Arabia Saudita, festa nazionale dopo la vittoria sull’Argentina. Renard trasforma i milionari in eroi

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DOHA — Renard, Aldawsari, Alsheri. Converrà prendere dimestichezza con gli eroi dell’inatteso trionfo dell’Arabia Saudita, specialmente se supererà indenne i prossimi scogli del girone C, Polonia e Messico. Re Salman ha proclamato un giorno di festa nazionale: mercoledì nessuno lavorerà e gli studenti non andranno a scuola. Ma non finisce mica qui. Secondo consuetudine di questo torneo nel deserto, le vicende di campo vanno ben oltre il pallone. E poiché domenica scorsa l’inaugurazione del primo Mondiale arabo della storia ha fatto da sfondo a un vertice politico informale in Medio Oriente – c’erano il presidente turco Erdogan, quello egiziano Al-Sisi, lo sceicco qatarino Tamim bin Hamad Al Thani, il re di Giordania Abdullah II, il presidente palestinese Abbas e il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman – la vittoria dell’Arabia Saudita sull’Argentina travalica l’aspetto calcistico: una squadra araba negli ottavi di finale o magari anche oltre aumenterebbe il potere, nel governo dello sport e non solo, dei Paesi dell’area. Che si avvicinarono alla presidenza della Fifa nel 2016, quando Infantino, pronto a consolidare rapporti stretti con Doha dove è di casa, vinse il non semplice ballottaggio col rivale del Bahrain, lo sceicco Salman bin Ebrahim Al Khalifa.

Renard: “L’Argentina ci ha sottovalutati”

Adesso il tifo per la nazionale in maglia verde sta diventando trasversale. Ora che da un anno Arabia e Qatar non sono più nemici acerrimi (e il Mondiale non è estraneo al disgelo), lo si è potuto evincere dai festeggiamenti al suk Waqif e sulla Corniche, propaggini a Doha dell’impazzimento collettivo a Riad e Gedda. Ne gestisce l’esito sportivo un navigato ct che non potrebbe avere cognome più appropriato. Renard, in francese volpe, dispensa parole astute. Il cinquantaquattrenne ex calciatore di modesti trascorsi, assurto poi a guru della panchina, ha il gusto del sarcasmo: “L’Argentina ci ha un po’ sottovalutato e non c’è da scandalizzarsi, non può avere gli stessi stimoli quando affronta noi o il Brasile. Meglio non celebrare troppo, concentriamoci sulla Polonia”.

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Hervé Renard, la carriera del ct dell’Arabia Saudita

Superstizioso (in panchina indossa sempre una camicia bianca), fama di sciupafemmine di recente ricordata all’Equipe (“eri il bello della compagnia”) dal suo amico Deschamps, che potrebbe incrociare con la Francia negli ottavi di finale, Renard è sposato con Viviane Dièye, la vedova senegalese di una leggenda del calcio africano: Bruno Metsu, ct francese del Senegal portato ai quarti del Mondiale 2002. Il brillante Hervé appartiene alla categoria dei tecnici giramondo. Vi entrò da vice di Claude Leroy, prima di mettersi in proprio: con Zambia e Costa d’Avorio ha vinto la Coppa d’Africa, col Marocco si è qualificato e ha partecipato (senza gloria) al Mondiale di Russia. Vuole rimediare qui e nel frattempo sa come alimentare l’orgoglio arabo. Quando nel 2020 Macron rivendicò il diritto alla satira su Maometto, lui disse che il presidente francese aveva messo in difficoltà i connazionali all’estero. E durante la pandemia si abbassò del 50% lo stipendio, ridotto, si fa per dire, a 2,4 milioni di dollari.

Arabia Saudita, un campionato ricco

Gli stipendi, chiedere a Giovinco, sono peraltro l’evidente ragione per la quale tutti gli artefici della vittoria sull’Argentina sono rimasti nel campionato locale, in proporzione il più ricco del mondo. Aldawsari, che al Mondiale aveva già segnato nel 2018, ha messo nel curriculum in quello stesso anno mezz’ora col Villarreal contro il Real Madrid. Ma poi è tornato all’Al-Hilal, dove guadagna bene (poco più di 3 milioni di euro l’anno) ed è un idolo. Il diciassettesimo gol in maglia verde lo ha reso eroe nazionale con Alsheri. Il livello europeo è lontano. Ma martedì, a Riad, non ci ha pensato proprio nessuno.

Fonte Repubblica.it

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