Arrivederci Koeman, esonerato sull’aereo per fare posto a Xavi

È successo in aereo, e già questo rende l’idea di quanto claustrofobico fosse ormai diventato il rapporto fra Joan Laporta e Ronald Koeman. È successo l’altra notte, sul charter che riportava il Barcellona in Catalogna dopo l’ennesima figuraccia, stavolta sul campo del Rayo Vallecano, 1-0 firmato Radamel Falcao, sì, quel Falcao, 35 anni di gloria e infortuni. Seduto in prima fila sul lato destro, Laporta ha chiamato alcuni dei suoi consiglieri discutendo del da farsi, si spera a bassa voce visto che nei sedili di sinistra, sempre in prima fila, Koeman fingeva di sonnecchiare. Dicono che a metà del volo Laporta gli si sia seduto accanto per dirgli che era finita, e che in tutta risposta l’olandese si sia allacciato le cinture, per il primo atterraggio da disoccupato.

Sia come sia, il tecnico si è congedato dalla squadra già nella notte, in cuor suo sollevato per la fine di un autentico strazio: i giovani che da lui hanno ottenuto minuti importanti, da Nico a Pedri, l’hanno subito ringraziato su Instagram, in questo rito moderno che fra messaggi e like apposti (o mancati) fotografa il clima di uno spogliatoio. Anche un vecchio come Busquets si è unito ai saluti, ma deve averlo fatto per educazione più che per rimpianto. L’allenatore in arrivo, infatti, avvia una filastrocca storica che lo contiene: Xavi-Busquets-Iniesta. L’indimenticabile centrocampo di Guardiola.

L’accordo per liberare Xavi dall’Al Sadd, il club del Qatar dove ha vinto quattro campionati su quattro da giocatore aggiungendo altri sette trofei da tecnico, non è ancora chiuso, ma le varie parti lo danno per scontato. In occasione dell’ultimo rinnovo contrattuale lo sceicco gli aveva promesso che in caso di chiamata del Barça non avrebbe frapposto ostacoli, e in queste ore la liberatoria verte sulle ultime due partite (la seconda è decisiva per lo scudetto, e si gioca mercoledì) con l’Al Sadd e un’amichevole in Qatar da concordare con Laporta. Nessun problema per la seconda condizione, mentre per la prima si sta discutendo: martedì il Barcellona gioca a Kiev una gara di Champions da vincere assolutamente per restare in corsa per gli ottavi, e il presidente vorrebbe che la prevedibile scossa garantita da Xavi fosse operativa fin da quella sera. Nell’attesa la panchina è stata affidata a Sergi, responsabile del Barcellona B e altro pezzo di storia blaugrana: negli anni 90 fu il terzino sinistro titolare.

Il disastro economico del Barça è già stato abbondantemente raccontato. Dopo le varie sconfitte stagionali, ultima quella nel Clásico – il quarto perduto di fila – si immaginava che la liquidazione da 12 milioni dovuta a un Koeman defenestrato fosse una sorta di assicurazione, ma alla fine il pensiero che questa rosa possa produrre qualcosa di meglio dell’attuale nono posto ha prevalso: meglio perdere qualche altro milione oggi, se dovesse servire a salvare domani il ben più remunerativo posto in Champions. Koeman non è un grande tecnico, ma le sue colpe sono relative: ultima scelta di Bartomeu – che si è dimesso esattamente un anno fa – si è visto sfilare dalla rosa prima Suarez, poi Messi e infine Griezmann. Ha comunque lavorato per il futuro, lanciando i giovani di cui sopra: Xavi troverà un lavoro già impostato, al quale però dovrà aggiungere in fretta il suo carisma di allenatore identitario, figura che non va più di moda come una volta. Lui però ha imparato dal più grande, Pep Guardiola, che a sua volta aveva appreso dal capostipite, Johan Cruyff. Se c’è una linea dinastica in purezza, è questa. Fonte Repubblica.it

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