Atalanta e Juve, prima amiche poi solo rivali: tutta colpa di Donadoni

Atalanta e Juve, prima amiche poi solo rivali: tutta colpa di Donadoni

C’era un tempo in cui Atalanta e Juventus erano quasi una parola sola. Torino aveva, con Bergamo, rapporti diretti e privilegiati: i migliori giovani dell’Atalanta, o quelli che il club nerazzurro aveva in parziale controllo oppure in comproprietà (accadde con la Cremonese per Antonio Cabrini) finivano poi quasi sempre in bianconero. L’Atalanta non era proprio una società satellite, naturalmente, ma un pianeta virtuoso (sempre stato tra i più validi vivai d’Italia) che gravitava dalle parti della Juve.

Il nome più grande, in questo antico intreccio, resta quello di Gaetano Scirea, ma anche il migliore amico di “Gai” e cioè Cesare Prandelli (per l’almanacco del calcio Panini, all’anagrafe Claudio…) era una gemma della corona bergamasca. Giampiero Boniperti sapeva che gli bastava alzare il telefono e chiamare l’Atalanta, oppure inviare il suo emissario, il fedele dottor Giuliano, per ottenere quello che voleva. Anche se qualche  volta, sul campo, l’incrocio com’è giusto prendeva altre forme: accadde ad esempio nel novembre 1977, quando l’Atalanta bloccò la Juve a Torino (Juve che aveva da poco conquistato lo scudetto record dei 51 punti e la Coppa Uefa contro l’Atletico Bilbao, primo trofeo internazionale di Madama) grazie alle incredibili parate del mitico Pizzaballa, “l’introvabile”, che aveva già 37 anni, era la riserva di Luciano Bodini (destinato proprio alla Juve, per diventare l’eterno secondo di Zoff) e che fu promosso per un solo giorno titolare da Titta Rota al Comunale, proprio per non esporre Bodini agli attacchi della Juve e ad una probabile figuraccia. Ma il vecchio Pizza trovò il giorno che vale una vita e parò anche le mosche.

L’idillio tra Juve e Atalanta si spezzò nel momento in cui Boniperti mise gli occhi su una giovane ala nerazzurra, tal Roberto Donadoni, che gli ricordava il suo amato Causio. Ma la stessa idea era venuta anche al nuovo proprietario del Milan, Silvio Berlusconi, che alzò l’offerta e portò a casa quel talento dal dribbling imperdonabile. All’inizio non parve del tutto chiara la portata dell’operazione, che di fatto sancì la fine della grande alleanza Torino/Bergamo e della supremazia mercantile bianconera. Era arrivato qualcuno che pagava di più (Boniperti era proverbialmente oculatissimo) e che di più avrebbe vinto: ad esempio, tutte quelle Coppe dei Campioni, poi Champions League, che la Juventus ancora si sogna.

La fine dell’alleanza non ha impedito che tra Torino e Bergamo ci fossero ancora scambi e affari importanti, basti ricordare Tacchinardi e Pippo Inzaghi, oppure Bobo Vieri che Moggi mandò a farsi le ossa a Bergamo prima di consegnarlo a Lippi. Ma niente sarebbe stato mai più come prima. Ed è singolare che il grande artefice del fenomeno Atalanta dei tempi moderni, cioè Gian Piero Gasperini, sia bianconero come pochi. Allenatore del settore giovanile juventino per dieci anni, e nativo di Orbassano, provincia di Torino, il Gasp rappresenta una sorta di grande viaggio al contrario. Se un tempo, infatti, i migliori partivano da Bergamo per trovare gloria a Torino, il girovagare di Gasperini lo ha infine condotto proprio a Bergamo dopo un viaggio con diverse fermate, cominciato con addosso una maglia bianca e nera: prima, come non memorabile calciatore della Juve, e poi come “puericultore” dei ragazzi più forti. L’antica specialità dell’Atalanta.

Atalanta e Juve, prima amiche poi solo rivali: tutta colpa di DonadoniFonte Repubblica.it

Voglio essere avvisato
Notificami
guest
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments