può persino permettersi di disquisire se Müller sia stato davvero il più forte, in quegli anni di attaccanti formidabili che sfidavano difensori insuperabili.

“Müller in area era sveglio come nessuno, se facevi mezzo sbaglio era pronto a castigarti. Esattamente come accadde a Città del Messico”.

Gianni Brera, in effetti, definì le due reti di Müller due autogol italiani.

“In un certo senso aveva ragione. La prima volta sfruttò il malinteso fra Poletti e Albertosi, che infatti poi si insultarono e menarono per un quarto d’ora: la prendo io, la prendi tu e invece la prese Müller e buonanotte”.

E la seconda?

“Non so come abbia fatto Rivera a non respingere, visto che era lì sul palo”.

Ma Müller era il più bravo di tutti? Più di Riva, per esempio?

“Paragonarlo a Riva era impossibile, perché Gigi svariava dappertutto. Forse però era più bravo Seeler, che aveva qualche anno più di lui: difatti il Mondiale del ’70 fu la sua ultima grande competizione, mentre fu la prima per Müller. Che aveva un grande vantaggio: giocava in una squadra formidabile”.

In particolare chi fece la fortuna di Müller?

“In quel Mondiale, in cui segnò addirittura dieci gol, senz’altro Seeler stesso. E poi Overath, che era un mancino squisito e secondo me il miglior rifinitore europeo insieme a Cruijff. Di certo, Müller è stato un finalizzatore incredibile: meno male che quella notte non è bastato. Anche se poi quella partita avremmo dovuto vincerla noi 1-0, invece di prendere quel gol stupido di Schnellinger proprio al 90esimo”.

Ha mai visto Müller fuori dall’area?

“Non gli serviva. Stava là in mezzo e la palla arrivava sempre a lui. Gli bastava uno spiraglio”.

A parte il senso del gol, qual era la sua dote migliore?

“Aveva il baricentro basso e quindi riusciva a girarsi e tirare con una velocità incredibile, anticipando sempre il difensore. Ma il suo segreto era il primo controllo di palla quando gli arrivava il passaggio: lui non sbagliava mai lo stop, perciò si metteva in un attimo in posizione di tiro”.

Anche se all’epoca i filmati dall’estero erano rari, lei provò a studiare i suoi movimenti?

“L’ho seguito con attenzione soprattutto nel Mondiale del 74, visto che lo guardai dalla panchina perché Valcareggi preferiva Chinaglia a me. Io guardavo, vedevo, capivo ma non ho mai cercato di copiare le sue mosse. Io avevo il mio stile. Studiarlo era un problema dei difensori, piuttosto. E ce n’erano di formidabili: anche solo in Italia, pensate a Burgnich, Rosato, Poletti, Galdiolo, Morini. Noi attaccanti avevamo vita dura”.

Adesso no?

“Adesso non marca più nessuno. E se un attaccante è intelligente sceglie lui che difensore affrontare, visto che più nessuno ti segue fuori dalla sua zona e si rimpallano l’avversario uno con l’altro: prendi l’uomo, prendilo tu. Ai miei tempi la marcatura era fissa e c’era il libero che raddoppiava. Per questo credo che oggi Müller farebbe comodamente 40 reti tutti gli anni, altroché”.

In nazionale ha fatto più gol che partite.

“E all’epoca non c’erano questi lunghi girone di qualificazione dove si fa più che altro il tiro al piccione. Adesso le partite serie sono solo quelle della fase finale, mentre all’epoca non si facevano certe passeggiate che servono solo per ingrassare ranking e statistiche. Müller ha segnato solo gol ‘veri’ e pesantissimi”.

Ma secondo lei chi è stato il centravanti più forte della sua epoca?

“Dico Seeler, Müller e Pelè, che era tutto e anche centravanti. E pensate a quanti ne avevamo di fortissimi noi in Italia: Pulici, Graziani, Pruzzo, Riva, Prati, Chinaglia, Anastasi”.

I reduci di Italia-Germania 4-3 sono sempre di meno…

“D’altronde non siamo eterni. L’ultimo ad andarsene è stato Burgnich, il caro Tarcisio. Di Müller avreste dovuto chiedere a lui, che non faceva passare una bella domenica a nessuno. Stessa roba Rosato: era gente che difficilmente faceva un errore”.

Pensa che all’Azteca Albertosi e Poletti sbagliarono perché condizionati dalla presenza di Müller?

“Ma va, questo non c’entra niente. Sono stati due somari e basta. E se lo sono detti l’un l’altro per un bel pezzo”.

Fonte Repubblica.it

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