Bologna, Mihajlovic: “Ci siamo fatti male da soli”

FIRENZE – Da un po’ Sinisa Mihajlovic sembra rimasto solo. E anche un po’ avvilito, perché lui ha ben impresso in testa cosa serve per fare il salto di qualità. Ma il Bologna da anni – come accadde a Donadoni – a un certo punto divora gli allenatori perché soffre di anorressia di ambizione. Ci si accontenta, in una città dove si vive tranquilli. Bene. E dove evidentemente la mancanza di ambizione finisce per tradursi in un luogo di passaggio, per chi ha talento, e non una destinazione definitiva. La lettura di Sinisa, che forse l’essere diventato nonno ha reso più tranquillo e riflessivo, è onesta intellettualmente dopo il ko con la Fiorentina.

“Ci siamo fatti male da soli – dice – abbiamo preso due pali all’inizio, ci siamo fatti giustamente espellere. Dopo tutto diventa più difficile anche se non abbiamo rischiato quasi niente. Siamo stati anche pericolosi nel finale. Abbiamo fatto tutti noi. Abbiamo preso 17 pali in campionato, nella vita e nel calcio bisogna essere anche fortunati. L’unica cosa che non mi è piaciuta è la gestione del pallone, troppo frenetica. Troppa paura. La paura dobbiamo averla quando si va in guerra, non quando si gioca a calcio. Dobbiamo migliorare in questo. Se avessimo pareggiato, nessuno avrebbe potuto dire niente, ma è giusto perdere, perché ci siamo fatti male da soli”.

Il solito salto di qualità mancato, no?
“Ma quello deve scattare nella testa di ognuno: ci vuole tempo. Abbiamo dovuto fare un paio di cambi obbligati, ai ragazzi non posso dire niente perché hanno lottato. Se prendi pali e non fai gol, se ti fai buttare fuori, non porti a casa niente, soprattutto contro squadre sulla carta più forti”.

Schouten e Svanberg, abbiamo visto il massimo da parte loro o no?
“Schouten non giocava da qualche mese. Ed è giovane. Lui non si sente ancora sicuro, è ancora titubante dopo essere rimasto fuori così tanto. Svanberg è uno importante, ma è troppo emotivo. Si fa prendere dall’ansia, deve prendersi più responsabilità, stando sereni”.

Perché il Bologna cade puntualmente in errori a volte anche un po’ sciocchi?
“È questione di concentrazione. Tra un giocatore normale e un campione c’è la testa. Bonifazi si fida un po’ troppo delle proprie qualità e ogni tanto accadono queste cose”.

Cosa è cambiato rispetto al girone d’andata?
“Noi nelle prime 4-5 partite del girone di ritorno avevamo 10 giocatori fuori per Covid o infortuni. Abbiamo giocato alcune partite in quarantena. Se eravamo messi bene come oggi non avremmo perso in alcune occasioni. Perdi un po’ di fiducia e di autostima. Non ci siamo allenati insieme per un mese e mezzo. Ora abbiamo ripreso condizione e infatti ci abbiamo provato, due mesi fa avremmo preso 3-4 gol. Venivamo da qualche risultato utile, questa partita l’abbiamo persa per i motivi di cui abbiamo parlato ma questo non ci deve far perdere fiducia perché questa è la strada giusta”.

Lei non si arrabbia più…
“Io se mi devo arrabbiare, lo faccio nello spogliatoio rispetto a prima. Voglio essere più lucido. Penso che sia una mia crescita mentale perché arrabbiarsi non porta ai risultati. Il carattere non è cambiato ma migliorato. Non conterò sempre fino a 10 ma non sono nemmeno più quello che non contava nemmeno fino a 1. Posso dire che sono condizionato perché so quello che hanno fatto per me quando non stavo bene. Ho un ottimo rapporto con loro e loro sanno che non importa quello che dici ma come lo dici e come lo fai. Oggi cerco di riflettere e di far riflettere prima di arrabbiarmi”.

Bologna, Mihajlovic: "Ci siamo fatti male da soli"Fonte Repubblica.it

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