Atalanta, fine ciclo: fuori dall’Europa e stelle invecchiate. Serve un rilancio, ma senza i soldi della Champions

BERGAMO – Può essere finito lo straordinario ciclo europeo dell’Atalanta? E può essere finito lo straordinario ciclo atalantino di Gasperini? Le due domande contengono in sé qualcosa di apparentemente paradossale, perché l’Atalanta e il suo allenatore hanno fatto davvero qualcosa di straordinario, nei loro sei anni di matrimonio. Restano scritte le tre partecipazioni consecutive alla Champions League, non certo per onore di firma ma con una semifinale sfiorata e persa per un minuto di troppo nella Final Eight contro il Psg e con le vittorie in casa di Liverpool, Ajax e Valencia. Resta scritta la semifinale di Europa League avvistata nei quarti contro il Lipsia e smarrita sia per i guai fisici di giocatori determinanti come Freuler e Zapata sia perché lo spagnolo Lahoz, il celebrato arbitro che ha diretto l’ultima finale di Champions, ha ingaggiato al video un braccio di ferro personale col Var, assolvendo il connazionale Olmo sul rigore del possibile pareggio. Quanto a Gasperini, resta scritto, anche fuori dalle coppe europee (dove c’è un’altra partecipazione all’Europa League), il notevole rendimento in campionato, oltre alla finale di Coppa Italia 2021 persa con la Juventus: un quarto posto, un settimo posto, tre terzi posti di seguito e l’attuale piazzamento ancora da stabilire, con la qualificazione all’Europa alla portata nelle ultime sei giornate e qualunque epilogo ancora possibile, Europa League, Conference League o nessuna coppa.

Le ambizioni del tecnico

Per quanto in apparenza paradossali, le due domande fatidiche sono comunque risuonate con forza dentro lo stadio alla fine della partita col Lipsia, che per l’appassionata  partecipazione del pubblico rappresenta il culmine anche ambientale di un percorso pieno di ostacoli: non va infatti dimenticato come buona parte il cammino europeo dell’Atalanta sia avvenuta in esilio a San Siro o con lo stadio svuotato per pandemia o con la capienza ridotta. Gasperini, pragmatico e spesso diretto nelle risposte senza troppi giri di parole, le due domande non le ha eluse. E ha spiegato che i due cicli, quello della squadra e il suo personale (ha il contratto fino a giugno 2024), non sono affatto finiti, ma che esiste una condizione preliminare per proseguirli o per aprirne un altro: la riprogrammazione, con obiettivi più ambiziosi. La sfilata prepartita di Antonio Percassi e di Steve Pagliuca sotto la curva Pisani, col nuovo socio di maggioranza statunitense a sventolare un po’ impacciato la sciarpa nerazzurra allontanando nelle intenzioni il sospetto che ormai la sua priorità sia l’acquisto del Chelsea, è per Gasperini l’immagine simbolica del punto di ripartenza.

Il confronto con la proprietà

L’allenatore lo ha detto senza infingimenti. L’Atalanta ha una nuova proprietà, che ha il diritto di valutare il bilancio tecnico a fine stagione e di stilare i nuovi programmi. Nel confronto con Pagliuca, con la famiglia Percassi e col nuovo direttore sportivo che di fatto ha già sostituito lo storico demiurgo del mercato Sartori, il gallese Congerton, Gasperini dunque rilancerà, senza dimenticare il magnifico passato ma guardando al futuro di un club che non può più essere considerato una semplice società di provincia. Lui non si sente logorato dai sei anni in panchina a Bergamo, ma è un tecnico ambizioso, vincente e spesso intransigente, come il noto caso Gomez dimostra. Voglio restare fino a quando non darò fastidio – ha detto – e fino a quando ci sarà l’entusiasmo di giocare partite come un quarto di finale di Europa League, che altri vedono da casa (ecco lo sfizio della frecciatina a certe smanie di grandezza di altri club della serie A, dichiarate e mai realizzate).

Veterani al capolinea

La traduzione è facile: l’Atalanta, un po’ per necessità e un po’ per saggezza di gestione, ha finora venduto i giovani migliori e mirato alle opportunità delle plusvalenze (Bastoni e Gosens sono gli esempi più evidenti), conservando lo zoccolo duro di ottimi giocatori che via via sono diventati i veterani. Ma ora che Freuler, De Roon, Toloi, Palomino, Zapata, Muriel e il gigante fragile Ilicic hanno superato la soglia fatidica dei trent’anni – Hateboer e Djimsiti sono lì nei pressi – il rinnovamento è una necessità. E il messaggio agli americani è implicito ed esplicito al tempo stesso: forse è l’ora di cominciare a trattenere i giovani migliori, come Scalvini. Ma i 50 milioni in media di ricavi della Champions, una piacevole consuetudine per il bilancio finanziario di un club che chiude in utile da sei anni, stavolta non ci saranno più. Il modello virtuoso dell’autosostenibilità, ha ribadito l’amministratore delegato Luca Percassi, rimane la stella polare anche con i  nuovi soci americani. Il confronto è aperto.

Atalanta, fine ciclo: fuori dall'Europa e stelle invecchiate. Serve un rilancio, ma senza i soldi della ChampionsFonte Repubblica.it

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