Arbitri, Var e rigori: un’altra giornata di polemiche

Non dicendo, José Mourinho ha detto molto più di tante altre volte. Strategia comunicativa azzeccatissima per portare attenzione sulle sue lamentele. Non c’è una nuova calciopoli, come ha voluto alludere José. Ma un problema “politico” e tecnico che ha a che fare col cambio di prospettiva. Oggi l’arbitro Aureliano si sentirà dire dal designatore Rocchi la stessa cosa che una settimana prima è toccato ascoltare all’arbitro Maresca: “Non voglio quei rigori”. In Roma-Milan fu per il rigore che rigore non era su Ibrahimovic. In Venezia-Roma, stessa cosa per Cristante su Caldara. Il problema è politico perché a turno tutte o quasi le società hanno chiesto la stessa cosa: uniformità. Un pressing sul designatore e sul presidente Aia Trentalange che ha ormai cadenza settimanale.

Manca uniformità

Com’è possibile che lo stesso intervento (o quasi) produca a corrente alternata rigore oppure no? Com’è possibile che non ci sia una regia unica, nell’interpretazione degli episodi? La sequenza innescata dal rigore di Dumfries su Alex Sandro in Inter-Juve ha aperto a una discussione non ancora chiusa: Kjaer su Pellegrini non ha avuto lo stesso metro. Cristante su Caldara invece sì. E il fatto che in entrambi i casi la scelta abbia sfavorito la Roma ovviamente soffia sul fuoco che Mourinho contribuisce abilmente ad alimentare. Ma non è l’unico, visto che in questa stagione stanno rifiorendo lamentele anche eccessive, sanzionate spesso con espulsioni di allenatori e ammonizioni a grappolo per i calciatori in campo.

Più specialisti del Var

Come rimediare? L’idea di una cabina unica che segua tutte le partite del weekend con più elementi è impensabile per una questione di numeri. Ma l’obiettivo dell’Aia è incrementare ancora di più la squadra dei Video match official, ossia di quegli arbitri che hanno dato molto al campo, ma da sfruttare ancora, per la loro esperienza, come video arbitri. Professionalizzare la figura aiuta a uniformare il giudizio. E ad assistere a chiamate più “autorevoli”. L’obiettivo è alzarne il valore, scegliendo profili internazionali che al Var possono vivere una nuova giovinezza.

Si fischiano meno rigori

C’è però un dato da notare: sta progressivamente calando il numero dei rigori. Rocchi nell’ultimo raduno, con gli arbitri ha “urlato” la propria linea: “Basta rigorini”. Gli effetti si vedono. Nelle prime 8 giornate sono stati fischiati in media più di 5 rigori a giornata. Troppi, decisamente. Nelle ultime 4, la media è scesa a solo 3,5 per ogni turno di campionato. E, ciò nonostante, ce ne sono stati almeno un paio di “troppo” (proprio i due contro la Roma). Soprattutto, si torna ai livelli della scorsa stagione, quando il campionato finì con una media di 3,9 rigori a giornata. 

Verso arbitri più giovani

Ma il calo dei rigori è la prova che qualcosa, nemmeno troppo lentamente, sta cambiando. È il frutto di direzioni più “giovani”: chi sbaglia paga, il prossimo a essere sospeso sarà Nasca, Var di Spezia-Torino, per aver richiamato Orsato quando non ce ne era bisogno (bravo lui a non “cascarci”). Il giovane Sozza invece è stato promosso a pieni voti per la direzione in Juventus-Fiorentina. Nel girone di ritorno vedremo un giovane anche in un big match, magari una sfida scudetto o per la Champions. Chi segue la linea, va avanti, chi (vedi Maresca all’Olimpico) resta ancorato a vecchi metodi, resta dietro. Il ricambio è iniziato. E non potrà non lasciarsi dietro qualche vittima. 

Fonte Repubblica.it

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