Arabia Saudita, la “pace” con il Qatar riporta la Premier in tv

Dopo oltre quattro anni le partite della Premier League inglese potranno essere viste anche in Arabia Saudita. Il governo arabo ha infatti revocato lo stop, risalente ormai al 2017, per le trasmissioni dell’emittente qatariota ‘beIn Sports’ (che aveva firmato un lungo e ricchissimo contratto con la Lega inglese) a causa di un conflitto diplomatico tra i due paesi. Una decisione che potrebbe aprire nuovi scenari.

Fine del conflitto

La società del Qatar ‘beIn Media Group’ aveva investito oltre 500 milioni per la trasmissione della partite della Premier League, oltre a quella della Fifa e Uefa, in Medio Oriente e Africa del Nord, compresa la nostra Serie A. L’Arabia Saudita, dal canto suo, aveva risposto con il ritiro della licenza nel proprio paese del broadcaster, sanzionato inoltre dalla GAC (Autorità Generale per la Concorrenza) con una multa di oltre due milioni di euro per “pratiche monopolistiche”. Ma non è tutto perché, tesi sostenuta dal Qatar, l’Arabia Saudita avrebbe agevolato anche la trasmissione delle partite inglesi attraverso canali alternativi e non ufficiali, in particolare tramite il canale pirata ‘beoutQ’, gestito dalla piattaforma satellitare “Arabsat” con sede a Riyad. Da qui la denuncia all’OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio) e l’inizio di lunghissime battaglie legali.

Il caso Newcastle

Il conflitto televisivo, ma soprattutto politico, ha poi inevitabilmente influenzato la trattativa per l’acquisizione del Newcastle da parte del fondo saudita PIF (Public Investment Fund). Era l’estate 2020 e sembrava tutto fatto: il proprietario del club bianconero, Mike Ashley (non proprio amato, per usare un eufemismo, dai tifosi dei Magpies) stava per cedere la società per 300 milioni di sterline (circa 332 mln di euro). Prima della fumata bianca, però, proprio ‘beIn Sports’ aveva inviato una lettera alla federazione inglese per cercare di bloccare l’affare, memore del “boicottaggio” dei canali qatarioti in Arabia. Inoltre un parere negativo sull’affare arrivò alla Lega britannica anche da Amnesty International, secondo cui gli uomini d’affari sauditi volevano comprare il Newcastle per distogliere l’attenzione generale dal tema della violazione dei diritti umani nel paese saudita.

Nuovi scenari

L’affare saltò per la rabbia dei tifosi del Newcastle (che non vedono alzare un trofeo da oltre 50 anni) e dello stesso proprietario Ashley, che intraprese un’azione legale contro la Premier League, rea di aver temporeggiato troppo (circa 16 settimane) prima di dare una risposta agli acquirenti. Fondo arabo che inevitabilmente perse la pazienza, ritirando così l’offerta parlando di cause economiche legate alla pandemia. Adesso la svolta con il via libera dell’Arabia Saudita a ‘beIn Sports’: una decisione che, chissà, potrebbe riaprire vecchi scenari, almeno è quello che auspicano i tifosi di uno dei club più antichi d’Inghilterra.

Fonte Repubblica.it

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