Atalanta, la più europea delle italiane: ora Gasperini può fare la storia

LIPSIA – Col suo calendario infinito, il calcio è la materia perfetta per i corsi e ricorsi storici. Per l’Atalanta, che è nata nel 1907 e i suoi quasi 115 anni se li porta benissimo, nelle coppe europee l’1-1 in trasferta non è una novità. E da Cantarutti a Muriel la tradizione non è certo sfavorevole. Il primo 1-1 risale all’edizione 1987-88 di Coppa delle Coppe, in cui Mondonico sfiorò la finale: nei quarti il centravanti emerito Aldo Cantarutti, mito delle figurine Panini, pareggiò all’82’ in casa dello Sporting Lisbona e tanto bastò per la qualificazione. Nel 1990-91, in Coppa Uefa, Frosio bissò per due volte questo risultato: al primo turno in casa della Dinamo Zagabria, dove un rigore di Evair fu la replica alla prodezza del giovane e futuro campione Boban, e negli ottavi, quando a Colonia il pareggio di Bordin fu basilare per superare al ritorno i tedeschi grazie all’1-0 a Bergamo. Ma anche Gasperini ha due precedenti in materia, nella fase a gironi dell’Europa League 2017-18: a Lione fu Gomez a pareggiare, mentre con i ciprioti dell’Apollon Limassol il rigore del vantaggio di Ilicic non bastò per evitare il pari avversario al quarto minuto di recupero.

Una squadra molto europea

Tuttavia è innegabile una novità, nell’emozionante 1-1 di Lipsia, ed è che nel frattempo l’Atalanta plasmata dall’allenatore più europeo del calcio italiano è diventata appunto molto europea. Talmente europea da permettersi definitivamente di giocare proprio con lo stesso atteggiamento in casa e fuori, cosa spesso più facile da dire che da fare, tranne che nel caso in questione. Lo dimostrano con chiarezza i risultati. Con le eccezioni delle due prime partite in Champions della sua storia – lo 0-4 di Zagabria e l’1-5 in casa del Manchester City  nel 2019 (ma l’1-1 del ritorno fu decisivo per cominciare la scalata allq qualificazione e fu preceduto dalla famosa metafora di Guardiola sul gioco di Gasperini paragonabile al mal di denti per gli avversari) – l’Atalanta ha alimentato una statistica molto lusinghiera, anche se nella fase del lockdown è capitato che fosse soltanto virtuale la differenza ambientale tra le gare in casa e quelle in trasferta, come l’1-3 incassato sul campo d’allenamento del Real Madrid. La statistica rimane comunque piuttosto esplicita. Tra partite aperte al pubblico, chiuse per pandemia e adesso riaperte, tra Champions ed Europa League, la coraggiosa squadra di Gasperini ha perso, lontano da Bergamo, solo nel suddetto appuntamento madrileno e poi con Dortmund e Manchester United, in entrambi i casi per 3-2 e senza meritarlo. Per il resto ha pareggiato con Villarreal (2-2) e Young Boys (3-3) con le stesse modalità di quest’ultimo viaggio in Germania: cercando fino alla fine di vincere, a costo di rischiare di perdere.

Un sistema tattico elastico

La vittoria, in effetti, le è riuscita la maggior parte delle volte, spesso anche fragorosamente e su campi un tempo tabù per le italiane. La galleria è notevole: 5-1 all’Everton, 3-0 allo Shakhtar, 4-3 al Valencia, 4-0 al Midtyilland, 2-0 al Liverpool, 1-0 all’ Ajax, 3-0 all’Olympiacos, 1-0 al Bayer Leverkusen. Otto successi ineccepibili. Se fosse arrivato il nono, non ci sarebbe stato da stupirsi. Gasperini ha saputo varare un sofisticato sistema cangiante, dove la linea difensiva a tre e a quattro è elastica e modificabile a volte anche nella stessa azione. Non c’è proprio nulla di casuale, nell’Atalanta che viola il domicilio altrui.

Il Lipsia fallisce il sorpasso al Dortmund

Il Lipsia aveva una sottile motivazione supplementare, rispetto alla principale, che resta l’ingresso nell’abbordabile semifinale dell’Europa League contro una tra i portoghesi del Braga e gli scozzesi dei Rangers Glasgow: garantirsi un buon sorteggio per la prossima Champions League. La squadra della Red Bull ha infatti quasi prenotato in Bundesliga la qualificazione al massimo torneo per club, ma al sorteggio sarebbe attualmente in terza fascia, con gli annessi rischi che ha potuto misurare in questa stagione, quando è finita nel girone del Manchester City e del Psg e il terzo posto le è costato la retrocessione in Europa League. Se avesse battuto l’Atalanta, avrebbe scavalcato il Borussia Dortmund nel ranking Uefa e sarebbe entrata in seconda fascia al sorteggio. Così, invece, deve puntare tutto sulla partita di ritorno a Bergamo. La sfida si profila intensa almeno quanto lo è stata quella d’andata.

Zapata, il jolly per il ritorno

Gasperini ha lasciato intuire che sarà impossibile fare calcoli prima, semmai potrebbero diventare leciti in corso d’opera, se la trama indirizzasse le squadre verso i supplementari o i calci di rigore. Per il duello di ritorno sono due, secondo l’allenatore, le incognite di cui tenere conto, in un calcio che le nuove regole hanno cambiato non poco: i gol in trasferta che non valgono più doppio e le cinque sostituzioni. La prima modifica regolamentare non gli ha creato rammarico, anche se fino alla scorsa stagione l’1-1 in trasferta sarebbe stato il risultato quasi perfetto. È più giusto così, ha argomentato Gasp, perché si gioca ancora più apertamente: a Lipsia è successo esattamente questo. L’altra regola nuova, nata per l’emergenza Covid e conservata, ha certamente trasformato la gestione della panchina. Potere fare entrare cinque nuovi giocatori, rispetto alla formazione di partenza, significa stravolgerla e cambiare spesso un’intera linea come nell’hockey: i trequartisti, gli attaccanti, i centrocampisti, gli esterni, i difensori. Secondo Gasperini, peraltro, chi può fare la differenza entrando dalla panchina è per lo più l’attaccante. Nel Lipsia di Tedesco stava per succedere con Szoboszlai, che tra le riserve è oggettivamente un lusso, per non dire uno spreco. Però Gasperini pensava anche a Zapata, recuperato e pronto a giocare la partita di ritorno. Dall’inizio o nel secondo tempo, al posto di Muriel (che qui è parso in stato di grazia) oppure al suo fianco. È lui il jolly dell’Atalanta, che può arrampicarsi fino al punto più alto della sua storia.

Atalanta, la più europea delle italiane: ora Gasperini può fare la storiaFonte Repubblica.it

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