Blessin e il potere di trasmettere il sentimento

Blessin e il potere di trasmettere il sentimento

Tutti pazzi per Blessin. Non solo i tifosi del Genoa. In un campionato che scambia l’incertezza per bellezza e non produce nuovi fenomeni sul campo, è sempre alla panchina che si finisce per guardare. A maggior ragione, da quando è arrivato il “tedesco meridionale”. Blessin è l’altra faccia del meridionale Tedesco, l’allenatore del Lipsia di origini calabresi. Entrambi (lui prima l’altro poi) hanno fatto parte della scuderia Red Bull. Entrambi hanno preso squadre mal avviate. Entrambi stavano per fare altro nella vita: uno l’assicuratore, l’altro l’ingegnere. Invece, sono i mister più interessanti e in questo momento più amati della Serie A e Bundesliga. 

Venerdì sera Blessin si è staccato la targhetta di Mister X e dopo 7 pareggi ha battuto un colpo, un avversario, quello Juric di cui sembrava aver rubato l’intensità. In otto partite Blessin ha stravolto il Genoa, mai perso, preso due gol e nessuno nel secondo tempo. Al punto che, segnato al Toro nel primo, pur rimasto con dieci uomini, il risultato era certo, e si sentiva. 

A occhio, questo è il suo segreto: la capacità di trasmettere un sentimento. Gli è stato rinfacciato lo slogan d’esordio: “Non conosco le mezze misure”. Sarà vero che una vittoria e una sconfitta fan 3 punti e un paio di pareggi ne fa 2, ma avvia la ricostruzione di un sé smarrito: intanto nessuno ci batte. Con astuzia Blessin si è preso il pubblico, a cui si rivolge direttamente in campo e sui social. E si è preso i giocatori, prima quelli che già avevano il carattere per la trincea (Sturaro, Portanova) poi dandolo a quelli nati per la fureria (Frendrup, Melegoni). Li tocca, li scuote, li convince. Mancava l’aspetto profetico: “Non abbiamo ancora vinto, serve un colpo di fortuna, ma accadrà: col Torino”. Ed ecco la carambola tra Berisha e Izzo che regala un assist a Portanova. Andate però a rivedere come era cominciata l’azione: il timido ventenne danese Frendrup ruggisce a Vojvoda e gli prende palla sulla trequarti. Il fondamento è l’aggressività. Trasmessa anche a forza di video sui branchi di lupi, ma quella è scena. 

Nell’intervallo succede una cosa inusuale. Blessin si attarda in panchina. Invece di andare a trasmettere nello spogliatoio resta a disegnare schemi. Pare una sceneggiata teutonica. Poi toglie un attaccante e mette un terzino e verso il finale fa un’altra rivoluzione cambiando modulo e inserendo una lepre capace di nascondersi nelle pieghe del tempo che passa. Psicologia e tormento, ma anche idee. Come mai il Genoa non prende gol? Perché è convinto che non accadrà e perché ora sa come evitarlo. 

Blessin e il potere di trasmettere il sentimentoFonte Repubblica.it

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