Barcellona, un buco da paura. Ma c’è un tesoro digitale per ripartire

Barcellona, un buco da paura. Ma c'è un tesoro digitale per ripartire

La crisi economica del Barcellona è molto più profonda di quanto piaccia ammettere, quando scarica le colpe su chi l’ha preceduto, allo stesso Joan Laporta. A tradire il numero uno blaugrana, sempre ottimista nelle intenzioni, sono i fatti. Una dura realtà fatta di debiti e delusioni che il presidente catalano sta provando a ribaltare, in campo, con la collaborazione di Xavi Hernández e, fuori, con quella di tutti i suoi uomini: “I successi economici dipendono da quelli sportivi”, ama ripetere. Il suo problema è che è vero anche il contrario. Ed è per questa ragione che, mentre Mateu Alemany e Jordi Cruijff si preoccupano di fare di necessità virtù, con l’obiettivo di consegnare a Xavi una rosa all’altezza delle ambizioni dei tifosi culé, la cupola dirigenziale catalana si sta dedicando, anima e corpo, ad alzare tutte le mattonelle del Camp Nou con l’illusione di trovare la soluzione ai propri guai. E, del resto, sarebbe impossibile anche solo pensare di tornare a essere grandi sin da subito, così come pretende Laporta, senza una buona dose di speranza e fantasia.

Anche perché a confermare l’immensità del buco blaugrana ci ha pensato la Liga che, ieri mattina, ha pubblicato il proprio report finanziario relativo alla stagione 2020-2021, quella maggiormente colpita dai devastanti effetti del Covid: un passivo di 892 milioni, quello registrato dalle squadre di Primera e Segunda División. La vera notizia, tuttavia, è che oltre la metà (54%), ossia 481 milioni, li ha persi una sola società: il Barça, appunto. Un vero e proprio sproposito, quello che ha in Josep Maria Bartomeu il suo principale responsabile, soprattutto quando ci accorgiamo che, nel frattempo, nel resto d’Europa, l’unico club che si avvicina ai livelli blaugrana è il Paris Saint Germain (-250 milioni) e che, nello stesso periodo, il Real Madrid è riuscito, nonostante tutto, a chiudere il bilancio in attivo di quasi un milione (+874 mila euro).

Una situazione limite che nemmeno Xavi si sforza più di nascondere: “Probabilmente è uno dei momenti più complicati della storia del nostro club”. Ciononostante, l’attento tecnico catalano non si rassegna alla cruda realtà dei fatti: “È importante rinforzarsi ogni anno. Lo è se hai vinto e, a maggior ragione, se hai perso”. Detto questo, “la situazione è quella che è, ma è la nostra realtà e la affrontiamo. La campagna acquisti dipenderà dallo stato delle nostre economie. È chiaro a tutti che dobbiamo intervenire sulla rosa, ma se non avremo soldi dovremo percorrere un’altra strada”.

Il suo contributo, Xavi, lo sta dando ogni maledetta domenica in campo – da quando è arrivato lui, il Barça è risalito dalla nona alla seconda posizione – e lo ha dato anche fuori consegnando, già da tempo, ai ds Mateu Alemany e Jordi Cruijff la lista completa degli esuberi: “È difficile che le ultime tre partite mi facciano cambiare idea”. Per quanto sia importante disfarsi delle zavorre che appesantiscono una massa salariale monstre, che supera di 144 milioni il limite imposto dalla Liga, al Barcellona non sarà sufficiente vendere calciatori per tornare a galla. E non basteranno nemmeno gli oltre 70 milioni a stagione garantiti dall’accordo con Spotify che, dalla prossima stagione, diventerà lo sponsor principale sia della squadra maschile che di quella femminile e darà il proprio nome al Camp Nou. Prova ne sia che Laporta ha chiesto ai soci blaugrana, ottenendolo, il permesso di vendere il 49% dei Barça Studios per il quale la società blaugrana ha già ricevuto un’offerta di 350 milioni di euro. Senza dimenticare una sempre più probabile marcia indietro sull’accordo con il fondo CVC (disposto a mettere sul piatto 300 milioni per ottenere il 10% dei diritti audiovisivi blaugrana per i prossimi 25 anni) e il miliardo e mezzo in arrivo da Goldman Sachs per costruire il Nou Camp Nou e l’intero Espai Barça. Questi ultimi milioni, però, il club culé dovrà restituirli e pure con gli interessi.

Ed è anche e soprattutto per questa ragione che il presidentissimo blaugrana guarda avanti, molto di più di quello che lui stesso avrebbe mai pensato di poter fare. E già, perché sentir parlare un avvocato vecchio stampo come lui di metaverso, criptomonete e blockchain è stato sorprendente forse ancora di più dell’addio di Lionel Messi (che più passa il tempo e più sembra chiaro che a deciderlo sia stato, scientemente, lui). E così, durante il Mobile World Congress, che è di casa proprio a Barcellona, Laporta ha spiegato che per continuare a essere “més que un club” il Barça dovrà vincere la propria sfida digitale: “I nostri calciatori approderanno nel metaverso. Vogliamo, inoltre, creare una criptomoneta blaugrana e, per questo motivo, presenteremo presto il nostro primo Nft. Il nostro club è passione e emozione e la tecnologia ci aiuterà a dare impulso a questa nostra essenza. Sappiamo che il blockchain sarà importante negli anni a venire e non vogliamo perdere questa opportunità”. Sulla stessa linea, la scommessa sull’entertainment connessa alla realtà virtuale: “Il nostro prossimo obiettivo è quello dell’intrattenimento e lì vogliamo essere presenti sia nel campo dei servizi OTT per trasmettere contenuti in streaming che in quello degli e-games”. Per dirla con Laporta, il futuro del Barça non passa solo dai terreni di gioco. Anzi: “Passion, Inclusivity and Innovation. Siamo una marca globale ammirata e, grazie al nostro impegno sociale, amata in tutto il mondo”. Insomma, è arrivato il momento di monetizzare i ‘valors’. Se non ora, quando.

Fonte Repubblica.it

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