Benzema, parola al biografo: “Tra scandali e umiliazioni, ma Karim è più forte di tutto”

Benzema, parola al biografo: "Tra scandali e umiliazioni, ma Karim è più forte di tutto"

Piede destro-muro, piede sinistro muro. E poi di nuovo: destro-muro, sinistro-muro. E avanti così fino a quando non aveva più energia. Ancora oggi, a oltre 25 anni di distanza, i tecnici dello Sporting Club de Bron Terraillon concludono così gli allenamenti dei loro ‘pilons’ (ragazzini, nel gergo di Lione): “E ora, prima di tornare a casa, l’esercizio Karim”. E così, tutti faccia al muro, non per punizione, ma per ripetere il mantra tecnico benzemaniano: destro-muro, sinistro-muro. Con il passare degli anni, il gioco di prima con entrambi i piedi è diventato un tratto distintivo di Karim Benzema, il fuoriclasse che a suon di triplette sta portando il Real Madrid verso quella che sarebbe la sua quinta finale di Champions League: “Difficile inquadrarlo perché non è né un 9 né un 10, bensì un nove e mezzo”, assicura José Luis Guerrero, giornalista del Diario As e autore della prima biografia, non autorizzata, del fuoriclasse francese, ‘La clase en el area’, un libro coraggioso perché scritto nel 2013, quando a credere che Benzema potesse diventare un top player non erano in molti: “Il titolo lo ha scelto l’editore. Fosse stato per me avrei preferito far capire al lettore che si trattava di una radiografia delle sue origini. Ho parlato sia con lui che con il suo agente, ma non hanno voluto collaborare. Non mi sono sorpreso più di tanto. Anzi, me lo aspettavo perché quando parli di Benzema, non parli solo di Karim, ma di tutta la claque con cui ancora oggi condivide ogni aspetto della sua vita e non sempre i calciatori si circondano di persone in grado di dargli buoni consigli”. Perché se è vero che il Gatto ha lasciato quasi 15 anni fa la propria banlieue, il proprio sobborgo, è altrettanto vero che Terraillon non si è mai staccata da lui.

I problemi con Mourinho

Troppo intensi, per usare un eufemismo, i rapporti personali nati nell’enorme cortile circoscritto dai diversi palazzoni costruiti nella seconda metà del secolo scorso a Bron, così come nel resto delle periferie delle grandi città francesi, per accogliere – forse ghettizzare – l’emigrazione di massa proveniente soprattutto dal Maghreb. Nel suo caso da Tigzirt, Cabilia, la storica regione algerina popolata maggiormente dai berberi. A mamma Wahida bastava un urlo dalla finestra per fargli sapere che era arrivato il momento di tornare a casa perché la cena era pronta. In realtà un urlo non bastava quasi mai, ce ne volevano almeno tre e molte volte senza la minaccia di punirlo con una settimana senza pallone, il piccolo Karim sarebbe rimasto a giocare fino a notte fonda. Papà Hafid, invece, è un uomo di poche parole. Poche, ma misurate. Torniamo al soprannome Gatto che Benzema si porta dietro sin dai tempi di José Mourinho che gli preferiva Gonzalo Higuaín. Un giorno, però, lo special one fu costretto a rinunciare per infortunio al Pipita: “Se per andare a caccia non hai un cane, ma un gatto, vai con il gatto perché da solo non ci puoi andare”. Ed è stato proprio nel momento più duro della carriera del figlio che papà Hafid ha alzato per la prima e unica volta il telefono per chiamare Florentino Pérez che, però, rimase sorpreso dalle sue parole: “No, caro presidente, non ti sto chiamando per lamentarmi, bensì per chiederti di farlo lavorare ancora più duramente. Se Karim non si sforza al massimo non ha diritto a lamentarsi”. Chapeau.

L’ingaggio di Adebayor per umiliarlo

I due si erano conosciuti nel 2009, quando il presidente galáctico si era presentato a Terraillon, in via Yuri Gagarin 33, per parlare direttamente con i genitori di Karim. Fu così che Pérez riuscì a strapparlo a Alex Ferguson che aveva messo gli occhi su di lui per sostituire Cristiano Ronaldo, anche lui diretto al Santiago Bernabéu. L’ingaggio del portoghese, tuttavia, era già stato messo nero su bianco dall’ex numero uno merengue, Ramón Calderón che aveva anche incassato il sì, verbale, del Milan per Kaká. Ed è per questa ragione che Benzema è il primo vero colpo del Florentino bis, il secondo mandato dell’attuale inquilino della casa blanca che, tre anni prima, aveva fatto un passo indietro, dopo l’ascesa e la successiva caduta dei suoi galácticos: “Karim è una scommessa personale del presidente Pérez che, però, aveva bisogno di uno come Mourinho per mettere un po’ ordine all’interno di uno spogliatoio depresso per il dominio del Barça – ricorda Guerrero – . Paradossalmente, in quel periodo, a fargli ombra non era solo Higuaín, uno che negli anni precedenti era comunque stato decisivo per vincere due titoli di Liga, ma anche un giovanissimo canterano, Alvaro Morata. Karim, però, non ha mai mollato e ha sopportato anche l’ingaggio inspiegabile di Adebayor che aveva come unico obiettivo quello di umiliarlo. Lo stile di Mourinho non gli si addiceva, perché era più vicino al catenaccio che al jogo bonito”.

Le figure fondamentali di Zidane e Ancelotti

Poi, all’improvviso, Carletto e, soprattutto, Zizou: “L’arrivo di Ancelotti fu fondamentale per Benzema perché l’assistente di Carlo era Zinedine Zidane. In quel momento Benzema cambia in maniera radicale le proprie abitudini. I calciatori di solito si copiano tra di loro per il profumo che portano o la supercar con la quale arrivano all’allenamento. Negli ultimi anni di Cristiano a Madrid, invece, Karim capì che avrebbe dovuto curare il proprio fisico così come faceva il campione portoghese o un altro leader dello spogliatoio come capitan Sergio Ramos. Cambia anche la propria alimentazione e decide di lasciare il lussuoso quartiere residenziale dove viveva trasferendosi assieme a tutta la sua claque in un posto più tranquillo”.

Lo scandalo Valbuena

Ciononostante, mentre le cose in campo cominciano ad andare alla grande, il caso Valbuena stravolge la sua vita personale: “È stato sottoposto a un giudizio sommario da parte di tutta la società francese – sottolinea Guerrero – . L’affaire sextape, per essere sincero fino in fondo, non mi ha sorpreso, ma non perché creda che Benzema sia capace di essere complice di un estorsione. Tutt’altro. Non si può, però, separare il calciatore dalla persona e sono convinto che la situazione gli sia sfuggita di mano perché, come dicevamo, i calciatori non sanno sempre circondarsi da persone in grado di dargli i consigli giusti”.

L’altro Karim, l’amico di sempre

Per sua stessa ammissione, Karim è sempre “rimasto fedele” agli amici con cui è cresciuto, anche all’altro Karim, Zenati, uno con una fedina penale non proprio illibata e uno dei protagonisti principali del caso Valbuena: “Non so di cosa parla esattamente la gente quando si riferisce al mio entourage. Sono orgoglioso della mia famiglia e dei miei amici. Vengo da un determinato quartiere e mi è andata bene, diventando un esempio per molti dei giovani che mi sono sempre stati vicini”. Non a caso, se già in condizioni normali non si possa certo dire che a Bron si nutrano particolari simpatie per la nazionale francese, quando Karim fu allontanato dai Bleus da Didier Deschamps, i residenti di Terraillon sostituirono l’indifferenza con un sentimento di animavversione, quasi odio: “Non ci considerano francesi come loro – protestava un suo vicino di casa in un reportage emesso da una tv francese – . Karim è una persona semplice, normale e generosa. Viene spesso a trovare la famiglia perché si sente molto attaccato al nostro quartiere”.

I suoi genitori, infatti, continuano a vivere nella stessa casa e si affacciano dalla stessa finestra che, verso l’ora di cena, serviva a mamma Wahida per mandare un vero messaggio vocale al figlio prima dell’avvento di whatsapp. Il suo avvocato, Eric Dupont-Moretti, uno dei più famosi di Francia sposò in pieno la strategia: “A Benzema gli rimproverano di venire da una banlieue e la sua relazione con i suoi vecchi amici che fanno parte di un mondo lontano anni luce rispetto a quello dei benpensanti”. Secondo Guerrero, però, proprio come l’addio di CR7, anche l’allontanamento dalla nazionale gli è servito per dimostrare con più veemenza di cosa sia capace: “È tornato sbattendo i pugni sul tavolo”.

L’ombra di Haaland e Mbappé

Enzo Ferrari sosteneva che un pilota perdeva un secondo per ogni figlio: “A Benzema, invece, diventare padre lo ha aiutato ad avere maggiore stabilità”. E, finalmente, sono arrivati anche i gol: “L’addio di Cristiano lo ha favorito, è vero, ma solo perché lui è stato bravo a caricarsi la squadra sulle proprie spalle”. Nel momento in cui doveva fare un passo al fronte, l’ultimo, il più importante, lui l’ha fatto: “Raymond Kopa non aveva dubbi e durante l’intervista che raccogliamo nel libro ci assicurò che ‘per migliorare, Karim avrebbe dovuto fare soltanto una cosa: segnare di più. Quando ci riuscirà, anche i suoi più acerrimi critici si sposteranno dalla sua parte'”. Aveva proprio ragione il superbo attaccante del Grande Real che oggi dà il nome al premio consegnato da France Football che, sulla scia del Golden Boy, sceglie il miglior calciatore under 21 del mondo. Benzema, però, di anni ne ha 34 e punta a un altro trofeo individuale, il più importante: “Dovrebbero già incidere il suo nome sul prossimo Pallone d’Oro”, ha assicurato Rio Ferdinand. E non è l’unico a pensarlo. Kylian Mbappé ha già le valigie pronte e una voglia matta di giocare con lui con la camiseta blanca, ma Florentino Pérez vorrebbe regalargli anche Erling Haaland: “Haaland sa che non sarà semplice giocare se davanti a lui c’è un certo Benzema, ma sa anche che nemmeno lui è immortale. Il problema principale che vedo – conclude Guerrero – è la pessima relazione tra Mino Raiola e Florentino Pérez che proprio non lo sopporta”.

Fonte Repubblica.it

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