Atalanta, Malinovskyi l’ultimo strappo col passato. Gasperini rivoluziona la Dea per tornare in Champions

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MILANO — L’Atalanta senza coppe nelle mani di Gasperson. II Ferguson italiano, rimasto a Bergamo per la settima stagione di seguito malgrado il pressing del Genoa e il sondaggio del Napoli, comincia contro il Milan la sua sfida più difficile dopo il fantastico triennio in Champions. Al comando ancora i Percassi, l’allenatore chiede la rivoluzione dei giovani: via Freuler e Pessina, squalificato Palomino, sull’uscio Ilicic e Malinovskyi, non ci sono incedibili. Muriel in bilico.

Gasperini corteggiato da Napoli e Genoa

L’offensiva più concreta per convincere Gasperini a lasciare l’Atalanta, sul finire della scorsa stagione, è stata del presidente del Genoa Zangrillo. Puntava sul feeling dell’allenatore demiurgo per definizione con la piazza in cui aveva meritato il soprannome di Gasperson e sulla prospettiva di attribuirgli appunto il ruolo storico di Ferguson al Manchester United, il manager con pieni poteri, per risollevare la squadra retrocessa in B e costruire un nuovo ciclo. Poiché il mercato è fatto di segreti di Pulcinella, è noto che anche il ds del Napoli Giuntoli, pur se in modo meno esplicito, aveva pensato in caso di divorzio da Spalletti a Gasperini, il cui profilo internazionale si è del resto consolidato da tempo: prima di scegliere Conte, il Tottenham lo aveva messo tra i candidati alla panchina. Di tentazioni, insomma, il Gasp ne ha avuta più d’una. Ma alla fine, insieme alla famiglia Percassi che continua come prima a gestire la parte sportiva del club malgrado l’ingresso del socio di maggioranza americano Steve Pagliuca, è rimasto ancora una volta dov’era. E adesso Gasperson, tra una manifestazione di scetticismo per la campagna acquisti e una dichiarazione d’amore per i tifosi e per Bergamo di cui è cittadino onorario, vive la sua settima annata consecutiva all’Atalanta come l’ennesima sfida, che in assenza di coppe europee si profila particolarmente impegnativa, forse la più difficile.

Atalanta, fine di un ciclo

Un ciclo tecnico è finito, come l’allenatore stesso ripete da mesi. Alcuni tra i principali interpreti hanno detto addio o stanno per farlo: Freuler è andato al Nottingham Forest e Pessina al Monza, Ilicic è ormai sull’uscio con Malinovskyi (doloroso il congedo dell’ucraino, la moglie Roksana lo ha spiegato apertamente sui social e la vicenda sta suscitando reazioni continue sul web). Per Muriel non si disdegnano acquirenti e la rosa si è sfoltita con le partenze di Miranchuk, Lovato, Gollini e Lammers. Il caso doping di Palomino ha inoltre congelato la verosimile cessione di Demiral, dopo il riscatto dalla Juventus.

Lo sfogo su Instagram della moglie di Malinovskyi Lo sfogo su Instagram della moglie di Malinovskyi
Lo sfogo su Instagram della moglie di Malinovskyi 

I nuovi acquisti Lookman, Ederson e Okoli

Insomma, se al momento Toloi, De Roon, Hateboer, Zapata, Koopmeiners, Zappacosta e Pasalic sembrano i punti fermi su cui impostare il futuro, nessuno è davvero incedibile. Al netto degli arrivi dalla Salernitana di Ederson, dal Lipsia via Leicester dell’attaccante Lookman subito in gol contro la Sampdoria, e del lancio del difensore centrale dell’Under 21 Okoli svezzato dall’anno di prestito alla Cremonese, si tratta del classico cantiere, col ventenne esterno destro dell’Udinese Soppy plausibile rinforzo: situazione non sgradita a un allenatore abituato a costruire sui giovani e tuttavia insidiosa per le numerose incognite che la accompagnano.

Col Milan la partita della verità

Con queste premesse la partita in casa col Milan diventa subito una prova della verità, che i tifosi attendono con un misto di curiosità e ansia: comincerà un’altra scalata all’Europa o ci si dovrà accontentare del centro classifica? Gli ottimisti ricordano che Gasperini può dare il meglio con la settimana sgombra da impegni europei e che la presenza di pochissimi giocatori impegnati al Mondiale potrà tradursi in ulteriore vantaggio. I pessimisti temono che la rosa si sia troppo indebolita, rispetto a quella capace, dal 2018, di risultati straordinari per una città di 120 mila abitanti: tre terzi posti in campionato, due finali di Coppa Italia, una semifinale di Champions e una di Europa League sfiorate, tre consecutive partecipazioni alla Champions da migliore italiana, un gioco innovativo sfoggiato senza tremori.

Gasperini e l’Europa da riconquistare

L’Atalanta ha cominciato la stagione al ventiquattresimo posto del ranking Uefa, quarta tra le italiane dietro Juventus (ottava), Roma (undicesima) e Inter (ventitreesima). È proprio l’effetto del formidabile triennio in cui ha difeso in Champions l’onore un po’ ammaccato della Serie A, facendo venire il mal di denti al Manchester City (copyright Guardiola), spaventando il Psg di Mbappé e Neymar nella Final Eight di Lisbona, vincendo in casa di Valencia, Liverpool e Ajax, duellando alla pari col Manchester United e perdendo onorevolmente col Real Madrid. Ora la mancata qualificazione alle coppe la farà scivolare indietro nel ranking, ma è un dato di fatto che il Milan campione d’Italia sia attualmente quarantacinquesimo, venti posizioni sotto, e che Pioli, Panchina d’oro annunciata e massimo sperimentatore tattico attuale in Serie A, valuti con la massima cautela la sfida di Bergamo, memore dello 0-5 del dicembre 2019 e delle mosse da alchimista di Gasperini, Panchina d’oro nel 2019 e nel 2020: Scalvini centrocampista è il progetto in fieri, frenato finora dalla condizione imperfetta del diciottenne già cooptato da Mancini in Nazionale. 

Steve Pagliuca e l’incognita americana

I bergamaschi, popolo pragmatico, ritengono che ci sarà tempo per gustarsi la retrospettiva di questi favolosi anni atalantini e si concentrano sul presente, rilevando con malcelata preoccupazione come la mancata partecipazione alla Champions comporti, senza l’annessa e ormai abituale dote dei 50 milioni di euro di introiti, una notevole perdita di potere d’acquisto sul mercato. L’interrogativo parallelo riguarda il ruolo degli americani nella società. Dal 19 febbraio 2022, secondo un complesso quadro di controllo strutturato tra Delaware, Lussemburgo e Italia, ha fatto ingresso nel cda come co-presidente Steve Pagliuca, controllore del fondo d’investimento Bain Capital e comproprietario dei Boston Celtics, la celebre franchigia del basket della Nba.

Il ruolo della famiglia Percassi

La sintesi tecnica – il sessantasettenne imprenditore di Brooklyn, con un investimento di 250 milioni di euro, controlla il 55% delle quote della Dea Srl, la sub holding della famiglia Percassi detentrice dell’86% del capitale sociale dell’Atalanta – si può tradurre così: gli americani hanno investito sul potenziale sviluppo del marchio e i Percassi, dinastia di imprenditori del commercio e del lusso con passato da calciatori (il capostipite Antonio, presidente, ha giocato in A nell’Atalanta degli anni Sessanta, e il figlio Luca, amministratore delegato, nel Chelsea di Vialli del Duemila), hanno conservato la gestione sportiva. Il binomio prosegue e la recente visita al centro sportivo di Zingonia di Pagliuca e del figlio Joseph, a sua volta membro del Cda, testimonia che il confronto è costante.

Atalanta, dal mercato 260 milioni di plusvalenze

Ma è altrettanto evidente che molto dipenderà dai risultati del campo, dei quali è autorevole garante Gasperini. Si calcola che con lui l’Atalanta abbia ottenuto 260 milioni di plusvalenze e si capisce bene perché finora i Percassi se lo siano tenuto stretto, con i 3 milioni annui di contratto fino al 2024, appoggiandolo anche nelle scelte più forti, come il braccio di ferro con Papu Gomez nel dicembre 2020. Oggi, dopo il divorzio da Giovanni Sartori passato al Bologna, il mercato coordinato da Luca Percassi passa attraverso un nuovo duo: il dirigente per l’estero, il gallese  Lee Congerton, e il ds Tony D’Amico, ex Verona. Però è alle dichiarazioni di Gasperini, in quest’ultimo scorcio di trattative, che conviene più che mai prestare attenzione.

Atalanta, Malinovskyi l'ultimo strappo col passato. Gasperini rivoluziona la Dea per tornare in ChampionsFonte Repubblica.it

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