Atalanta-Napoli, lo scontro scudetto inaspettato

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Chi l’avrebbe detto? “Quasi nessuno e non certo io” risponde Gasperini presentando questo limpido sabato di novembre che vale un poco di scudetto e soprattutto la credibilità di due ex sfavorite che hanno ribaltato i favori, e non soltanto quelli del pronostico. Atalanta-Napoli, la seconda contro la prima e dopo un pezzo di campionato, 12 partite, non più effimero: chi l’avrebbe detto? “Del Napoli sorprendono la qualità del gioco, la coralità, i gol segnati. Dell’Atalanta sorprende che stia così in alto” continua Gasp, ma la cosa più sorprendente di tutte è che ormai non c’è più da sorprendersi, ma soltanto da assecondare la logica di una classifica che sta esprimendo alla lettera ciò che finora la Serie A ha raccontato. Mancherà Kvaratskhelia, fermato dal mal di schiena dopo la disavventura del furto d’auto: sarà interessante capire se Spalletti saprà fare a meno di lui.

Napoli imbattuto in Serie A

Se il Napoli passa anche questo scoglio può davvero prendere il largo prima della sosta. “Il Liverpool ha dimostrato che sono battibili, ma noi non siamo il Liverpool” annota Gasp, cui la pattuglia di inseguitori chiede l’impresa ancora non riuscita a nessun italiano: battere una formazione rallentata soltanto da due strani pareggi (Fiorentina e Lecce). Fino a una settimana fa, prima di assistere a bocca aperta a una lezione di calcio della Lazio, l’Atalanta era più o meno nella stessa situazione, ma il disavanzo di punti che s’è formato non muta la sostanza delle cose: il campionato lo stanno pilotando due squadre “diverse”, le più “europee” che abbiamo assieme al Milan, le più verticali, le più immediate, le più fresche a livello di novità proposte. C’è un grande fermento di idee giovani nella testa dei due allenatori più anziani del campionato: non c’è dubbio che il miglior calcio dell’annata stia germogliando nella creatività del 64enne Gasperini e del 63enne Spalletti.

Napoli e Atalanta, dal mercato tanti giovani forti

Il segreto comune è che sono ringiovaniti loro ringiovanendo la squadra. Avrebbe dovuto essere un anno di passaggio da un ciclo all’altro, dopo l’addio di colonne storiche come Ilicic, Freuler, Gosens, Koulibaly, Insigne, Mertens, Ospina (e Gasp, se il mercato lo avesse permesso, avrebbe svecchiato anche di più) e invece il futuro ha soppiantato il presente perché ogni acquisto è stato azzeccato (Lookman è quasi un Kvaratskhelia alla bergamasca) ma soprattutto è stata azzeccata la strategia, impostata sulla necessità di diminuire il costo della rosa rinfrescandola. A parte il Milan, che aveva una squadra già formata a cui ha aggiunto giocatori che serviranno poi, è interessante notare come l’età media degli acquisti estivi della prima e della seconda in classifica sia stata la più bassa della Serie A dopo il 21,7 rossonero: i rinforzi dell’Atalanta hanno in media 21,8 anni, quelli del Napoli (escluso però Sirigu) 23,2. Che differenza con il modo di fare della Juve (27,2), dell’Inter (27,3), della Roma (27,4).

Napoli, Raspadori al posto di Kvara

Che differenza di risultati, anche. “È la conferma che le idee valgono più dei soldi”, sintetizza Gasperini: grazie alla ventata di giocatori freschi, lui e Spalletti hanno potuto sviluppare le loro novità, cambiando lo spirito stesso delle squadre che allenavano l’anno scorso. Il Napoli propone un calcio senza ruoli, soltanto i due centrali e Lobotka hanno una posizione fissa e il resto è un tourbillon difficile da intercettare, che parte dalle ali (al posto di Kvara ci sarà Raspadori) e arriva ai terzini, mentre l’Atalanta s’è fatta in un certo modo più razionale, ha leggermente allentato il pressing (“Ma giocare contro di loro è sempre come andare all’autoscontro”, suggerisce Spalletti) e arretrato il baricentro, però sta lavorando per alzarlo di nuovo. Non ci sarà da sorprendersi.

Fonte Repubblica.it

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