Blessin, l’allenatore che odia i pareggi ma che al Genoa è diventato mister X

Ancora un pareggio per il Genoa, quello contro l’Empoli a Marassi è il quindicesimo della stagione su 28 partite (percentuale 53 per cento). In Europa ha fatto meglio, o peggio a seconda di punti di vista, soltanto la squadra portoghese del Boavista, che ha una percentuale di segni x del 56 per cento (14 pareggi in 25 partite). Per restare all’Italia al secondo posto c’è l’Udinese (11 pareggi in 26 partite, percentuale 42%), all’ultimo la Fiorentina che ha pareggiato soltanto 4 volte. Il dato statistico che riguarda il Genoa assume poi veri e propri contorni da record, se si tiene conto che Alexander Blessin, l’allenatore tedesco con il quale la squadra rossoblù sta cercando di raddrizzare una stagione nata male con Ballardini e proseguita peggio con Shevchenko, ha uno score di sei pareggi su altrettante partite. Inevitabile, a questo punto, chiamarlo “mister x”. E dire che, appena arrivato in Italia, si era presentato così: “Io non ho mezze misure, le partite le vinco o le perdo. Il mio calcio non prevede il pareggio”.

Effettivamente ne aveva vinte tante nel suo primo anno alla guida dell’Oostende che, a sorpresa, ha portato al terzo posto ai play off di secondo livello, sfiorando la qualificazione alla Conference League e venendo eletto miglior allenatore dell’anno del campionato belga. E perse tante (12 su 21 con 7 vittorie e 2 pareggi) in questa stagione con l’attenuante però di una squadra smembrata al mercato per fare cassa.

Se è vero che una telefonata allunga la vita, sono due quelle che hanno cambiato il percorso professionale di Blessin che, dopo una discreta carriera di calciatore (soprattutto nella seconda e terza serie tedesca) aveva lasciato il calcio e faceva l’assicuratore. La prima è quella di Ralf Rangnick, che in Germania è considerato una sorta di guru e gode di grande prestigio anche l’estero tanto che il Milan, prima di essere costretto dai risultati a continuare a puntare su Pioli, voleva affidargli la ristrutturazione dell’intera area tecnica e che ora è al Manchester United. “Ti voglio nello staff di allenatore della Red Bull Lipsia”, gli dice Rangnick. Blessin accetta immediatamente anche se stava dall’altra parte della Germania e faceva un altro lavoro: “E anche se con Rangnick, che era stato mio allenatore allo Stoccarda e all’Hoffenheim, finivo spesso in panchina. Ma avevamo comunque un buon rapporto, calcisticamente trasmettevamo sulla stessa lunghezza d’onda”.

La seconda telefonata è quella che gli arriva da Johannes Spors, il giovane general manager tedesco al quale la nuova proprietà del Genoa affida tutte le scelte tecniche. Lui pure proviene dalla galassia Red Bull ed aveva lavorato con Blessin al Lipsia. La prima scelta di Spors era stata un altro allenatore che veniva dalla Germania: Carlo Labbadia. Dopo il tracollo di Firenze (zero a sei) però Labbadia, che aveva già il posto sul volo per Genova prenotato, si è tirato indietro. E così Spors ha telefonato a Blessin. “Quella che mi ha offerto il Genoa è l’occasione per dare una svolta alla mia carriera”, è stata la prima dichiarazione del tecnico appena arrivato in Italia.

Blessin ha trasformato in squadra quella che era un’armata brancaleone allo sbando. Le ha dato un gioco, un assetto tattico definito ed una grande carica agonistica. In una parola sola le ha ridato dignità. Lo scoglio insormontabile è il gol, dei pareggi di Blessin quattro sono stati infatti per zero a zero. Due soli i gol all’attivo durante la sua gestione: Destro alla Salernitana ed Ekuban al Venezia. Al mercato di gennaio la proprietà americana aveva cercato inutilmente di acquistare un centravanti che garantisse un peso maggiore in area di rigore. Ma quando sei penultimo in classifica, con solo undici punti e un distacco abissale dalla quartultima, è inevitabile che tutte le proposte vengano respinte al mittente, un po’ come aveva fatto herr Labbadia.

Al termine della partita con l’Empoli, Blessin ha convocato squadra e staff a centrocampo a formare un grande cerchio che è andato sempre più stringendosi sino a formare un corpo unico e lui in mezzo ad arringare i giocatori. Anche se parlava in tedesco, il messaggio è stato chiarissimo: “Noi non molliamo”. Poi tutti sotto la Gradinata Nord a ricevere gli applausi dei tifosi perché il Genoa con Blessin retrocede a testa alta. Ed il futuro in serie B con questo allenatore, che ai tifosi genoani ricorda sempre di più Scoglio, mette meno paura.

Blessin, l'allenatore che odia i pareggi ma che al Genoa è diventato mister XFonte Repubblica.it

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