Biraghi: “La mia fascia al cielo così ricordo Astori ogni volta”

FIRENZE – Quando arrivò a Firenze la prima volta, quattro anni fa, non aveva messo in conto l’odio degli haters. Quelli che sui social vomitano di tutto. Oggi è diverso: Cristiano Biraghi, 29 anni di Cernusco sul Naviglio, è diventato il capitano della Fiorentina che domani affronta la Juventus. Da questa stagione indossa e mostra la fascia in ricordo di Davide Astori, scomparso il 4 marzo 2018 mentre si trovava in ritiro coi viola a Udine. “Ricordo il mio gol, su suo assist, nell’ultima gara con Davide in campo — racconta — È sempre con noi. Quando andiamo al campo, negli spogliatoi: è un pensiero fisso”.
Cosa significa per lei indossare la fascia in ricordo di Astori?
“Siamo rimasti in pochi di quella squadra. Quando alzo la fascia a fine partita, oltre che un gesto che lega me e noi alla tifoseria, è un modo anche per ricordarlo a i compagni che quel giorno non c’erano e non lo conoscevano di persona. Finché sarò qui, lo onorerò sempre dentro e fuori dal campo. Se sono arrivato a questi livelli, se indosso la fascia con questo carattere, è anche grazie a lui”.

In estate lei disse di sentirsi un cane da bastonare. Ora la curva Fiesole la acclama.
“La penso sempre allo stesso modo, non cambio idea adesso perché la gente ha cambiato il giudizio su di me. Forse mi hanno capito di più, forse è anche merito di questa fascia. La curva mi ha omaggiato con un coro e mi fa molto piacere. Firenze non è una piazza facile e quando un giocatore viene preso di mira, come è successo anche a me, diventa difficile esprimere le proprie qualità. Visto che conosco la città e riesco a gestire questa responsabilità, preferisco se la prendano con me che con altri che magari poi ci soffrono”.
Che uso fa dei social?
“Pubblico qualcosa dopo le partite ma non sono molto attivo. Non mi fanno impazzire perché nascondendosi dietro a una tastiera tante persone si prendono troppe libertà per esprimere cose non belle”.
E ora c’è Juve-Fiorentina, la sfida più sentita per Firenze…
“Sappiamo l’importanza di questa gara per Firenze. Da quando ci sono io è la prima volta che ci troviamo davanti a loro e non sarebbe male rimanerci. Sarà difficile ma anche l’anno scorso lo sembrava: poi però abbiamo vinto 3-0”.

Qualcuno definisce questa Juventus in crisi…
“Non sta facendo i risultati degli ultimi anni, è vero, ma per la storia e per i molti campioni in rosa, anche senza Ronaldo, rimane una squadra di altissimo livello. Sarà complicato, soprattutto allo Stadium dove hanno perso pochissime volte. Sono sicuro che faranno una gara da Juve. Starà a noi dare il massimo per fare la partita perfetta e portare a casa il risultato come l’anno scorso”.
Ha sentito Chiesa in questi giorni?
“No, non l’ho sentito”.
Si aspettava di vedere la Fiorentina così in alto?
“Con l’arrivo di Italiano qualcosa è cambiato. È molto bello vedere una classifica così ma non è giusto parlare di obiettivo Europa: nel calcio dobbiamo costruire e noi lo stiamo facendo da appena due o tre mesi. Bisogna avere pazienza. Siamo sulla strada giusta e tutti noi sogniamo di centrare l’Europa già quest’anno ma non deve essere un chiodo fisso perché, se poi non ci andiamo, nessuno deve parlare di stagione fallimentare”.

Merito del suo tecnico?
“È molto preparato. In poco tempo ha già dato una idea di gioco ben precisa, si vede la sua mano. Caratterialmente è un martello. È molto esigente, alza sempre l’asticella. Io all’Inter ho avuto come allenatore Conte, ultra esigente con sé stesso e coi giocatori e per questo fra i migliori al mondo. Ecco, su questo aspetto Italiano è molto simile a Conte”.

Cosa sarebbe la Fiorentina senza Vlahovic?
Dusan può fare la differenza in qualsiasi squadra. Ha le qualità per diventare uno tra i primi attaccanti al mondo se tiene questa continuità di prestazioni. È, insieme a Haaland e Lewandowski, nel club dei più prolifici nel 2021. Il livello è quello. Non fa soltanto gol, si sacrifica molto. Averlo in squadra è fondamentale per noi. Lo abbiamo e lo vogliamo tenere: chi non ce l’ha, invece, lo vorrebbe prendere. È normale, visto il suo talento. Quel che conta lui lo sta dimostrando sul campo: finché indossa questa maglia, darà tutto per la Fiorentina. Il resto sono situazioni che valuterà insieme alla società”.
Che è successo col Cagliari? Perché non ha battuto Vlahovic il rigore?
“È stato detto che non se la sentiva ma noi ci facciamo grandi risate quando leggiamo tutto questo perché è frutto dell’invenzione più pura. Lui è rigorista e io sono il secondo. Quella volta me la sentivo e in assoluta sintonia, senza litigare, gli ho detto: “Lo tiro io”. E lui: “Ok, tiralo tu”. È finita lì. Con lo Spezia, una settimana dopo, era giusto tirasse lui perché aveva preso subito il pallone e non c’era neanche bisogno di chiederglielo”.
A chi si ispirava da ragazzino?
Roberto Carlos e Marcelo, idoli di quegli anni”.
È vero che i procuratori nel calcio siano troppo invadenti?
“Dipende, non sono tutti uguali. Io fin dai 18 anni ho sempre avuto Mario Giuffredi e non è assolutamente invadente: lavoriamo in sintonia. Ricordo il mio primo agente, avevo 16 anni, ero nelle giovanili dell’Inter e ne avevo bisogno per poter firmare il primo contratto da professionista. Non potevo andare da solo, mio padre non sapeva molto di queste dinamiche. So della battaglia del presidente Commisso sulle super commissioni ma è giusto che se ne occupi il club, chi è competente. Io penso solo al campo: è il mio mestiere”. Fonte Repubblica.it

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