Billy Costacurta: “Berlusconi e Galliani innamorati del calcio, San Sirò li applaudirà”

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In questi giorni, Adriano Galliani è imprigionato in una sorta di paresi emotiva. “Ho fatto yoga mentale per riuscire a non muovere alcun muscolo qualsiasi cosa succeda”, ha raccontato nell’avvicinamento della partita più sentimentale della sua vita: porterà a San Siro un buco nello stomaco, emozioni frastornanti e forse anche Silvio Berlusconi, che soltanto oggi scioglierà la riserva sulla sua presenza, comunque probabilissima. Milan-Monza è nient’altro che il ritorno al passato di due uomini che hanno scritto una storia e adesso si godono una favola. Ne parliamo con Alessandro Costacurta detto Billy, giocatore in Brianza per un anno della sua giovinezza e poi milanista per il resto della vita.

Costacurta, ha un aggettivo in canna per questa reunion?
“Inimmaginabile, direi. Qualcuno avrebbe potuto sognarla, forse, ma non con quei due dirigenti lì: inimmaginabile è perfetto. Però non sono così sorpreso, dopotutto”.

Perché?
“Perché mi aspettavo che Berlusconi e Galliani prima o poi avrebbero preso in mano il Monza, anche se pensavo che lo avrebbero fatto per mantenere il club in una situazione tranquilla, rassicurante. Non credevo che diventassero anche ambiziosi. E invece la realtà è che il Monza punta all’Europa, e se non ci arrivano quest’anno ci proveranno di sicuro nei prossimi. Non si comprano per caso 4-5 giocatori nel giro della Nazionale italiana”.

Che effetto le fa vedere in una piccola società di provincia due dirigenti che arrivarono in cima al mondo?
“Li vedo come due tra i più grandi della storia del calcio mondiale che infine si sono dedicati alle questioni di cuore”.

Galliani in particolare sembra che sia tornato bambino, non trova?
“Si sta divertendo un mondo, ama particolarmente quel modo di sorprendere che a Monza si può permettere, tipo affacciarsi al balcone della sede l’ultimo giorno di mercato per annunciare l’acquisto di Izzo. Penso se la stia godendo molto”.

E Berlusconi?
“Sapeva di non poter ritornare in un club tra i primi otto al mondo e ha deciso di sorprenderci alla sua maniera, occupandosi della squadra di casa sua”.

Come se lo immagina il loro ritorno a San Siro?
“Sarà tutto bellissimo, l’accoglienza sarà straordinaria, i tifosi del Milan dimostreranno la loro gratitudine, ne sono convinto. Ma credo che tutto il calcio italiano debba ringraziare Berlusconi e Galliani perché sono stati loro a rilanciarlo, spingendo al massimo livello le ambizioni, tirandosi dietro le altre squadre e permettendoci di dominare in Europa per vent’anni. Il dirigente calcistico Berlusconi, e qui parlo di lui solo in funzione di quel ruolo, ha davvero fatto grandissime cose”.

Ha un’idea dello stato d’animo di Berlusconi e Galliani?
“Saranno emozionati come non lo sono mai stati, neanche nelle più indimenticabili notti milaniste”.

Non c’è qualcosa di patetico nel vedere due grandi dirigenti percorrere in provincia il loro viale del tramonto?
“Ma non è affatto un viale del tramonto. Mi piace questo loro modo di rimanere nel mondo del calcio, che a cascata può sollevare il livello del movimento: può ricapitare, in piccolo, quello che capitò quando presero il Milan. E amano la loro gente, sono degli entusiasti innamorati”.

Non sono fuori posto oggi che i club sono sempre più in mano dei fondi stranieri?
“Loro dimostrano che le persone sono sempre importanti, ma comunque non vedo negativamente il passo obbligato verso i grandi fondi di investimento. Non dico che ai miei tempi era meglio perché davvero non so se le fosse. Sto osservando con curiosità e senza prevenzione questi cambiamenti così come osservo con curiosità le vicende della Superlega, alla quale sono contrario perché credo nella meritocrazia, anche se qualcosa da rivedere nel sistema c’è, perché ad esempio non ha senso che l’Italia non vada ai Mondiali per colpa di un rigore sbagliato. Domenica mi sono goduto una dopo l’altra Real-Barcellona, Liverpool-City e Psg – Marsiglia: bellissimo, ma il calcio è anche tutto il resto”.

Quant’è lontano quel suo anno a Monza in serie C…
“Ma eravamo ambiziosi, c’erano tre o quattro vecchie volpi che avevano giocato in Serie A, imparai tantissimo. In provincia si stava bene, ma a quei tempi persino i grandi club come il Milan tutto sommato erano ancora provinciali”.
 

Fonte Repubblica.it

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