Austerity, no grazie. L’Inghilterra vince l’Europeo alla cassa

Il nostro è il campionato dei campioni d’Europa, d’accordo, ma il mercato finito ieri ci ha portato via tesori come Donnarumma – un’altra Gioconda che finisce a Parigi – e Lukaku, Hakimi e Ronaldo (alla Juve 15 milioni più 8 di bonus dallo United). In cambio, stelle non sono arrivate e abbiamo trattenuto a forza Vlahovic e Lautaro. È stato, anche, il mercato dei parametri zero di lusso (Alaba al Real è costato 30 milioni solo di commissioni) e dei prestiti biennali, in cui si inizia a pagare con calma, magari un anno dopo, come farà l’Inter per Correa, o addirittura due, come la Juve per Locatelli.

In Europa si temeva un’estate povera, è successo di tutto: Messi che dopo 20 anni lascia il Barcellona, CR7 che torna allo United, lo sceicco del Psg che s’impunta e – pur di godersi Mbappé con Leo e Neymar – rifiuta i 200 milioni del Real per l’asso francese. Che a Madrid andrà gratis l’estate prossima: anche questo “no” è un record, insomma.

I club inglesi hanno speso 1,3 miliardi di euro in trasferimenti (ieri l’Arsenal si è portato via Tomiyasu, al Bologna 20 milioni più di 3 di bonus) contro i 545 della Serie A, seconda tra i 5 campionati più importanti d’Europa. Terza la Bundesliga a circa 400, poi la Ligue 1 con 350, ultima la Spagna, in modalità austerity rigorosa, dal Barcellona in giù, con 250 milioni. Dopo le corazzate della Premier, dal Manchester City – suo l’acquisto record dell’anno, 117 milioni per Grealish – allo United, dal Chelsea di Lukaku alla sorpresa Aston Villa, il club che ha speso di più è stata la Roma con 97 milioni, compresi i riscatti per Ibañez e Reynolds. E Abraham, 40 milioni più 2 di bonus, è il colpo più caro in Italia. Subito dopo c’è il Milan, che ha comprato una squadra intera: 11 calciatori (c’è anche il riscatto di Tonali) per 80 milioni. L’ultimo, Elliott non l’avrebbe voluto per ragioni d’età: ha vinto Maldini, convinto che il trentenne Messias fosse il tassello mancante per lo scudetto. Che storia, quella del brasiliano: dalla D alla Champions in tre anni, da brividi.

È stato un mercato complicato per l’Inter, costretta a vendere Lukaku e Hakimi. Marotta però ne è uscito benissimo: ha incassato 183 milioni e ne ha girati 45 per Correa – già decisivo appena arrivato dalla Lazio – e Dumfries. Con Dzeko e Çalhanoglu – grande idea per sostituire Eriksen – presi a zero, ha consegnato a Inzaghi un organico in grado di difendere il titolo. Come sempre da applausi l’Atalanta, capace di chiudere il mercato con un attivo di 21 milioni nell’estate in cui ne spende 20 per Musso e altri 27 totali per Lovato, Demiral, Zappacosta e Koopmeiners. Il segreto? Vendere Romero al Tottenham per 50 milioni.

Nelle ultime ore, la Juve ha provato ad accontentare Allegri su Pjanic, niente da fare. Aveva ragione Chiellini, durante la partita con l’Empoli: “Questi sono”. C’è un Kean in più, ma Allegri ha solo un modo per sopperire all’addio di Ronaldo: creare una Squadra con la “s” maiuscola. Il Napoli ha cambiato soltanto l’allenatore, in pratica, e non ha sciolto il nodo del rinnovo di Insigne, in scadenza 2022. Nell’ultimo giorno, la Lazio ha tenuto fede alla sua tradizione: la rincorsa quasi drammatica del colpo finale. Serviva un attaccante esterno, è arrivato Zaccagni in extremis dal Verona, dopo una trattativa più volte sul filo della rottura. È stato l’acquisto last minute che ha chiuso il mercato più sorprendente degli ultimi anni: Messi che lascia il Barcellona a costo zero, incredibile.

Fonte Repubblica.it

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